<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738</id><updated>2011-10-14T20:21:38.995+02:00</updated><category term='Red Pepper'/><category term='Rainews 24'/><category term='Radio 3'/><category term='il manifesto'/><category term='ilmanifesto'/><category term='CEN magazine'/><category term='Nuova Ecologia'/><category term='BBC World Service'/><title type='text'>Paolo Gerbaudo</title><subtitle type='html'>politica e movimenti al tempo della grande crisi</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>109</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4067775427591433826</id><published>2011-10-12T19:55:00.000+02:00</published><updated>2011-10-14T20:14:42.995+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ilmanifesto'/><title type='text'>Chi sono le "forze oscure"?</title><content type='html'>&lt;span class="grey"&gt;Davanti alla cattedrale copta di San Marco ci sono  dieci blindati color sabbia dell'esercito egiziano. Identici a quelli  che domenica sera hanno fatto strage nella folla, investendo i corpi di  decine di manifestanti, spezzando ossa, frantumando crani. Una  provocazione inaccettabile per i fedeli in lutto. Si alzano urla contro  l'esercito e contro Tantawi, il capo della giunta militare succeduta a  Mubarak. Passano pochi minuti e i veicoli abbandonano lo spiazzo. Al  loro posto parcheggiano i carri funebri con a bordo le vittime della  battaglia di Maspiro.&lt;br /&gt;Il giorno dopo il massacro dei cristiani copti  di fronte al grattacielo di Maspiro, sede della televisione pubblica  egiziana, negli ospedali si fa ancora il conto dei morti e dei feriti  degli scontri più gravi dalla caduta del dittatore Hosni Mubarak, 9 mesi  fa. Stando agli ultimi dati del ministero della sanità egiziano i morti  sarebbero 29 - 17 manifestanti e 12 tra poliziotti e soldati - mentre i  feriti sono piu' di 200. Un bilancio destinato ad aggravarsi: c'e' chi  parla di 60 morti, quasi tutti tra i manifestanti. Davanti all'ospedale  copto dove sono arrivati la maggior parte dei caduti e dei feriti si  radunano parenti e amici. Dentro un sacerdote copto cerca di convincere  la gente a chiedere l'autopsia per i propri cari: «E' il solo modo per  dimostrare che li ha uccisi l'esercito».&lt;br /&gt;La battaglia tra copti e  militari è cominciata domenica sera durante una protesta convocata dopo  l'incendio di una chiesa nel distretto di Assuan, nell'Egitto  meridionale, la scorsa settimana. Erano partiti in 10.000 da Shubra,  quartiere della minoranza copta nella zona nord del Cairo. Nel corteo  spiccavano croci, icone religiose e cartelli scritti a mano che  chiedevano alle autorità di difendere la libertà di culto e di mettere  freno al fondamentalismo islamico. I problemi sono cominciati quando il  corteo si è immesso nel tunnel che collega Shubra al centro città. Dai  palazzi vicini sono iniziati lanci di pietre, bottiglie e bombe molotov,  e si sono uditi colpi di pistola sparati da provocatori (i famigerati  baltageya), sospettati di essere manovalanza al servizio della giunta  militare.&lt;br /&gt;Verso le sette di sera la testa del corteo ha infine  raggiunto la zona di Maspiro, sulla riva destra del Nilo, dove  dall'inizio della rivoluzione la comunità copta tiene i propri presidi  di protesta. E dopo pochi minuti è cominciato l'inferno. L'esercito ha  attaccato frontalmente il corteo. Cariche di blindati lanciati  all'impazzata contro la folla, hanno investito chiunque si trovasse sul  loro cammino, mentre raffiche di mitre e colpi di fucile hanno mietuto  altre vittime. Alcuni manifestanti avrebbero reagito sparando con armi  rubate da un camionetta della polizia data alle fiamme. Ma gli  organizzatori della protesta insistono che nessuno tra i manifestanti  copti ha aperto il fuoco su militari e poliziotti, e accusano gruppi di  provocatori e islamisti dell'accaduto.&lt;br /&gt;La battaglia tra manifestanti  ed esercito è andata avanti per ore nella zona circostante, compresa la  vicina piazza Tahrir che è stata sgomberata attorno alla mezzanotte da  plotoni di soldati armati di scudi e bastoni. Poi più o meno alla stessa  ora il governo ha dichiarato il coprifuoco in tutta la zona centrale  della capitale fino alle sette dell'indomani mattina. Il primo ministro  Sharaf è andato in televisione a dichiarare che «forze oscure» sono  dietro gli scontri, e che «il paese è in pericolo». E la televisione di  stato ha incitato la popolazione a scendere in piazza e a difendere i  militari contro gli «assassini» cristiani. Centinaia di salafiti hanno  risposto all'appello e sono andati ad attaccare l'ospedale copto dove  continuavano ad arrivare i feriti degli scontri.&lt;br /&gt;Il massacro di  domenica è l'ultimo in una serie di attacchi contro la minoranza copta  in un anno cominciato con la strage islamista del primo gennaio in una  chiesa di Alessandria in cui morirono 23 persone. Dalla caduta di  Mubarak ci sono state decine di attacchi contro la minoranza copta in  diverse zone del paese, di cui alcuni mortali. Ora per i membri della  antica setta cristiana, che rappresenta il 9% della popolazione egiziana  si profila il rischio di essere stritolati tra il pugno di ferro  dell'esercito e il fanatismo dei gruppi salafiti.&lt;br /&gt;«E' difficile  descrivere il dolore per quello che è accaduto - afferma Nora Rafea, una  ragazza musulmana di 24 anni che è andata ad esprimere solidarietà  davanti all'ospedale copto -. Sta succedendo qualcosa di molto  inquietante in questo paese. Qualcuno vuole che la rivoluzione si  trasformi in una guerra religiosa. La giunta militare vuole aumentare la  tensione, e dimostrare che senza di loro il paese finirà nel caos.  Continuo ad essere convinta che il popolo egiziano non si farà ingannare  da questo complotto». Sarà così?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4067775427591433826?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4067775427591433826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4067775427591433826' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4067775427591433826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4067775427591433826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/10/chi-sono-le-forze-oscure.html' title='Chi sono le &quot;forze oscure&quot;?'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2522331658447415595</id><published>2011-10-11T20:21:00.000+02:00</published><updated>2011-10-14T20:21:39.056+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Egitto, dalle curve alle piazze. Gli Ultras nemici fanno pace</title><content type='html'>&lt;p&gt;Sono decenni che i loro tifosi si fanno la  guerra. E ogni derby lascia dietro di sé uno strascico di feriti,  arresti, denunce, vetrine spaccate e automobili bruciate, come succede  in tanti altri derby noti per la loro violenza: Fenerbahce-Galatasaray a  Istanbul, Celtic-Rangers a Glasgow, Roma-Lazio nella nostra capitale.  Ma venerdi scorso di fronte all’ambasciata israeliana le tifoserie  dell’Al-Ahly e dello Zamalek, le due principali squadre del Cairo, hanno  messo temporaneamente da parte la loro rivalità per combattere fianco a  fianco contro gli agenti della polizia, come era già successo 7 mesi  fa, nei giorni caldi della rivoluzione egiziana.&lt;/p&gt;&lt;div&gt;A fine gennaio e  inizio febbraio, gli ultras dello Zamalek e Al-Ahly erano in prima fila  a difendere Tahrir square contro l’assalto dei baltageya (i provocatori  assoldati dal governo) e dei poliziotti, e hanno avuto un ruolo  importante nel riempire il vuoto organizzativo durante i primi giorni di  sommossa. A spingere gli ultras dello Zamalek e dell’Al-Ahly, è stato  innanzitutto l’odio viscerale per la polizia &lt;span id="more-1359"&gt;&lt;/span&gt;alimentato da un’esperienza di repressione e soprusi ben nota a tante tifoserie in giro per il mondo.&lt;br /&gt;Prima  della rivoluzione il regime vedeva le tifoserie come una delle  principali minacce alla sicurezza dello stato, e ci andava giù duro con  gas lacrimogeni e manganelli in ogni occasione in cui gli slogan urlati  dalla curva nord (quella dell’Al-Ahly) o dalla curva sud (quella dello  Zamalek) dello stadio internazionale del Cairo si facessero troppo  politici. E questo è proprio quello che è avvenuto la sera del 6  settembre al margine della partita tra Al-Ahly e l’Aswan, club della  città sul Nilo nel remoto sud dell’Egitto. Per punire i tifosi  dell’Al-Ahly che avevano lanciato slogan ingiuriosi contro l’ex ministro  degli interni El-Adly e il deposto presidente Hosni Mubarak, poliziotti  in tenuta anti-sommossa hanno preso d’assalto la curva nord, partendo  dal basso fino a salire alle ultime file. La battaglia è continuata fino  a tarda notte fuori dallo stadio, con un bilancio finale di 130 feriti e  decine di arrestati. Di tutta risposta i capi ultras dell’Al-Ahly hanno  promesso che avrebbero partecipato in massa alla manifestazione di  venerdì contro il regime militare. I rivali dello Zamalek hanno seguito a  ruota, suggellando una nuova fase di «tregua rivoluzionaria» con gli  arci-rivali. Come avviene per tante altre rivalità calcistiche, l’odio  tra tifosi dello Zamalek, e dell’Al-Ahly ha profonde radici politiche e  sociali. Zamalek e Al-Ahly sono i due principali club di calcio del  Cairo. Lo Zamalek, maglietta bianca con due strisce azzurre, fu fondato  nel 1911 da un avvocato belga.Era il team della comunità straniera del  Cairo e poi dell’odiato re Farouk deposto dalla rivoluzione di Nasser  del 1952. Al-Ahly – considerata la squadra più forte di tutto il  continente africano, con 34 titoli nazionali e 6 Coppe d’Africa –  rappresentava invece l’impeto di liberazione nazionale, incarnato nei  suoi colori sociali, il rosso e il nero della bandiera precoloniale. E  se lo stereotipo vuole il tifoso dello Zamalek un intellettuale di  classe media, a suo agio con gli “expats” che affollano l’isola in mezzo  al Nilo da cui prende il nome, i tifosi dell’Al-Ahly vengono per lo più  dalla classe lavoratrice dei quartieri popolari della capitale come  Shubra e Giza.&lt;br /&gt;Fu solo nel 2007 che i tifosi dello Zamalek e  dell’Al’Ahly diedero vita ai primi veri e propri gruppi di ultras  organizzati sul modello autonomo e militante, degli ultras di casa  nostra. Così sorsero Gli Ultras White Knights (Uwk) a sostenere lo  Zamalek e il gruppo Al-Ahlawy per sostenere i rivali dell’Al-Ahly.  L’ultimo incidente grave tra le due tifoserie risale al giugno scorso,  quando un gruppo di tifosi dello Zamalek incendiò a colpi di molotov un  pulmino su cui si trovavano una decina di tifosi dell’Al’Ahly di ritorno  da una trasferta ad Alessandria. Per un pelo non ci scappò il morto, e  di tutta risposta un gruppo di autisti del Cairo prese d’assalto la sede  dello Zamalek.&lt;br /&gt;Il ruolo di primo piano che i gruppi ultras si sono  ricavati nella rivoluzione egiziana riflette quanto il tifo calcistico  costituisca uno dei pochi ambiti sociali capaci di competere con  l’onnipresenza della religione musulmana, in cui lo stadio diventa  l’equivalente della moschea come polo di aggregazione, e in cui il rito  del venerdì di preghiera se la deve vedere con il rito del venerdì di  tifo allo stadio. Non sorprende quindi che, vista la crescente  popolarità del calcio nel paese del Nilo, i potenti Fratelli Musulmani,  abbiano annunciato nel maggio scorso l’intenzione di formare un proprio  club calcistico, nell’arduo tentativo di coniugare religione e  tifoseria.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2522331658447415595?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2522331658447415595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2522331658447415595' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2522331658447415595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2522331658447415595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/10/egitto-dalle-curve-alle-piazze-gli.html' title='Egitto, dalle curve alle piazze. Gli Ultras nemici fanno pace'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-1042694004184551085</id><published>2011-09-11T19:53:00.000+02:00</published><updated>2011-10-14T19:54:46.306+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Piazza Tahrir contro Israele</title><content type='html'>Di  fronte al palazzone che al dodicesimo e tredicesimo piano ospita  l'ambasciata israeliana, adesso c'è una fila i blindati dell'esercito  egiziano, mitragliatrici spianate, soldati vigili sulla torretta. Ma  sull'asfalto ci sono ancora i segni dei roghi, dei bengala, e delle  pietre degli scontri che cominciati venerdì sera sono andati avanti fino  all'alba di sabato.&lt;br /&gt;Appresso ad uno dei cespugli spinosi della  rotonda nella piazza che confina con l'entrata del giardino zoologico e  il palazzo dell'ambasciata israeliana, c'è un brandello di una delle  centinaia di pagine di documenti ufficiali che venerdì sera sono stati  lanciati dalla finestra della sede diplomatica, la stella di Davide che  fa capolino sotto una foglia. Su un marciapiede gruppi sparuti di  manifestanti continuano a inneggiare contro Israele. Su un altro  contro-manifestanti (ancora più sparuti) affermano che l'evento ha messo  in cattiva luce l'Egitto e la sua rivoluzione.&lt;br /&gt;In questa piazza  senza nome, che nel cuore di tanti rivoluzionari egiziani ha sostituito  piazza Tahrir, venerdì notte è stata battaglia tra manifestanti e  polizia. Battaglia come non si era vista dai giorni gloriosi della  rivoluzione contro Mubarak. Una battaglia che ha lasciato sul terreno  tre morti, e 1049 feriti, secondo il bilancio provvisorio stilato dal  ministero della salute egiziano, spingendo la giunta militare a  dichiarare lo stato di allerta ed il primo ministro Sharaf a rassegnare  le dimissioni poi rifiutate. E la crisi non riguarda certo solo la  politica interna, dato che l'assalto all'ambasciata ha pure spinto  l'ambasciatore israeliano, appena tornato in Egitto a lasciare il paese  con un volo militare diretto a Tel Aviv, nella crisi più grave nella  storia del trentennale trattato di pace tra i due paesi.&lt;br /&gt;Eppure la  giornata di protesta di venerdì era cominciata sotto tono con una  manifestazione a Tahrir che era stata ben sotto il milione di persone  annunciato dagli organizzatori. Attorno all'enorme rotonda resa celebre  dalla rivoluzione erano comparsi di nuovo striscioni e palchi di gruppi e  partiti, parenti dei martiri con le foto dei propri cari, al lato di  venditori ambulanti, in un'atmosfera rilassata che sapeva più di festa  di paese che di rivoluzione.&lt;br /&gt;Poi verso le sette di sera è arrivata la  mossa a sorpresa. Il grosso dei manifestanti, con in prima fila i  tifosi dei club di calcio cittadini Al-Ahly e Zamalek, è cominciato ad  uscire dalla piazza e a scendere lungo il grande corso di Kasr-el-Nil.  Dove andassero sarebbe dovuto essere chiaro a tutti, polizia compresa:  all'ambasciata israeliana nel quartiere di Giza. Del resto è dal 18  agosto che tutti i giorni lì si concentrano centinaia di manifestanti  per far sentire la propria rabbia per l'uccisione di 6 poliziotti di  frontiera egiziani. Uccisi dagli israeliani che inseguivano a ridosso  del Sinai un gruppo di palestinesi che avevano attaccato un pullman  diretto alla località balneare di Eilat, uccidendo 7 civili e 2 soldati.&lt;br /&gt;Il  21 agosto durante una delle proteste uno dei manifestanti era riuscito a  scalare fino al 13esimo piano dell'edificio che ospita l'ambasciata di  Israele, sostituendo la bandiera di Davide, con quella d'Egitto con al  centro la grande aquila dorata di Saladino. Un piccolo assaggio di  quello che sarebbe successo pochi giorni dopo. Allertata dall'evento, la  giunta militare aveva pure innalzato un muro di protezione intorno  all'edificio. Ma la mossa ha solo contribuito a esacerbare gli animi dei  manifestanti, a cui quel muro ricordava quello eretto contro i  palestinesi.&lt;br /&gt;Per abbatterlo venerdì ai manifestanti ci sono volute  poche ore. A partire dalle 4 di pomeriggio hanno cominciato a colpirlo  con sbarre di ferro e martelli senza essere troppo impensieriti dalla  polizia anti-sommossa. Poi, verso le otto di sera, quando il grosso di  manifestanti è arrivato da Tahrir, le esigue linee di polizia messe  all'ingresso dell'edificio sono dovute presto battere in ritirata  consentendo ad almeno 30 persone di salire le scale dello stabile, fino  ai piani più alti in cui si trovano gli uffici diplomatici.&lt;br /&gt;Se  l'ambasciata vera e propria sarebbe rimasta indenne, l'ufficio consolare  è stato preso d'assalto dai manifestanti, che hanno malmenato un  impiegato e hanno messo a soqquadro scaffali e scrivanie. Poi è  cominciato il lancio di documenti dalla finestra, con fogli di carta  intestata che sono atterrati lentamente sulla piazza di fronte  all'ambasciata in una scena surreale che per un attimo ha ammutolito non  solo la polizia ma pure i manifestanti, prima dei lanci celebrativi di  bengala e delle grida "Horreya! Horreya!" (libertà) e "Tasqot, tasqot  Israil" (abbasso Israele).&lt;br /&gt;La polizia ha provato a respingere i  manifestanti ed è riuscita a cacciare gli invasori dagli uffici  diplomatici di Israele. Ma presto si è vista costretta ad arretrare  verso nord, a ridosso della centrale di polizia di Giza, che non è stata  data alla fiamme solo grazie all'arrivo dei blindati dell'esercito. La  battaglia è andata avanti tutta la notte con ondate continue di attacchi  da parte dei manifestanti . Per disperderli non sono bastati  lacrimogeni e pallottole di gomma. Il grosso della folla si è ritirato  solo dopo che i militari hanno cominciato a sparare in aria raffiche di  avvertimento e i blindati della polizia si sono lanciati in caroselli a  tutta velocità contro la folla.&lt;br /&gt;Mentre ieri i manifestanti  attendevano con trepidazione notizie dalla riunione di emergenza del  consiglio militare convocata per la serata, gli egiziani si dividevano  tra la gioia e la preoccupazione per le conseguenze dell'evento. Secondo  Kamal, un meccanico ventenne di Giza, «questa è la dimostrazione che  gli egiziani sono liberi e non si faranno mettere i piedi in testa da  nessuno». Ma c'è chi come Mohammed Sharqawi uno studente di scienze  politiche vede pericoli profilarsi all'orizzonte. «A noi egiziani non  interessa fare la guerra con Israele. Questo è quello che vogliono i  salafiti e i fratelli musulmani. Se scoppia una guerra possiamo dire  addio alla nostra rivoluzione»&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-1042694004184551085?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/1042694004184551085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=1042694004184551085' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1042694004184551085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1042694004184551085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/09/piazza-tahrir-contro-israele.html' title='Piazza Tahrir contro Israele'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2882992945756150943</id><published>2011-08-11T14:17:00.000+02:00</published><updated>2011-08-13T14:18:12.566+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Le gang si organizzano</title><content type='html'>&lt;span class="grey"&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Felpa col  cappuccio e trainers ai piedi sono la loro divisa. I council estates, i  casermoni dell'edilizia popolare costruiti tra gli anni Sessanta e i  Settanta le loro basi, sorvegliate dalle ringhiere delle balconate, dove  fanno il palo i tinies, i membri più giovani. Lo spaccio di droga, in  particolare skunk, cocaina e crack, assieme a scippi e rapine le loro  principali attività. E il gangsta rap, la colonna sonora di un'esistenza  scandita a ritmo di «get rich or dying trying» (diventa ricco o muori  provandoci).&lt;br /&gt;I tumulti che hanno visto picchi di fumo innalzarsi su  Londra affondano le loro radici nel diffuso disagio sociale e la loro  forma di espressione nella «gangsta culture», quella con cui si  identificano le bande di ragazzini dei quartieri più disagiati della  capitale da Tottenham a Brixton.&lt;br /&gt;Si tratta di gruppi fluidi, ognuno  con il suo cappellino, sciarpa o guanti di appartenenza: difendono il  territorio che ricade sotto un codice postale. In maggioranza si tratta  di ragazzini afro-caraibici di seconda generazione, tra i 10 e i 25  anni. Ma al loro fianco ci sono anche tanti ragazzi bianchi, nati in  famiglie disagiate che vivono proprio di quei sussidi che il governo  Cameron sta tagliando senza pietà.&lt;br /&gt;Le gangs di Londra che hanno fatto  da traino ai tumulti di questi giorni, vengono da una tradizione che  risale agli i anni Trenta quando nell'East End gli inglesi Hoxton Boys e  gli ebrei Yiddishes lottavano con le mob italiane guidate da Charles  «Darby» Sabini per il controllo di bische e bordelli, ma se la vedevano  pure con le camicie nere di Oswald Mosley. Poi nel dopoguerra fu la  volta dei Teddy Boys, dei Mods, dei Rockers e degli Skinheads, fenomeni a  cavallo tra sottocultura e malavita, fino ad arrivare alla gangsta  culture dei giorni nostri.&lt;br /&gt;Negli ultimi anni una serie di studi  avevano lanciato l'allarme: le gang sono in crescita, sempre più  organizzate, sempre più violente. Stando a un rapporto realizzato nel  2007 da Scotland Yard solo a Londra ci sono 169 gang per lo più  localizzate nelle zona periferiche Nord e Sud, guarda caso proprio nelle  aree di maggior emarginazione sociale. Quell'anno 26 ragazzi furono  uccisi nella capitale in scontri tra bande. Un nuovo avvertimento fu  suonato nel 2009 dalla ong filo-conservatrice Centre for Social Justice,  secondo cui 50.000 ragazzi britannici erano affiliati alle gang. La  soluzione? «Tolleranza zero verso i capi-banda».&lt;br /&gt;Un face, o  capo-banda era proprio Mark Duggan il «martire», la cui uccisione da  parte della polizia ha scatenato l'ondata di tumulti. Duggan era  cresciuto nei palazzoni popolari di Broadwater Farm, dove nel 1985 si  scatenò una rivolta che ricorda da vicino la sommossa di questi giorni, e  in cui fu ucciso l'agente Keith Blakelock. Il ragazzo, ventinove anni,  di famiglia caraibica, era salito velocemente al vertice degli Star, uno  dei sotto-gruppi dei Tottenham Man Dem, il cui territorio è cifrabile  nel codice postale N17 e i cui nemici tradizionali sono gli Hackney  boys, e gli Shankstarz del vicino sobborgo di Edmonton.&lt;br /&gt;Se la storia  delle gang britanniche è sempre stata una storia di faide territoriali, i  tumulti degli ultimi giorni suggeriscono che adesso le bande stanno  facendo fronte contro il nemico comune: i cops, ovvero gli sbirri.  L'offensiva lanciata dalla polizia negli ultimi mesi contro di loro,  sembra aver spinto diverse bande a mettere da parte almeno  temporaneamente le rivalità, come nel famoso film del 1979 The Warriors o  come nei Los Angeles riots del 1992. Ma questa volta c'è qualcosa di  più.&lt;br /&gt;Per strada negli ultimi giorni si sono visti anche tanti ragazzi  (e ragazze, le riots girl) che anche se non affiliati alle gang, vedono  nella «gangsta culture», una forma di rivincita esistenziale contro uno  società che considera gli abitanti dei quartieri poveri come dei  «parassiti» a cui tagliare i sussidi. Le gang si stanno insomma  guadagnando un rolo che se non è propriamente politico, quantomeno è  pre-politico. Il controllo del territorio diventa così una sfida allo  stato che non solo non offre lavoro ma soffoca pure l'economia criminale  del traffico di droga e dei piccoli furti che dà da mangiare a tante  famiglie.&lt;br /&gt;Infine l'elemento etnico. In molti hanno tracciato  paralleli con i riots di Brixton, dei primi anni Ottanta in cui la  comunità caraibica si ribellava contro una polizia razzista. Ma nelle  nelle foto di questi giorni a mancare non sono tanto i ragazzini  bianchi, ma piuttosto i coetanei pachistani e bangladesi, che vivono  simili situazioni di emarginazione, e sono anche loro organizzati in  gang, come i Cannon Street Boys di Shadwell a Londra.&lt;br /&gt;La morte di tre  ragazzi asiatici investiti da un auto durante i tumulti a Birmingham,  rischia di essere la scintilla capace di trasformare questi riots  anti-stato in uno scontro inter-etnico (neri e bianchi contro asiatici)  dalle conseguenze imprevedibili.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2882992945756150943?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2882992945756150943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2882992945756150943' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2882992945756150943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2882992945756150943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/08/le-gang-si-organizzano.html' title='Le gang si organizzano'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-7816941549094375871</id><published>2011-03-09T18:25:00.002+01:00</published><updated>2011-03-10T18:29:07.973+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Gente di Dublino, le vittime della crisi</title><content type='html'>&lt;em&gt;Dopo lo scoppio della bolla immobiliare e la crisi dei mutui, la periferia della capitale irlandese è piena di case appena costruite e abbandonate. E di architetti senza tetto costretti a rivolgersi alla mensa dei poveri. Paradossi del neoliberismo al collasso in un paese europeo a rischio bancarotta. Viaggio tra la «middle class homelessness»&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sono 8 mesi che sono senza una sistemazione. Facevo l'architetto in uno studio qui a Dublino. E vivevo con la mia ragazza a Ranelagh. Purtroppo quando è cominciata la crisi nel settore costruzioni mi hanno licenziato assieme a diversi colleghi. E nel frattempo è finita la relazione con la mia ragazza. L'affitto era troppo alto per pagarlo da solo. Ho cominciato a stare a corto di soldi. Ho dovuto lasciare la casa. È così che sono diventato homeless».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tom O' Kelly ha 32 anni e porta una giacca di tweed grigia di buona fattura e abbastanza ben tenuta se non fosse per gli orli consumati. Non è difficile immaginarselo ben rasato e con la camicia pulita e stirata, mentre di mattina aspetta il tram per andare in ufficio, come faceva ogni giorno durante gli anni del boom immobiliare. Come facevano tanti altri barboni di classe media (middle class homeless) che cercano di sopravvivere sulle strade di Dublino. In un paese se negli anni buoni era noto come la "tigre celtica" per la sua crescita rampante, dopo la crisi dei mutui tossici si è ritrovato imprigionato nella gabbia del Fondo Monetario e Banca Centrale Europea a cui l'Irlanda deve un prestito da 85 miliardi di euro. E interessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alla mensa di frate Kevin&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tom lo incontro in coda per prendere il biglietto gratuito da consegnare alle cuoche del Capuchin Day Centre, la più grande mensa per i poveri di Dublino, gestita dall'anziano frate cappuccino Kevin Crowley. Ogni giorno qui viene servita una media di mille pasti a chi non ha soldi per sfamarsi: numero più che raddoppiato rispetto agli anni prima della crisi quando ne servivano un massimo di quattrocento. Simili aumenti ci sono stati anche per le colazioni, e i sacchetti di provviste che il centro distribuisce una volta alla settimana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la terza volta che negli ultimi anni vado a visitare la mensa di frate Kevin. E ogni volta che vengo il salone sembra essere sempre più gremito e la coda fuori più lunga, anche se per fortuna dall'altro lato ci sembrano anche essere sempre più cuoche in azione e cibo a sufficienza. «Da quando vengo qui il numero di persone è aumentato considerevolmente», conferma Simona, una ragazza siciliana che lavora come maestra di tango e fa la volontaria al Capuchin Centre. Testimonianze che sembrano contraddire la Homeless People Unit, ente per l'assistenza ai poveri della città di Dublino, secondo cui il numero di senzatetto sarebbe invariato rispetto ai censimenti fatti prima della crisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frate Kevin, che ha aperto il centro alla fine degli anni '60, invece non ha dubbi. «Nella mia vita non avevo mai visto un periodo più nero di questo, con più angoscia e disperazione sulle strade di Dublino. Con più persone che avessero bisogno di aiuto e con tante persone benestanti cadute in disgrazia». E se chiedi a frate Kevin chi siano le persone che si siedono alla sua mensa, lui risponde: «Noi non facciamo domande alle persone che vengono qui perché pensiamo che sia già abbastanza difficile la situazione in cui si trovano. Però talvolta le persone ci raccontano le loro storie e da quello si può vedere che questa crisi non ha risparmiato nessuno». Insomma non solo i «soliti sospetti» come disoccupati e operai poco qualificati, o persone con problemi di droga, alcolismo e malattia mentale, ma pure «architetti, ingegneri, avvocati». «Noi li chiamiamo i nuovi poveri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Classe media allo sbando &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi dei mutui spazzatura non è la prima crisi ne sarà l'ultima che si abbatte sulle coste dell'Irlanda. I più anziani ricordano ancora con amarezza quella «terribile» degli anni '80, quando tanti irlandesi si trovarono costretti a emigrare a frotte. Come ai vecchi tempi. La differenza è che se in quel caso a essere colpiti furono soprattutto operai e minatori, vittime della de-industrializzazione, questa crisi è arrivata dappertutto, colpendo pesantemente la classe media di impiegati e liberi professionisti. Neppure gli «eroi economici» degli anni del boom immobiliare, gli architetti e ingegneri impegnati nei progetti infrastrutturali e residenziali che fino a pochi anni disseminavano di gru il paesaggio urbano, sono stati risparmiati dal tritacarne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il settore delle costruzioni è uscito dalla crisi pressoché dimezzato, con decine di migliaia di muratori finite nelle liste di disoccupazione che hanno superato quota 400.000. Tra le fila dei progettisti, architetti ed ingegneri, addirittura un terzo è finito licenziato tra il 2008 e il 2009. La perdita del lavoro ha colto molti tra questi professionisti (specie i più giovani) senza risparmi e con il peso di mutui contratti nel periodo di massima espansione della bolla immobiliare, con rate che sono diventate di colpo insostenibili anche per lavoratori altamente qualificati per cui ormai non c'era prospettiva di trovare lavoro. C'è chi è riuscito a salvarsi facendo affidamento a parenti e amici o emigrando all'estero come hanno fatto 200.000 irlandesi dall'inizio della crisi. Ma in tanti, specie quelli rimasti senza reti sociali a cui aggrapparsi, si sono ritrovati di colpo poveri. Talvolta senza neppure un posto dove dormire al riparo dalla pioggia e dal freddo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seduto ad uno dei tavoli del Capuchin Day Centre trovo Nick, un uomo di 35 anni con i capelli castani un po' imbiancati. Originario di Cork, lavorava come ingegnere civile, occupandosi di gestione del cantiere per una compagnia edilizia di Dublino. «Ho fatto male i calcoli con i soldi che avevo e con il costo della vita. Quando ho perso il lavoro mi sono reso conto che non riuscivo a pagare le rate del mutuo e ho cominciato a vivere dove capitava, in case abbandonate. A volte pure per strada. Gli ostelli per i poveri non mi piacciono», racconta tenendo stretta la forchetta con cui si porta alla bocca roastbeef e purè di patate. Poi mi spiega con puntiglio da buon ingegnere come ci si arrangia nella vita per strada. «Bisogna mettere diversi strati di cartone sotto il sacco a pelo per dormire bene. Perché se no ti entra il freddo del marciapiede. E bisogna cercare un posto dove non ci sia vento e dove la gente non vada a pisciare. Dopo un po' ci si abitua anche a quello».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sentiamo tante storie di gente che prima stava bene e adesso non sanno come la cavarsela e come fare a pagare le rate del mutuo», spiega frate Kevin. Secondo gli ultimi dati 45.000 famiglie irlandesi si trovano in arretrato di 3 mesi sulle rate del mutuo, per un valore complessivo di 8,5 miliardi di euro di «mutui tossici». Si tratta spesso di persone che stavano relativamente bene prima della crisi, ma che non hanno messo da parte «il penny per il giorno di pioggia» come consiglia un proverbio popolare. E che ora devono fare fronte alla minaccia di sfratti di massa. Specie se come temono in molti nei prossimi mesi le banche irlandesi che fino ad ora hanno ricorso limitatamente agli sfratti contro le famiglie in arretrato, decidano di andarsi a prendere le case che nel frattempo hanno perso più un terzo del valore che avevano prima della crisi. Per cercare di venderle e recuperare il possibile.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La casa: da sogno a incubo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli «architetti senza tetto» che si incontrano alla mensa di padre Kevin sono la dimostrazione che il sogno del neoliberalismo del mattone made in Ireland si è trasformato in un incubo. Un incubo che ha sullo sfondo l'immagine delle lunghe file di case appena costruite e già abbandonate nella periferia di Dublino, Cork, Galway e tante altre città. E in primo piano l'immagine di un uomo impiccato alla casetta di legno del suo giardino. «Un mio collega era andato a fare visita ad un signore che era in arretrato sulle rate del mutuo. La moglie gli ha detto che non c'era e di tornare tra due ore», racconta Andrew, un ragazzo che lavora in una banca immobiliare a Dublino. Prima della crisi siglava mutui. Adesso è stato spostato insieme a molti colleghi al reparto recupero crediti. «Quando il mio collega è tornato lo ha trovato morto. Nei prossimi mesi la mia banca potrebbe chiedermi di essere più aggressivo con le persone che sono in arretrato sui pagamenti. E io non so se ne sono capace».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La casa da formidabile fonte di speculazione si è trasformata in una dannazione per le banche dei mutui a go-go, e in una meta irraggiungibile per tante persone, come quelle che ogni giorno fanno la fila alla mensa di padre Kevin. «Quello che vorrei è avere una casa e non avere più bisogno della droga. Non chiedo tanto», afferma sorridendo Stuart, 42 anni, americano d'origine, con 3 anni passati nell'esercito. Adesso dorme in un ostello per i poveri del comune di Dublino. Di lavoro fino a un anno fa faceva l'avvocato ed era sposato con una donna irlandese con cui viveva in una casa spaziosa nel Nord di Dublino. Dopo problemi di alcolismo e la separazione con la moglie, anche lui si è trovato senza risparmi. Ha avuto problemi ad ottenere il sussidio di disoccupazione e per l'abitazione, «perché per avere il sussidio devi risiedere da qualche parte», e si è trovato anche lui assieme come tanti altri professionisti, un tempo stimati e ben pagati, a dormire dove capita e a mangiare alla mensa per i poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Io spero vivamente che la situazione migliori - afferma frate Kevin - ma a vedere quello che sta succedendo temo che nei prossimi mesi possano aumentare ancora le persone che hanno bisogno di aiuto. E potrebbe diventare difficile dare da mangiare a tutti quelli che hanno bisogno». Il Capuchin Day Centre spende ogni anno 1,3 milioni euro, di cui 430.000 sono coperti dallo stato e il resto da offerte. Il timore è che il nuovo governo della coalizione Fine Gael e Labour che ha vinto le elezioni di fine febbraio possa tagliare quei fondi come minacciava già di farlo il precedente governo liberista del Fianna Fail. «Dobbiamo amare il nuovo governo, sperando che ci continui ad aiutare» sospira frate Kevin con una vena di amarezza prima di tornare a supervisionare il traffico di piatti e pentole dell'indaffaratissima cucina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-7816941549094375871?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/7816941549094375871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=7816941549094375871' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/7816941549094375871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/7816941549094375871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/03/gente-di-dublino-le-vittime-della.html' title='Gente di Dublino, le vittime della crisi'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4816295600952992782</id><published>2011-02-27T00:26:00.000+01:00</published><updated>2011-03-01T00:28:32.528+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Vince Fine Gael, laburisti tentati dalla coalizione</title><content type='html'>Ieri l'Irlanda ha celebrato per via elettorale una versione celtica e composta del «giorno della rabbia» rifilando una batosta al sistema di potere politico ed economico retto per 14 anni dal partito di governo Fianna Fail, che con la sua complicità con investitori immobiliari e banchieri irresponsabili ha portato il paese al collasso economico e all'umiliazione del prestito di salvataggio del Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea.&lt;br /&gt;Stando ai dati parziali che emergono dagli scrutini delle prime preferenze (in Irlanda gli elettori possono esprimerne fino a otto in ordine di gradimento) resi disponibili nella tarda serata di ieri per il partito repubblicano Fianna Fail, si prospetta il peggiore risultato di una storia cominciata nel lontano 1927. Il partito del primo ministro Brian Cowen, che ha deciso di non ripresentarsi per evitare un'umiliazione, ottiene in base alle proiezioni circa il 17% delle preferenze: un terzo del risultato ottenuto nelle ultime elezioni nazionali nel 2007.&lt;br /&gt;A guadagnarne sono soprattutto i cugini centristi del Fine Gael che con il Fianna Fail hanno monopolizzato la scena politica irlandese. Con il 36% dei voti la formazione diventa il partito proietta il proprio leader, il timido Enda Kenny alla poltrona di primo ministro. Festeggiando i risultati Kenny ha promesso di formare un «governo forte del popolo e per il popolo» accusando il Fianna Fail di aver spezzato il legame di fiducia tra cittadini e istituzioni.&lt;br /&gt;Ma per avere la maggioranza in parlamento il Fine Gael, che a Bruxelles è affiliato al partito popolare europeo dovrà quasi certamente fare i conti con i laburisti di Eamon Gilmore, tradizionalmente molto deboli in terra d'Irlanda, che però questa volta segnano un record storico conquistando circa il 20% dei voti. L'alternativa per il Fine Gael sarebbe cercare voti tra i deputati indipendenti. Ma questa viene ritenuta un'opzione troppo costosa e inaffidabile.&lt;br /&gt;Le elezioni vedono anche un'ottima affermazione del Sinn Fein di Gerry Adams che sembra destinato a superare la soglia del 10%, guadagnando seggi anche fuori dalle sue tradizionali roccaforti al confine con l'Irlanda del Nord. A soffrire sono invece i Verdi che pagano la partecipazione al governo Fianna Fail con un consenso dimezzato al 2%. Uno dei dati più significativi di queste elezioni è poi il grande numero di prime preferenze andato a candidati indipendenti e piccoli partiti che assieme raggiungono quota 15%. Tra questi candidati di centro-destra che non si volevano affiliare con il Fianna Fial visto come «partito tossico», ma anche esponenti dei piccoli partiti di sinistra, il Socialist Party e People Before Profit che alleati nella coalizione United Left Alliance riuscirebbero a guadagnare ben 7 seggi al Dail, la camera bassa del parlamento irlandese.&lt;br /&gt;Nella nottata sono già cominciati i contatti tra Fine Gael e Labour per formare un governo di coalizione. Ma tra Labour e Fine Gael non sarà facile limare le differenze emerse durante la campagna elettorale e prima di tutto il modo in cui gestire il prestito da 85 miliardi di Fmi e Bce a cui il governo di Dublino si è dovuto piegare nel novembre scorso per evitare lo scatenamento di una crisi monetaria a livello europeo.&lt;br /&gt;Il leader Labour Gilmore vuole che sia ritoccato il tasso di interesse sulla parte del prestito messa a disposizione dai funzionari di Francoforte, che è stato fissato a un «punitivo» 5,8%: quasi un punto percentuale in più rispetto al prestito concesso alla Grecia. Ma vorrebbe pure un piano di rientro più lento sul deficit, rispetto a quello sostenuto dal Fine Gael che vuole acconsentire alle pesanti richieste di Bruxelles di ridurlo al 3% entro il 2014. Così il risultato delle elezioni irlandesi e le condizioni poste dal Labour per entrare nel governo non potranno che destare preoccupazione nel cancelliere tedesco Angela Merkel terrorizzata dalla prospettiva di un'Irlanda restia ai voleri di Bruxelles e tentata a risfoderare la minaccia dell'insolvenza per ottenere condizioni più favorevoli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4816295600952992782?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4816295600952992782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4816295600952992782' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4816295600952992782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4816295600952992782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/02/vince-fine-gael-laburisti-tentati-dalla.html' title='Vince Fine Gael, laburisti tentati dalla coalizione'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-6702418584480823026</id><published>2011-02-26T15:42:00.001+01:00</published><updated>2011-02-28T18:46:08.470+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rainews 24'/><title type='text'>Vendetta elettorale contro il Fianna Fail</title><content type='html'>Oggi ho fatto due collegamenti via Skype con Rainews 24 per parlare delle elezioni irlandesi &lt;br /&gt;che hanno visto una batosta storica per il partito di governo Fianna Fail accusato di responsabilita' per la crisi dei mutui spazzatura che ha mandato il paese al collasso economico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-6702418584480823026?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/6702418584480823026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=6702418584480823026' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6702418584480823026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6702418584480823026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/02/vendetta-elettorale-contro-il-fianna.html' title='Vendetta elettorale contro il Fianna Fail'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8459963734908176951</id><published>2011-02-19T13:06:00.002+01:00</published><updated>2011-02-19T13:12:12.387+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Addio Vecchio Welfare</title><content type='html'>«Renderemo lavorare conveniente anche per i settori più poveri della popolazione». Questa la promessa fatta dal conservatore David Cameron e dal ministro del lavoro Ian Duncan Smith presentando una riforma del welfare che entrambi hanno definito «senza precedenti» dal salone retrò di Toynbee Hall nell’East End di Londra. Non ci poteva essere location più audace per fare da sfondo alle promesse cameroniane di non abbattere il welfare ma di renderlo «più responsabile», nonostante la sostanza di una riforma zeppa di tagli che riflette il desiderio di presentare chi percepisce contributi pubblici come scrocconi: utili capri espiatori a cui adossare la responsabilità della crisi economica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Toynbee Hall fu creata ad inizio novecento dai filantropi del «settlement movement» che volevano alleviare il disagio sociale dei poveri. E qui cominiciò la sua carriera, William Beveridge, il politico laburista (e poi liberale) che disegnò il modello del moderno stato sociale inglese, che negli anni successivi ha ispirato le altre socialdemocrazie europee. Ai tanti contributi&lt;br /&gt;ideati a suo tempo da Beveridge, per garantire uno standard minimo di vita «al di sotto del quale nessuno dovrebbe essere lasciato cadere» ora il governo di coalizione Lib-Con vuole sostituire un «credito universale». L’obiettivo sbandierato da Cameron è in apparenza ragionevole: semplificare&lt;br /&gt;il sistema, (cosa su cui a destra e a sinistra in molti sono d’accordo), ma pure incentivare chi oggi vive a carico della collettività a tornare sul mercato del lavoro. Il tutto nel solco di un conservatorismo compassionevole, che vuole fare fuori il Big Government o lo «stato tata», per fare posto a una grande società, ispirata ad una «cultura della responsabilità». «Mi rifiuto&lt;br /&gt;di pensare che 5 milioni di persone siano inerentemente pigre e non vogliano migliorare se stesse e le proprie famiglie» - ha dichiarato il primoministro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è che di aiuti concreti a trovare un posto di lavoro non se ne vede l’ombra, cosa tanto più preoccupante in un momento in cui il settore privato è in ritirata, con il Pil che ha fatto retromarcia nell’ultimo quadrimestre. Dietro le dichiarazioni di facciata si nasconde la sostanza di un’assalto alla spesa sociale. Un milione e mezzo di famiglie vedranno ridurre le loro&lt;br /&gt;entrate come conseguenza della riforma che entrerà in vigore nell’ottobre 2013. Verrà introdotto un limite masso ai contributi complessivi di 26.000 sterline per famiglia, provvedimento che colpirà 50.000 nuclei familiari. Ad essere presi di mira anche i tre milioni di inglesi che percepiscono il contributo per l’invalidità che sarà ridotto del 20 percento. Il governo ritiene&lt;br /&gt;che siano troppi e che stiano crescendo troppo rapidamente. E tagli a pioggia andranno anche a colpire i contributi per l’abitazione e le famiglie con bambini. Le riduzioni dei contributi sono accompagnate da un giro di vite contro chi ottiene contributi senza averne diritto, con multe&lt;br /&gt;da 350 sterline per chi viene beccato e sospensione dei contributi a chi persevera nel frodare lo stato. A guadagnare davvero dal nuovo piano di riforma sarebbero secondo gli analisti solo 100.000 famiglie, nel 40% più disagiato, che potrebbero vedere i contributi statali aumentare fino a 4.000 sterline all’anno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il raid contro le categorie più deboli della popolazione lanciato da Cameron e Smith dovrebbe fruttare all’erario 5,5 miliardi nei prossimi anni. Soldi da destinare all’abbattimento del deficit, in un momento in cui l’emergenza vera non sono i conti pubblici ma un’economia ferma al&lt;br /&gt;palo ed un tasso di disoccupazione che continua ad aumentare. Le fila dei senza lavoro sono destinate ad ingrossarsi nei prossimi mesi, quando arriveranno le lettere di licenziamento da parte delle autorità locali che devono fare fronte a pesanti tagli di bilancio. Si calcola che nei&lt;br /&gt;prossimi anni mezzo milione di lavoratori pubblici perderanno il lavoro come conseguenza della politica lacrime e sangue del governo Cameron. E nonostante la stretta ai contributi, secondo alcuni analisti la spesa sociale potrebbe andare alle stelle, per l’afflusso di un’ondata di nuovi&lt;br /&gt;disoccupati per cui a dispetto delle belle parole di Cameron sarà difficile non vivere a spese dello Stato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8459963734908176951?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8459963734908176951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8459963734908176951' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8459963734908176951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8459963734908176951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/02/addio-vecchio-welfare.html' title='Addio Vecchio Welfare'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-1365072897564787352</id><published>2011-01-23T13:44:00.001+01:00</published><updated>2011-01-23T13:45:25.303+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Il portavoce del primo ministro David Cameron costretto a dimettersi</title><content type='html'>Chi di scandali ferisce di scandali  perisce. Questo deve aver pensato  ieri Andrew Coulson il portavoce del  primo ministro britannico David  Cameron, costretto ad annunciare le  dimissioni per la vicenda delle  intercettazioni telefoniche illegali  quando era direttore di News of  the World. «Non è più possibile  continuare a lavorare con tutte queste  distrazioni» - ha dichiarato  Coulson riferendosi alle inchieste  giornalistiche che hanno riaperto il  caso scoppiato nel 2007.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La  spada di Damocle che, ad anni di  distanza, è precipitata sulla testa di  Coulson, riguarda l'utilizzo di  intercettazioni illegali su telefoni  di vip della politica e dello  spettacolo fatto dai giornalisti di News  of the World, il domenicale del  tabloid Sun, di cui Coulson fu  direttore dal 2003 al 2007. Sotto la sua  direzione ben 120 persone  avrebbero avuto il cellulare sotto controllo  per ottenere scoop da  pubblicare sul giornale del magnate mediatico  Rupert Murdoch. Tra le  vittime più note l'attrice Sienna Miller,  l'attuale sindaco di Londra  Boris Johnson, l'ex direttore di Scotland  Yard Ian Blair e pure il  principe William.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La polizia cominciò a  indagare sulle  intercettazioni nel 2006 quando scoprì che il cellulare  del principe  era sotto controllo e nel gennaio 2007 arrestò Clive  Goodman,  corrispondente reale del giornale. Coulson si dimise  dall'incarico,  insistendo che non era mai stato al corrente delle  registrazioni. Negli  ultimi anni sono venuti a galla nuovi dettagli con  ulteriori arresti e  processi ancora in corso. Recentemente Coulson è  stato nuovamente  chiamato a testimoniare dalla polizia. E in molti hanno  messo in dubbio  che lo stesso Rupert Murdoch non sapesse dei metodi  spicci adottati  dai giornalisti di News of the World.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una carriera  folgorante  finita nell'ignominia quella di Coulson. Dopo un'infanzia  nella miseria  di una casa popolare in Essex, Coulson si fece notare  lavorando per il  quotidiano arci-conservatore Daily Mail. Fino ad essere  scelto a 34  anni da Murdoch per dirigere News of the World, che portò  ad aumentare  le vendite con scoop sensazionali spesso ottenuti proprio  grazie alle  intercettazioni illegali. Dopo le dimissioni dal giornale,  Cameron mise  Coulson a guidare la comunicazione di Tory in vista delle  elezioni che  li hanno riportati a Downing Street.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora per il  primo ministro  che si è detto «rattristato», il caso Coulson rischia di  rivelarsi una  patata bollente che mette pericolosamente in luce quanta  poca sostanza  ci sia nella sua promessa di una «nuova politica». Ad  approfittarne è  il leader del Labour Ed Miliband secondo cui il caso  «solleva dubbi  sulla capacità di giudizio» del primo ministro. Certo il  battage  mediatico sul suo ex pupillo non farà felice neppure Rupert  Murdoch che  proprio in questi giorni attende che il governo gli permetta  di  entrare in possesso del 61% delle azioni di BSkyB la più importante   televisione commerciale del Regno unito in barba al pluralismo e   all'anti-trust.     &lt;h3&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-1365072897564787352?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/1365072897564787352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=1365072897564787352' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1365072897564787352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1365072897564787352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/01/il-portavoce-del-primo-ministro-david.html' title='Il portavoce del primo ministro David Cameron costretto a dimettersi'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4912533605089202995</id><published>2011-01-21T20:53:00.004+01:00</published><updated>2011-01-21T21:12:33.833+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Sesso e ecologismo, la tattica degli infiltrati</title><content type='html'>Erano sempre in prima fila a riunioni, proteste, azioni, e si erano guadagnati la fiducia degli attivisti del movimento ecologista britannico, fino alle cerchie più ristrette. Tanto da viverci assieme, andarci a letto e in un caso addirittura sposarsi ed avere bambini. Nel loro comportamento non c'era niente di strano. A parte il fatto che mangiavano carne e si pulivano maniacalmente le scarpe. Ma a spingere Mark Kennedy, Jim Boyling, Lynn Watson e Mark Jacobs ad entrare nel movimento non era l'indignazione di fronte alla devastazione del pianeta o il desiderio di creare un mondo «più giusto e sostenibile». Erano al lavoro come agenti infiltrati per combattere «l'estremismo domestico».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'inchiesta condotta dal &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Guardian&lt;/span&gt; nelle ultime settimane ha svelato che dal 1995 al 2009 almeno quattro agenti, sotto il comando della National Public Order Intelligence Unit (Npoiu), sono riusciti a infiltrarsi a fondo nel movimento ecologista britannico. Stringendo rapporti affettivi e relazioni sessuali con attivisti per raccogliere informazioni e rafforzare la loro copertura. Stando a Kennedy, il primo agente ad essere smascherato, che si è dichiarato pentito e ha criticato pubblicamente l'operato della polizia, non sarebbero i soli: gli infiltrati sarebbero ben 15 in un movimento che conta poche centinaia di persone. A conferma che i timori diffusi tra tante persone coinvolte nei movimenti non sono solo «activist paranoia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con i capelli biondi lunghi e scarmigliati, due vistosi orecchini, i tatuaggi, la barba ed il sorriso guascone Mark Kennedy era considerato uno di famiglia tra gli attivisti del Climate Camp: movimento nato nel 2006 per fermare i "criminali climatici" prendendo di mira centrali a carbone, aeroporti e banche. Era entrato in scena nel 2003 presentandosi al gruppo ecologista Earth First come "Mark Stone" uno scalatore che aveva deciso di fare qualcosa di "produttivo" con la sua vita. Sempre pronto ad arrampicarsi su alberi, recinti o ciminiere si era inserito perfettamente nel movimento. Tanto da andare a letto con decine di attiviste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kennedy, che aveva anche partecipato a proteste internazionali e visitato gruppi anarchici in Italia, Germania e Spagna, è stato smascherato quando alcuni attivisti sospettosi lo hanno messo alle corde. Tra gli indizi il fatto che la polizia avesse a sorpresa lasciato cadere le accuse contro una decina di attivisti che avevano partecipato ad un'azione contro la centrale a carbone di Ratcliffe-on-Soar nel 2009. Tra questi c'era Kennedy, che solo tra tutti non sarebbe andato a processo. Dopo aver ottenuto una confessione da Kennedy gli attivisti hanno passato l'informazione al Guardian. E giorno dopo giorno sono continuate a filtrare nuove rivelazioni che mettono in luce un sistema orwelliano di controllo dei movimenti sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultimo agente ad essere stato smascherato dal quotidiano progressista inglese è Jim Boyling. Entrato nel 1999 in Reclaim the Streets, gruppo celebre per i suoi street party di protesta contro l'invadenza delle automobili, l'infiltrato inviava rapporti giornalieri alla polizia sul comportamento delle persone a lui vicine. Tra queste Laura, che con Jim nel 2005 ha finito pure per sposarsi e avere due bambini dopo che lui aveva confessato di essere un agente ma di essersi pentito. Assieme al suo nome ne sono emersi altri due: Lynn Watson, che aveva infiltrato gli anarchici di Leeds, e Mark Jacobs, che era entrato come talpa nel movimento contro il cambiamento climatico Rising Tide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la polizia inglese, sotto pressione dopo le rivelazioni, si tratta di «un'operazione andata male». Jon Smith, ufficiale dell'Association of Chief Police Officer (Acpo), ha ammesso che «i poliziotti hanno superato ogni limite». Ma riguardo ai rapporti sessuali con attiviste sotto osservazione per ottenere informazioni, si è limitato a dire che «è inevitabile che questo tipo di cose succedano», suggerendo che gli agenti smascherati siano vittime della sindrome di Stoccolma. Due indagini ufficiali sono state aperte sulla vicenda. E nelle prossime settimane diversi gruppi della galassia ecologista potrebbero vedere alcuni membri sparire inaspettatamente da quelle riunioni che prima frequentavano assiduamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4912533605089202995?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4912533605089202995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4912533605089202995' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4912533605089202995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4912533605089202995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/01/erano-sempre-in-prima-fila-riunioni.html' title='Sesso e ecologismo, la tattica degli infiltrati'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4732994150460161409</id><published>2010-12-15T14:17:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T20:17:42.401+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>"Con Internet Wikileaks ha scardinato il giornalismo" - Intervista con John Pilger</title><content type='html'>LONDRA - «Wikileaks sta facendo quello che i giornalisti dovrebbero fare  e non stanno facendo. Per questo c'è così tanta invidia». John Pilger,  il 71enne decano del giornalismo investigativo britannico, anche lui di  origini australiane come Julian Assange, celebre per i suoi documentari  sulla guerra in Vietnam e in Cambogia, era ieri nell'anticamera della  Westminster Magistrates Court assieme allo scrittore Tariq Ali, e al  regista Ken Loach. Tutti venuti a dare sostegno al fondatore di  Wikileaks. Per Pilger, che ha festeggiato la notizia del rilascio su  cauzione di Assange, Wikileaks «sta cambiando la faccia del giornalismo  investigativo. Tutti i giornalisti dovrebbero mostrare solidarietà verso  Assange e i suoi collaboratori. Invece si avverte soprattutto il  fastidio, dato che molte istituzioni del giornalismo si vedono superare  da un gruppo di ragazzi con un sito Internet». &lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l'arresto di  Julian Assange si sta aprendo nuovamente il dibattito sulla libertà di  informazione. Gli Stati uniti che non vogliono fare la figura dei  censori sostengono che Assange non è un giornalista. Lei come  giornalista che cosa ne pensa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Julian Assange sicuramente è un  giornalista, come lui stesso mi ha detto. Del resto anche il suo titolo  ufficiale è editor-in-chief, o capo redattore di Wikileaks. Poi chi è  che decide chi è giornalista o no: il governo Usa? Stando a sentire i  portavoce del governo statunitense né io né voi giornalisti de il  manifesto verremmo considerati giornalisti, perché abbiamo una «linea  politica». Come se i giornalisti mainstream o quelli di destra non  avessero una linea politica. &lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei negli ultimi decenni è stato  uno dei pionieri del giornalismo investigativo, prima come inviato  speciale per il Daily Mirror e poi per la televisione. Qual è la vera  novità del giornalismo investigativo via internet? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di  tutto la velocità. Wikileaks sta facendo in pochi giorni rivelazioni  eclatanti sul funzionamento della diplomazia e dell'apparato militare  statunitense che in passato avrebbero richiesto mesi se non anni di  lavoro. E ha introdotto un modello interessante in cui i giornalisti  diventano «facilitatori» per la diffusione di informazioni rivelate dai  whistleblowers (letteralmente i fischiatori, una figura codificata nel  mondo anglosassone). Persone che lavorano per lo stato e rendono noti  segreti scottanti perché pensano sia giusto che il pubblico venga a  sapere. Con o senza internet, non si fa giornalismo investigativo senza  questi whistleblowers. Ed è importante che anche loro vengano protetti.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Nonostante  l'importanza delle informazioni pubblicate da Wikileaks sembra esserci  poca solidarietà da parte dei suoi colleghi giornalisti. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  fatto è che Wikileaks sta mettendo in imbarazzo i giornalisti  tradizionali che negli ultimi anni si sono abituati a fare gli  stenografi del potere. È un vero e proprio choc per tante istituzioni  giornalistiche come il New York Times, o il Washington Post, ma anche  per tanti giornalisti del Guardian, illusi che il loro ruolo fosse  insostituibile. Per questo nella stampa serpeggia invidia e risentimento  verso Assange. Ma invece di arrabbiarsi dovrebbero cogliere quello che  sta succedendo come un invito a tornare a svelare quello che i governi  vorrebbero nascondere ai cittadini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4732994150460161409?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4732994150460161409/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4732994150460161409' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4732994150460161409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4732994150460161409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/12/con-internet-ha-scardinato-il.html' title='&quot;Con Internet Wikileaks ha scardinato il giornalismo&quot; - Intervista con John Pilger'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4915781424479215718</id><published>2010-12-11T15:05:00.001+01:00</published><updated>2011-01-21T21:33:21.358+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Risuona «Anarchy in the Uk»</title><content type='html'>«Anarchy in the Uk» titolano i giornali gratuiti a cui si aggrappano di mattina i pendolari sulla metropolitana londinese. Gli occhi strabuzzano alla vista della foto di Carlo e Camilla terrorizzati dagli studenti che circondano e colpiscono la Rolls Royce reale sulla luccicante Regent's Street. Qualcuno sogghigna. Altri scuotono la testa. «Fucking students!» - impreca a bassa voce un signore sulla cinquantina avvolto in un cappotto grigio. Il giorno dopo le scene da rivolta urbana viste giovedì prima e dopo il voto della Camera dei Comuni a favore dell'aumento delle rette universitarie a 9.000 sterline l'anno, Londra si risveglia incredula. Con le strade disseminate di cartelli, bastoni e cocci di bottiglia. E con la gente che cerca di capire i motivi di tanta rabbia nel paese della flemma e dell'understatement.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i politici che siedono in parlamento quello che si è visto giovedì sulle strade della capitale del Regno Unito è semplicemente «inaccettabile», «bestiale», «criminale». «Dobbiamo essere certi che gli studenti che si comportano in questa maniera vergognosa avvertano tutta la forza della legge di questo paese» - attacca minaccioso il primo ministro conservatore David Cameron che ha fatto i complimenti alla polizia per aver dimostrato «moderazione». Quanto agli studenti si tratta solo di «sognatori» come affermato dal detestato leader liberaldemocratico Nick Clegg. E di sognatori violenti, per giunta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«C'erano molte persone che chiaramente volevano commettere atti violenti e distruggere proprietà» - ha commentato Cameron che si trova a far fronte a un'ondata di conflitto sociale che apparentemente né lui né i suoi compagni di partito avevano messo pienamente in conto. A dare manforte al primo ministro, nell'aprire la caccia ai «vandali» che hanno avuto l'ardore di mettere a repentaglio l'incolumità degli eredi al trono è il Labour, che per voce di Ed Balls, ministro ombra agli interni attacca la «minoranza violenta» che «ha dirottato una protesta in gran parte pacifica». «Anarchici di professione e agitatori violenti» come li ha definiti il deputato conservatore David Davis, che pure ha votato contro l'aumento delle rette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La polemica istituzionale si concentra sulla falla alla sicurezza di Carlo d'Inghilterra e Camilla Parker Bowles che avrebbe incassato un colpo nelle costole attraverso la finestra dell'auto finita aperta per errore proprio mentre i manifestanti lanciavano oggetti. Gli uomini della scorta che sarebbero stati sull'orlo di sfoderare le pistole contro i 40 manifestanti che giovedì sera avevano circondato contro la vettura reale nelle strade dello shopping. A finire per l'ennesima volta nell'occhio del ciclone è il capo di Scotland Yard Paul Stephenson: accusato nuovamente di aver sottovalutato le proteste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stephenson che ha promesso «un'indagine approfondita» sull'accaduto deve pure fare i conti con le critiche per la violenza della polizia. Una quarantina di manifestanti sono dovuti andare in ospedale per farsi curare le ferite riportate durante la protesta. Tra questi Alfie Meadows, un ragazzo ventenne che studia filosofia alla Middlesex University, sottoposto a un'intervento chirurgico d'emergenza alla testa durato tre ore per fermare un'emorragia cerebrale a seguito di una manganellata. Decine di studenti hanno riportato fratture ed ematomi dopo gli scontri con le forze dell'ordine che non ha esitato a ricorrere a cariche di poliziotti a cavallo per respingere la folla: una cosa così che non si vedeva dal 31 maggio 1990, giorno della grande protesta contro la poll tax voluta dalla lady di ferro Margaret Thatcher.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a uscire veramente pesti da queste settimane di polemica politica e scontri di piazza sono soprattutto i liberaldemocratici che i sondaggi danno ridotti a un misero 8%. Ieri Clegg ha dovuto fare i conti con un'ondata di dimissioni di membri locali del partito che non hanno condiviso il voltagabbana sulle tasse universitarie. E in molti prevedono che il leader libdem potrebbe perdere la leadership, se gli elettori giovani a maggio bocceranno in massa il referendum per il passaggio a un sistema elettorale più proporzionale voluto da Clegg, per farla pagare ai libdem traditori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4915781424479215718?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4915781424479215718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4915781424479215718' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4915781424479215718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4915781424479215718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/12/risuona-anarchy-in-uk.html' title='Risuona «Anarchy in the Uk»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4534118301087596830</id><published>2010-12-11T13:18:00.001+01:00</published><updated>2011-01-21T21:34:44.773+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>"Ci avete rubato tutto, ieri i soldi e oggi la speranza"</title><content type='html'>«Che cosa diavolo è successo alla Harry Potter generation?», si chiede l’Inghilterra per bene sorpresa dall’esplosione di una rabbia giovanile che non si vedeva da decenni. «Chi semina vento raccoglie tempesta», risponde Jonas, un ragazzo di 17 anni che studia in un college di Hackney nella zona est di Londra. «Che cosa si aspettavano da ragazzi che stanno condannando ad una vita senza futuro?». Una generazione disillusa e arrabbiata, politicizzata ma poco ideologica che sembra trovare nella violenza di piazza l’unico mezzo per esprimere il proprio dissenso contro la politica lacrime e sangue proposta dal governo del Tory Cameron e del Libdem Clegg.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ragazzi che per parafrasare un celebre proverbio arabo assomigliano molto di più ai tempi di crisi in cui sono cresciuti, piuttosto che ai propri genitori che ai loro tempi di proteste ne hanno fatte poche, per lo più pacifiche, e su problemi che non li toccavano direttamente come la fame nel terzo mondo o l’apartheid in Sudafrica. E che non si sentono rappresentati dal sindacato studentesco percepito come distante e parte del sistema, ma neppure dai gruppuscoli e partitini della sinistra antagonista che pure cercano di approfittare dell’ondata di mobilitazione per reclutare militanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vecchio motto punk «no compromise» è diventato non a caso uno degli slogan più popolari tra gli studenti che scendono in piazza con tanti cartelli ma poche bandiere. Con la testa incappucciata ed i volti coperti, ed al suono di musica drum’n’base come eravamo abituati a vedere in Germania, in Francia o in Italia. Certo non nel regno di Elisabetta II. E questo antagonismo si riflette nelle dichiarazioni dei leader del movimento per nulla intimiditi dall’attacco della stampa contro gli studenti che il “Sun” bolla «yobs», come i compagni di violenze di Alex in “Arancia Meccanica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Clare Solomon, presidente del sindacato degli studenti universitari londinesi, «chi parla di violenza è un ipocrita. Sono gli stessi che sostengono la guerra in Afghanistan. I violenti sono quelli che usano i fucili. Non chi rompe una vetrina». Sulla stessa linea Mark Bergfeld, carismatico leader della coalizione Education Activist Network che sostiene che la violenza è stato «il risultato delle condizioni orribili in cui sono stati tenuti gli studenti», finiti cordonati per ore dagli agenti nella zona del Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aaron Porter, presidente del sindacato degli studenti universitari (Nus) che sin dall’occupazione di Millbank dello scorso novembre aveva criticato la «minoranza violenta», si ritrova un pastore senza gregge. La vigilia pacifica di protesta, con tanto di candele organizzata a Embankment sulle sponde del Tamigi, è stata un flop. Solo 7.000 persone contro le oltre 30.000 che hanno partecipato alla manifestazione di fronte al Parlamento in cui si sono visti scontri di massa tra studenti e polizia. Ed ora il fronte radicale degli studenti si sta organizzando per creare un nuovo sindacato degli studenti da opporre al sindacato unico Nus tacciato di moderazione e indecisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il radicalismo che sta provocando una scissione tra moderati ed antagonisti nel movimento studentesco britannico è la spia di un risentimento largamente diffuso non solo tra gli studenti universitari ma anche tra i teenagers delle scuole superiori che gli hanno dato manforte delle proteste.  Alla base c’è la percezione di un futuro che rischia di essere senza lavoro come è quello del 17% dei giovani inglesi, dato destinato a crescere nei prossimi mesi a causa del blocco delle assunzioni in buona parte del pubblico impiego e a causa della stretta sull’economia prodotta dai tagli. E va pure peggio per i laureati: il 25% sono senza lavoro in un paese in cui fino a tre anni fa le compagnie facevano incetta di studenti freschi di laurea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ai tempi della crisi continuare a studiare non sembra aumentare le possibilità di trovare un posto di lavoro, per gli studenti l’università continua a rappresentare un approdo dove provare a esaudire i propri sogni anche se non sfoceranno in un posto di lavoro. «Perché devo fare per forza ingegneria o fisica, come vuole il governo?», si chiede Camilla una studentessa di 16 anni che vuole studiare antropologia all’università. Sono queste aspirazioni frustrate che alimentano gli insulti contro i «Tory feccia», e quello che si può solo chiamare un odio di classe contro i banchieri che come denuncia Thomas, uno studente di sociologia, «prima ci hanno rubato i soldi ed adesso ci vogliono rubare anche la speranza».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4534118301087596830?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4534118301087596830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4534118301087596830' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4534118301087596830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4534118301087596830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/12/ci-avete-rubato-tutto-ieri-i-soldi-e.html' title='&quot;Ci avete rubato tutto, ieri i soldi e oggi la speranza&quot;'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-9097506154309025096</id><published>2010-12-10T13:58:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T13:59:05.242+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Assalto al Tesoro</title><content type='html'>«Vergogna». Un boato di rabbia esplode tra le  migliaia di manifestanti  assiepati di fronte al Big Ben, quando alle 5 e  42 arriva la notizia  che nessuno voleva sentire. L’aumento delle rette  universitarie fino a  9.000 sterline è passato con 323 «ayes» and 302  «noes». La ribellione  dentro i liberaldemocratici c’è stata. In 21 hanno  mantenuto la  promessa elettorale di votare contro, tra cui due  sottosegretari che si  dimessi dagli incarichi di governo. E ad essi si  sono uniti 8 deputati  conservatori. Ma non è bastato a fermare un  provvedimento che come  sostiene il presidente del sindacato degli  studeti universitari Aaron  Porter «è ingiusto, sbagliato e non  necessario».&lt;br /&gt;«Un giorno difficile» – ha ammesso Vince Cable il  vice-ministro  liberaldemocratico all’economia, secondo cui l’aumento  delle rette  permetterà non solo di «mantenere l’alta qualità delle  nostre  università» ma anche «di aiutare gli studenti a basso reddito».  Di  tutt’altro avviso le decine di migliaia di studenti che per tutta la   giornata si sono scontrati con la polizia e manifestanti di fronte ad un   parlamento trasformato in un bunker come era successo la scorsa   settimana nel centro di Roma, per il voto sulla riforma Gelmini. Scontri   che sono proseguiti fino a tarda serata con decine di studenti   arrestati, ed almeno 100 feriti.&lt;br /&gt;«Tory feccia, stiamo arrivando» –  gridava all’unisono il corteo di  20.000 persone partito a mezzogiorno  dalla sede università di Londra.  Sopra le teste campeggiavano migliaia  di cartelli con insulti di ogni  tipo diretti contro il traditore Nick  Clegg, il vice-primo ministro  liberaldemocratico che prima delle  elezioni aveva promesso solennemente  di opporsi all’aumento delle rette.  «Dateci Clegg!» – urlavano ai  poliziotti asseragliati dietro le  transenne, gli studenti giunti verso  l’una e mezza a Parliament Square.&lt;br /&gt;Gli  scontri esplodono verso le due quando centinaia di studenti  cominciano a  spingere contro i mille agenti schierati di fronte al  parlamento,  usando come arieti, pezzi del recinto messi a protezione  del prato di  Parliament Square, in vista del matrimonio reale tra il  principe William  e Kate Middleton. «Uno, due, tre, via!» – urlano i  manifestanti, e  partono a ripetizione gli spintoni contro le linee  della polizia che si  difende dietro una transenna attraverso cui gli  studenti cercano  inutilmente di aprirsi un varco.&lt;br /&gt;Da dietro arrivano rinforzi, spinte  ed urla di incoraggiamento. Ma  anche caschi verdi, bastoni, scudi di  cartone a forma di libro (come  quelli usati in Italia), che vengono  passati da mano a mano mentre gli  studenti si alternano negli scontri.  Dalle prime linee vengono portati  indietroi feriti, trascinati a braccia  dagli amici, con il sangue che  gli cola dal naso, dalle guancie e dalla  testa. «I prossimi a essere  colpiti sarete voi» – urlano esasperati gli  studenti contro i  poliziotti, che nei prossimi anni verranno  letteralmente decimati da  pesanti tagli al bilancio per la sicurezza.&lt;br /&gt;«Di  qua non si passa». Allora all’improvviso verso le tre  all’improvviso la  folla cambia strategia e si muove in direzione di  Victoria station per  «andare a fare una visita al quartiere generale  dei Liberaldemocratici»,  come spiega Lucas un ragazzo di diciott’anni  con il cappuccio grigio  sulla testa, ed una sciarpa nera a nascondere  il volto. La polizia  risponde caricando la folla con uno squadrone di  20 agenti a cavallo,  che si rizzano spaventati sugli zoccoli per lo  scoppio dei mortaretti,  ed il bagliore dei fumogeni. E verso le cinque  riesce a riportare la  situazione sotto controllo, circondando gli  studenti con cordoni di  agenti schierati in massa sui quattro lati  della piazza.&lt;br /&gt;In attesa  dei risultati del verdetto della Camera dei Comuni tra gli  studenti  domina il pessimismo. «Clegg ha cercato di spacciarsi per  studente, e  molti – me inclusa – gli hanno creduto» – confessa  sconsolata Laura una  studentessa di Lambeth nel sud di Londra, mentre  si attendono i  risultati del voto. «Sono dei maiali traditori» –  aggiunge senza mezzi  termini Elliot uno studente delle scuole superiori  di Richmond. «Per  colpa di questa gente, adesso rischio seriamente di  non poter fare  l’università».&lt;br /&gt;Quando infine arriva la cattiva notizia le pietre  cominciano a volare  da ogni lato. Gli agenti indietreggiano sotto la  spinta infuriata degli  studenti, e presto sono costretti a ricorrere a  gabbie di contenimento  per evitare che i manifestanti si facciano strada  verso il parlamento.  Ma non riescono ad evitare che un centinaio di  persone prenda  d’assalto il palazzo del ministro del tesoro. Vanno giù  le finestre, e  in una decina riescono ad irrompere nell’edificio dopo  aver sfondato un  portone, mentre sul muro compaiono graffiti che  inneggiano alla  rivoluzione e avvertono i liberaldemocratici: «Ve la  faremo pagare».  Verso le otto la polizia è costretta a lasciare che la  maggioranza  delle persone defluisca dalla piazza.&lt;br /&gt;Nella notte  continuano gli scontri con gli studenti che prendono  d’assalto le strade  dello shopping. Preso di mira un negozio della  catena Topshop. E nel  traffico vengono sorpresi pure Carlo  d’Inghilterra, la cui auto viene  presa a mattonate da 50 manifestanti.  Decine di falò cominciano ad  illuminare la notte nel centro di Londra e  anche il grande albero di  natale in Trafalgar Square va a fuoco, con i  pompieri che subito si  adoperano per fermare le fiamme. Ma spegnere la  rabbia di questa  generazione tradita sarà molto più difficile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-9097506154309025096?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/9097506154309025096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=9097506154309025096' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/9097506154309025096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/9097506154309025096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/12/assalto-al-tesoro.html' title='Assalto al Tesoro'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2107484250404361200</id><published>2010-12-03T15:18:00.002+01:00</published><updated>2011-01-21T21:31:22.920+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>"Questa generazione chiede un'altra politica" - Intervista con John McDonnell (sinistra Labour)</title><content type='html'>«Il vento è cambiato e pure il nuovo leader del Labour Ed Miliband sarà costretto a fare i conti con il forte sentimento di opposizione ai tagli». Ad esserne convinto è John McDonnell, leader della corrente di sinistra all'interno del Labour Socialist Campaign Group e candidato sconfitto nella corsa alla guida del partito nel 2007 e nel 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per McDonnell portavoce in parlamento di un coordinamento di otto sindacati tra cui quello dei pompieri, dei giornalisti, degli impiegati della pubblica amministrazione e dei lavoratori della metropolitana londinese, «ora c'è soprattutto bisogno di unità tra le diverse lotte per evitare che Cameron ci colpisca e ci sconfigga uno ad uno». In questo contesto, «le proteste studentesche possono diventare la scintilla per la creazione di una coalizione di resistenza contro la politica di tagli della coalizione di governo di Tory e Libdem».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Così tanti studenti coinvolti in proteste così radicali era una cosa che non si vedeva da tanti anni. Che cosa sta succedendo ai giovani in Gran Bretagna?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci avevano raccontato che questa era una generazione non ideologizzata, a cui non interessava la politica. Invece è una generazione che si è svegliata e che sta insegnando alla mia generazione che è venuto il tempo di rimettersi in piedi e cominciare a lottare. Dobbiamo stare attenti a non sovraestimare quello che sta succedendo in queste settimane. Ma certamente si tratta di un cambiamento palpabile: un cambiamento che da speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mentre gli studenti protestano i lavoratori della metropolitana sono andati in sciopero. Prima di loro i pompieri, e i prossimi potrebbero essere i postini di Royal Mail, minacciati dalla privatizzazione. Al momento sembrano lotte scollegate..&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inizio del nuovo anno porterà una nuova ondata di scioperi, e questa settimana i sindacati si sono incontrati per discutere di come coordinare queste lotte. È importante costruire collegamenti tra i lavoratori e gli studenti, che dal canto loro ci stanno già provando, come hanno fatto lunedì andando a sostenere i picchetti dei lavoratori della metropolitana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ed Miliband ha dichiarato di essere stato tentato di solidarizzare con gli studenti, durante le proteste di una settimana fa, ma che purtroppo in quel momento era occupato con altre cose.. È un segnale che pure il Labour si sta svegliando?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Labour Party ha un problema di fronte a questa situazione, perchè è stato il Labour stesso in primo luogo a introdurre le rette universitarie (che non esistevano fino al 1999 ndr). Il partito è stato implicato pesantemente nelle politiche neoliberali. Ma al tempo stesso si stanno aprendo brecce dentro il partito, e si sta sviluppando una consapevolezza generale degli errori commessi nel passato durante il periodo New Labour.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vedremo i laburisti scendere di nuovo in piazza, come non succede da decenni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente c'è bisogno di tornare in piazza e tornare a sostenere i picchetti. Onestamente non mi aspetto che Ed Miliband si trasformerà in un militante dalla sera alla mattina. Più realisticamente mi aspetto che un numero crescente di membri del Labour parteciperanno a queste campagne e la leadership sarà costretta rispondere, per non essere lasciata indietro. Se si vuole tornare al governo, c'è bisogno di riconnettersi con quello che sta succedendo nella comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Se c'è una cosa positiva per il Labour in tutta questa storia, è il collasso dei Libdem, che hanno portato via al partito tanti voti nelle ultime elezioni, specie tra i più giovani.&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Libdem hanno a lungo cercato di mettersi alla sinistra del Labour Party che durante gli anni di governo era scivolato a destra. Ma come dimostrato da questa vicenda il loro essere «di sinistra» era puro opportunismo elettorale. Con il voltafaccia rispetto alle promesse elettorali di opporsi all'aumento delle rette universitarie hanno perso ogni credibilità e rischiano seriamente di implodere. Penso che metà confluiranno nei Tory, mentre l'altra metà passerà al Labour.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2107484250404361200?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2107484250404361200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2107484250404361200' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2107484250404361200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2107484250404361200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/12/questa-generazione-chiede-unaltra.html' title='&quot;Questa generazione chiede un&apos;altra politica&quot; - Intervista con John McDonnell (sinistra Labour)'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4725459527907855832</id><published>2010-12-01T15:22:00.001+01:00</published><updated>2011-01-21T21:29:32.496+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Don't be kettled»</title><content type='html'>Fiocchi di neve cadono sulle strade dello shopping del centro di Londra da Oxford Street a Bond Street, imbiancando le illuminazioni natalizie con le immagini dei film della Disney, ed appesantendo i pellicciotti ed i piumini delle signore di Chelsea intente a fare i regali. Una scena da idillio consumista che viene rotta dall'irruzione di gruppetti di studenti, che gridando a squarciagola «no ai tagli all'università, senza se e senza ma», mandano in tilt il traffico di Jaguar e Mercedes, taxi neri e bus rossi a due piani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Move, don't get kettled" (muoviti, non farti intrappolare), era la parola d'ordine che girava sui siti del movimento studentesco alla vigilia della terza giornata di protesta contro i piani di riforma del governo Cameron, sostenuto da Conservatori e Liberaldemocratici che vuole triplicare il limite massimo delle rette universitarie, portandolo a 9.000 sterline. Per evitare di finire cordonati dai «bobbies», ed essere costretti per ore al freddo come successo mercoledì scorso, ieri gli studenti britannici hanno dato vita a «blocchi metropolitani», con proteste a macchia di leopardo nel centro della capitale, cogliendo di sorpresa la polizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tempo gelido e una bufera di neve che, a partire dalla mattinata, ha creato nuovamente disguidi ai trasporti cittadini, reduci da un grande sciopero lunedì scorso, ha limitato il numero di partecipanti a poche migliaia. Ma questo non è bastato a raffreddare l'entusiasmo degli studenti che tra le grida «Tory feccia» e «Libdem traditori», festeggiavano i segni di cedimento all'interno del governo, con i liberaldemocratici intenzionati ad astenersi nella votazione in parlamento. Piccoli scontri con la polizia si sono verificati verso le tre di pomeriggio, quando i diversi «serpentoni» che avevano paralizzato il traffico cittadino si sono radunati in Trafalgar Square. Una decina gli arresti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se tra i manifestanti c'erano tanti studenti delle venti università della capitale, come già successo la settimana scorsa, la maggioranza era composta da studenti delle superiori: ragazzini dai 14 ai 17 anni che temono di non potersi più permettere l'università se le rette venissero innalzate. «Io vorrei studiare psicologia» - spiega Alexandra una studentessa quattordicenne, avvolta in una sciarpa di lana per proteggersi dal vento gelido. «Ma dopo che i miei genitori hanno già pagato gli studi dei miei due fratelli maggiori, non so se riusciranno a pagare le mie rette universitarie. È un'ingiustizia verso i più giovani».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A preoccupare molti è anche la prevista eliminazione dell'Ema (Education Maintenance Allowance), un assegno per gli studenti delle scuole superiori. «Al momento mi danno 30 sterline a settimana» - spiega Robin un ragazzo di 16 anni di Southend. «Con quello mi pago il bus per andare a scuola e poco altro. E la sera devo lavorare come cameriere. Se mi togliessero anche quei soldi vorrebbe dire che dovrei lavorare anche il pomeriggio. Studiare per me diventerebbe davvero difficile». Oltre alle proteste della capitale, la giornata è stata segnata da cortei e sit-in decine di città universitarie del Regno Unito. A Cambridge, Edindurgo, Nottingham e Newcastle gli studenti hanno occupato aule e rettorati, mentre a Oxford in centinaia hanno invaso la sede dell'assemblea provinciale. Scontri con la polizia si sono registrati a Brighton, Bristol e Leeds.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le proteste studentesche si intensificheranno nelle prossime settimane, quando il piano di riforma arriverà in parlamento, con i Liberal-democratici in grave imbarazzo, dopo aver rinnegato la promessa elettorale di opporsi all'aumento delle rette e di fronte a sondaggi che li danno in crollo al 9%. Ieri, parlando alle telecamere della Bbc, Vince Cable, vice-ministro LibDem all'economia, con delega all'università, ha dichiarato che potrebbe astenersi assieme ai colleghi di partito quando il provvedimento verrà votato in parlamento. L'astensione dei LibDem permetterebbe comunque l'approvazione della riforma dell'università. E certamente non basterà a salvare la faccia ad un partito che gli studenti universitari, che a maggio lo avevano votato in massa, accusano di essersi colorato a tradimento di blu conservatore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4725459527907855832?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4725459527907855832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4725459527907855832' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4725459527907855832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4725459527907855832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/12/don-t-be-kettled.html' title='«Don&apos;t be kettled»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-3649062485246721373</id><published>2010-11-27T13:50:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T13:51:32.398+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Irlanda: 100.000 in marcia contro il salvataggio lacrime e sangue</title><content type='html'>Tutti si chiedevano perché gli irlandesi non si  ribellassero al  tentativo di far pagare ai lavoratori le follie del  sistema bancario.  Ieri dall'isola verde smeraldo è arrivato il primo  segnale di risveglio,  quando in più di 100.000 (in un paese di 4  milioni e mezzo di persone)  hanno marciato per le strade di Dublino per  protestare contro il «piano  di rigore» messo a punto dal governo di  Brian Cowen come contropartita  al prestito da 85 miliardi promesso dal  Fondo monetario internazionale  (Fmi) e dalla Banca centrale europea  (Bce).&lt;br /&gt;La manifestazione, indetta dalla confederazione dei sindacati  irlandesi  (Ictu), ha costeggiato il fiume Liffey che attraversa la  capitale, per  arrivare davanti all'ufficio centrale delle poste in O'  Connell Street,  dove nel 1916 fu dichiarata l'indipendenza  dell'Irlanda. Nel corteo,  lavoratori, studenti, pensionati, uniti  contro il piano di austerità da  15 miliardi del governo che prevede  l'eliminazione di 25.000 posti di  lavoro nel settore pubblico, tagli a  sussidi per la disoccupazione e  assegni familiari, con il rischio di  ridurre il prodotto interno lordo  del 4%. Il tutto per accontentare Fmi  e Bce, pronte a fornire 50  miliardi per consolidare il debito pubblico  e 35 miliardi per  stabilizzare i bilanci delle grandi banche  dell'isola, sull'orlo del  fallimento a causa dei mutui spazzatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; «C'è una via migliore e più giusta» rispetto a quella proposta dal   governo, affermavano centinaiai di cartelli gialli agitati tra il   risuonare delle cornamuse da una folla da cui sono piovuti insulti   contro l'impopolare premier Cowen ed il ministro delle finanze Lenihan.   Nonostante il freddo pungente, la manifestazione ha superato le   previsioni della vigilia in un paese non abituato alla politica di   piazza. Uno spezzone di circa 500 persone ha raggiunto il Dail, la   camera dei deputati, dove ci sono state alcune scaramucce della polizia e   un'immagine di Cowen è stata data alle fiamme.&lt;br /&gt;«Diverse  generazioni di irlandesi pagheranno le conseguenze del debito»   contratto dal governo, ha dichiarato il presidente della Ictu Jack O'   Connor, nel comizio finale in cui diversi rappresentanti dei sindacati   sono stati fischiati dalla folla, per non aver fatto abbastanza contro   la politica del governo. Il segretario David Begg ha paragonato il   governo a Dick Turpin, il celebre bandito inglese del '700. «Almeno   Turpin quando rubava si copriva il volto», ha ironizzato Begg.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Mentre  i manifestanti inondavano le strade della capitale, Cowen era in   trattative con una delegazione del Fmi e della Bce per ultimare i   dettagli del piano di salvataggio. Stando a indiscrezioni, al   megaprestito, che verrà presentato la prossima settimana, verrebbe   applicato un tasso d'interesse di oltre il 6%, ben superiore al 5,5%   previsto in partenza. Se così fosse sarebbe l'ennesima umiliazione per   Cowen, la cui maggioranza al Dail si è ridotta a due deputati, dopo che   venerdì il Sinn Fein ha vinto le elezioni suppletive a West Donegal.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-3649062485246721373?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/3649062485246721373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=3649062485246721373' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3649062485246721373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3649062485246721373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/11/irlanda-100000-in-marcia-contro-il.html' title='Irlanda: 100.000 in marcia contro il salvataggio lacrime e sangue'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-1901501605026815961</id><published>2010-11-23T13:44:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T13:47:51.124+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Il salvataggio da 90 miliardi abbatte il governo Cowen</title><content type='html'>DUBLINO. Ventiquattro ore. Tanto è passato tra la richiesta di un megaprestito fatta dal primo ministro irlandese Brian Cowen del Fianna Fail e l'implosione del suo impopolare governo. Dopo l'annuncio, fatto domenica notte, del lancio di un piano di salvataggio da 90 miliardi di euro, sponsorizzato dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca centrale europea, ieri sera il primo ministro, sotto pressione da parte degli alleati Verdi, è stato costretto a promettere lo scioglimento del parlamento dopo la discussione della finanziaria in parlamento il prossimo 7 Dicembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Nell'interesse degli elettori non possiamo permetterci ritardi né dubbi sui passi necessari da intraprendere per assicurare il nostro futuro economico e finanziario» ha dichiarato Cowen nella serata ieri. Poi il primo ministro si è appellato a tutte le forze politiche nel chiedere l'approvazione della finanziaria, per «non arrecare ulteriori danni al paese». Ma ora anche la finanziaria da 4 miliardi di tagli, e l'annesso piano di aggiustamento da 15 miliardi, che verranno discussi il 7 dicembre rischiano di saltare, dopo alcune defezioni annunciate ieri da parte di alcuni deputati che sostenevano una maggioranza già molto risicata, mentre gli speculatori sono tornati all'attacco dei buoni del tesoro irlandesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'annuncio di Cowen è arrivato dopo che nella prima mattinata di ieri i Verdi, che da quattro anni sono al governo con il Fianna Fail, avevano chiesto elezioni anticipate pur promettendo l'approvazione della finanziaria per «senso di responsabilità verso i cittadini irlandesi». «I cittadini si sentono ingannati e traditi» aveva affermato John Gormley, ministro dell'ambiente e leader del partito, decisivo per la maggioranza dell'esecutivo in parlamento denunciando di essere stato tenuto all'oscuro del piano di salvataggio. La crisi di governo è scatenata dopo che domenica notte il primo ministro Brian Cowen e il ministro delle finanze Lenihan avevano infine ammesso ufficialmente quello che tutti già sapevano. Il piano di salvataggio finanziaria si farà: per «garantire liquidità al sistema bancario» e «stabilizzare l'economia». Quanto alla cifra i due hanno solo lasciato intendere che sarà di poco inferiore a 100 miliardi sterline, molto i più dei 60 o 80 miliardi di cui si parlava solo la settimana scorsa. Subissati dalle domande dei giornalisti Cowen e Lenihan non hanno concesso nessuno scusa. «Mi spiace che le persone pensino che le ho ingannate - si è limitato ad affermare Lenihan -. Di sicuro io non le ho ingannate e nemmeno il governo lo ha fatto». Sulla stessa linea il primo ministro Cowen che ha risposto: «Non sono l'uomo nero che state cercando» a Vincent Browne dell'Irish Times che gli aveva chiesto se non si sentiva responsabile per aver «fottuto» il paese.&lt;br /&gt;Ora tutta l'attenzione è focalizzata sul 7 dicembre, quando il governo presenterà in parlamento la finanziaria e l'annesso piano di aggiustamento quadriennale che il governo considera vitale per ristabilire la fiducia nei mercati finanziari. Ma al governo di Cowen che controllava solo 82 deputati contro i 79 dell'opposizione, potrebbero mancare i numeri dopo che ieri i deputati indipendenti Lowry e Healy-Rae, che sostenevano il governo hanno lasciato intendere che voteranno contro, e se - come tutti prevedono - il Fianna Fail perderà un altro deputato alle elezioni suppletive di giovedì prossimo a West Donegal.&lt;br /&gt;Per l'Irlanda, in cui ieri sono esplose le proteste, ora si preannuncia un periodo politico di instabilità con gli speculatori finanziari che sono tornati ad attaccare i buoni del tesoro irlandese, schizzati verso l'alto dopo l'annuncio del piano di salvataggio e l'apertura della crisi di governo. Le elezioni previste per il prossimo gennaio potrebbero segnare un ritorno al governo dei laburisti, che ieri con il loro leader Eamon Gilmore hanno affermato che il governo «aveva ormai da tempo superato la data di scadenza».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-1901501605026815961?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/1901501605026815961/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=1901501605026815961' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1901501605026815961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1901501605026815961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/11/il-salvataggio-da-90-miliardi-abbatte_23.html' title='Il salvataggio da 90 miliardi abbatte il governo Cowen'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-1926095805959485568</id><published>2010-11-23T13:09:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T15:11:03.362+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Salvano banche fallite, e frenano ogni ripresa» - Intervista con Kieran Allen</title><content type='html'>DUBLINO. Per l’Irlanda si prospetta un «terremoto politico» dopo il megaprestito concesso da Fondo monetario internazionale (Fmi) e Banca centrale europea. A prevederlo è il sociologo Kieran Allen, che già prima della crisi aveva denunciato i rischi della bolla immobiliare e della finanziarizzazione dell’economia nell’isola. «I cittadini irlandesi sono stati traditi per salvare il sistema bancario europeo, che è l’unica cosa che preoccupi la Banca centrale europea», afferma Allen. Che aggiunge: «Quello che sta succedendo in Irlanda deve servire da avvertimento a Portogallo, Spagna e Italia. Gli speculatori non si fermeranno qui».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;90 miliardi di euro di prestito. Sono 20.000 euro per ogni cittadino irlandese, neonati compresi. È un debito sostenibile per l’Irlanda?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo non è sostenibile ma non funzionerà. I cittadini irlandesi hanno già pagato 45 miliardi di euro, un terzo del Pil, per salvare le banche con il programma del governo. Questo piano di salvataggio aggiunge al conto 90 miliardi di euro, altri due terzi della ricchezza prodotta in un anno dal paese. L’Fmi e la Banca centrale europea in questo modo rendono più difficile la strada verso la ripresa, scaricando sulla collettività i debiti di banche destinate al fallimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quali saranno le conseguenze di lungo termine di questa operazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In cambio del prestito, Fmi e Unione europea imporranno una politica restrittiva che non farà altro che peggiorare la situazione economica, con il rischio di scatenare una spirale negativa senza via d’uscita. Come successo durante la crisi degli anni ’60 e della fine anni ’80, ancora una volta il sistema capitalista irlandese si rifà sui lavoratori e condanna il paese all’emigrazione di massa. Per sapere cosa succederà all’Irlanda nei prossimi anni, basta guardare a Lituania e Lettonia, da cui la gente è fuggita dopo il lancio di piani di aggiustamento strutturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Con l’uscita dei Verdi dalla maggioranza le elezioni anticipate, previste a gennaio, sembrano inevitabili. Che succederà alla politica irlandese?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che ci attende è un cambiamento epocale simile a quello che è successo in Italia con la fine della Prima repubblica. Il Fianna Fail, il partito di governo, ha dominato la politica irlandese per gli ultimi 60 anni, presentandosi come un amministratore oculato dell’economia. Ma dopo il disastro servito agli elettori saranno puniti pesantemente e rischiano di diventare un partitino sotto il 10%. Neppure bene andrà ai Verdi che si sono comportati in maniera assolutamente vigliacca, appoggiando tutte le scelte più impopolari del governo e abbandonando solo all’ultimo la nave che affonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È un’occasione per la sinistra per costruire un’alternativa economica al neoliberalismo made in Ireland?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti prevedono che dopo le prossime elezioni, il Labour Party tornerà al governo, e probabilmente al suo interno la componente di sinistra, marginalizzata negli ultimi anni ne uscirà rafforzata. Ma temo che una volta al governo il Labour si comporterà come ha fatto il Pasok in Grecia. Si legherà mani e piedi al programma imposto dall’Fmi. Così questa rischia di essere un’occasione persa dalla sinistra irlandese per ripensare il nostro modello economico distrutto dal sistema bancario dei mutui spazzatura.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-1926095805959485568?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/1926095805959485568/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=1926095805959485568' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1926095805959485568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1926095805959485568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/11/salvano-banche-fallite-e-frenano-ogni.html' title='«Salvano banche fallite, e frenano ogni ripresa» - Intervista con Kieran Allen'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2965632755024237209</id><published>2010-11-20T15:00:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T15:01:25.775+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Una generazione in fuga dalla crisi</title><content type='html'>«Prima venivano tutti qui, da Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa ed Europa dell'est. Ora il flusso ha preso il verso contrario. Gli immigrati se ne sono già tornati a casa e a seguirli in massa ora sono gli irlandesi disposti a fare qualsiasi lavoro». Albert ha ventun'anni e la scorsa settimana è stato licenziato in tronco insieme a dieci colleghi da un negozio della catena Laura Ashley, che vende arredamento e abbigliamento femminile, sulla opulenta Grafton Street nel centro di Dublino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Molti miei amici sono già partiti per l'estero - racconta -. Io me ne vado in Nuova Zelanda, ho già comprato il visto. Sono disposto a fare qualsiasi cosa. Gli irlandesi non si possono più permettere di scegliere il lavoro che gli piace».&lt;br /&gt;In giro per la capitale e per le strade delle città e dei paesi dell'isola «verde smeraldo» di gente come Albert, che si prepara a lasciare un paese vittima della catastrofe economica provocata dalle banche dai mutui facili, ce ne sono a fiumi. Secondo uno studio condotto dall'Economic and social research institute (Esri), ogni mese 5.000 cittadini irlandesi abbandonano il paese per cercare lavoro all'estero. A fine 2010, 70.000 persone avranno lasciato l'Irlanda. Nel 2011 saranno almeno 50.000. Così, mentre gli effetti sociali della crisi diventano sempre più evidenti, sul paese del quadrifoglio incombe minaccioso uno spettro che ha da queste parti ha sempre accompagnato i periodi di povertà: l'emigrazione di massa.&lt;br /&gt;Nel 2008 e nel 2009, dopo lo choc iniziale dell'esplosione della crisi delle banche e del settore immobiliare, ad abbandonare il paese erano soprattutto i lavoratori stranieri venuti in Irlanda durante il periodo delle vacche grasse. Secondo l'Esri 100.000 lavoratori stranieri, tra cui molti dell'Europa dell'Est, hanno abbandonato il paese nel biennio. Ma ora sono soprattutto gli irlandesi a fare la valigia, per evitare di andare ad allungare le fila dei disoccupati, che negli ultimi mesi hanno raggiunto quota 640.000 persone.&lt;br /&gt;«Ormai per i giovani irlandesi ci sono solo due possibilità lasciare il paese o diventare disoccupati» afferma Gary Redmond, presidente del sindacato studentesco Union of Students (Usi). «Sembra di rivedere quello che succedeva durante i periodi di grande povertà, come alla fine degli anni '80». Uno studio condotto dall'organizzazione prevede che nei prossimi cinque anni 150.000 laureati abbandoneranno l'Irlanda. «Stiamo creando una generazione perduta. Il nostro paese ha speso tanti soldi per formare queste persone. Molte non torneranno mai a casa».&lt;br /&gt;La fuga in massa dei lavoratori, e in particolare dei giovani da quel paese che fino a tre anni fa si fregiava del titolo di «tigre celtica» non è solo una fuga di cervelli, di laureati, ma anche una fuga di braccia, di tecnici e manovali. In partenza, verso i paesi del Commonwealth, dove l'economia va meglio, ci sono anche schiere di carpentieri, muratori, meccanici, saldatori, agenti immobiliari rimasti a secco, dopo che la bolla immobiliare è scoppiata, e più della metà delle imprese legate all'edilizia sono fallite.&lt;br /&gt;«Molti miei amici che facevano i muratori se ne sono andati in Australia e Canada» racconta Mark, 23 anni, e un passato come lavoratore edile. «Io sono appena tornato dal Canada, dove sono stato alcuni mesi. Lavoravo in un cinema a staccare i biglietti, ma poi mi è venuta nostalgia. Sono sei mesi che cerco lavoro e non trovo niente. Mi sa che presto devo ripartire».&lt;br /&gt;Il timore è che la fuga dei lavoratori e in particolare dei più giovani rallenti ulteriormente l'uscita dal disastro economico. «Molti se ne vanno dall'Irlanda con l'idea di trovare un lavoro temporaneo all'estero per qualche mese. E quando tornano hanno solo pochi euro messi da parte e vedono che nel frattempo il paese è peggiorato ulteriormente» afferma Karen, una studentessa di 19 anni.&lt;br /&gt;Ma per molti non sembra esserci alternativa alla fuga. «Io gliel'ho detto a mio figlio di andarsene» afferma infuriato Rob, un taxista di 49 anni. «Ha 70.000 euro di debito con le banche e fa fatica a pagare. Vattene in Nuova Zelanda, gli ho detto. Lì in banchieri non ti trovano più al telefono. Così la smettono di chiederti perché non hai pagato l'ultima rata del mutuo».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2965632755024237209?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2965632755024237209/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2965632755024237209' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2965632755024237209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2965632755024237209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/11/una-generazione-in-fuga-dalla-crisi.html' title='Una generazione in fuga dalla crisi'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8523694750544663650</id><published>2010-11-17T13:49:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T13:49:42.394+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Londra non ci sta</title><content type='html'>«Possiamo essere per Cameron quello che la rivolta  contro la poll-tax è  stato per la Thatcher». Gli animi sono infiammati  all’assemblea della  rete «Education activist network», che riunisce  studenti e professori  in lotta contro i tagli. Tra i banchi dell’aula  magna del King’s  College, sulla centralissima Strand a Londra, gli  applausi scrosciano  calorosi ogni volta che un oratore fa quadrato nel  difendere  l’invasione della sede dei conservatori a Millbank di  mercoledì scorso,  mentre boati risuonano ogni volta che qualcuno  pronuncia la parola  «violenza».&lt;br /&gt;La parola d’ordine è «unità». La  linea: i violenti sono loro,  freghiamocene della cattiva stampa. Il più  cauto è Alan Whitaker,  presidente del sindacato dei professori  universitari, University and  College Union (Ucu), che si limita a dire  che lui i fatti di mercoledì  scorso «non li condanna», fatta eccezione  per l’estintore tirato dal  tetto del palazzo. Decisamente più caldo Mark  Bergfeld, consigliere  nazionale del sindacato degli studenti, National  Union of Students  (Nus), afferma che i «veri vandali non sono quelli che  hanno rotto un  paio di finestre, ma quelli che siedono in parlamento o a  Millbank e i  Liberaldemocratici che hanno tradito le promesse».&lt;br /&gt;Il  grande assente è Aaron Porter, il presidente del sindacato studenti,  che  non si fa vedere da queste parti dopo aver definito in televisione   l’occupazione di Millbank «l’azione vergognosa» di una «minoranza di   facinorosi». I fischi della platea vanno a lui, accusato di voler far   carriera nel partito laburista. A Downing Street che ha definito   «irresponsabili» i docenti del Goldsmiths che in un comunicato avevano   applaudito come «magnifici» gli eventi di mercoledì. E alla stampa di   destra accusata di alimentare una caccia alle streghe contro gli   studenti. Il pensiero vola agli studenti italiani, francesi e tedeschi   in mobilitazione contro le politiche di tagli all’università, che ora   non vengono più guardati con complesso d’inferiorità. «C’è uno spirito   francese nell’aria» proclama uno studente.&lt;br /&gt;Dopo la grande  manifestazione contro i tagli all’università del 10 di  Novembre,  culminata nell’occupazione e nella devastazione della sede  del partito  Conservatore, a Millbank sulle sponde del Tamigi, il  movimento  studentesco britannico non si ferma. Mentre in Italia gli  studenti  ultimavano i preparativi per la grande manifestazione di oggi  contro la  riforma Gelmini, gli atenei della Gran Bretagna hanno visto  decine di  assemblee per discutere i prossimi passi della mobilitazione  contro i  tagli all’università.&lt;br /&gt;La protesta riesploderà mercoledì 24 Novembre,  quando la riforma sarà  in discussione in parlamento. Gli attivisti  vogliono fermare il  provvedimento che prevede l’eliminazione completa  dei sussidi statali  per la didattica universitaria fatta eccezione per  le materie  scientifiche e tecnologiche, ed un aumento delle tasse  universitarie  fino a 9.000 sterline all’anno. Nella mattinata studenti e  professori  abbandoneranno le classi dando vita a scioperi selvaggi ed  occupazioni.  Poi alle due di pomeriggio partirà un assedio contro la  sede del  partito Liberaldemocratico, a due passi da Westmintster, per  far pagare  il «tradimento» al partito di Clegg, che aveva promesso di  opporsi  agli aumenti delle rette per l’università. In vista della  protesta del  24 nei campus inglesi sono cominciate una serie di  occupazioni, come  successo nei giorni scorsoi alla Sussex University e  alla Manchester  University, che si prevede moltiplicheranno nei prossimi  giorni.&lt;br /&gt;Per studenti come Sean, studente di storia al Goldsmiths il  ritrovato  antagonismo degli studenti «è una sorpresa gradita, una  dimostrazione  che gli studenti non si faranno mettere i piedi in testa».  Ma non tutti  sono d’accordo. «Le azioni di una minoranza di studenti  hanno oscurato  quelle di molte persone che erano alla loro prima  manifestazione»  afferma Luka, studentessa di antropologia alla London  Schools of  Economics. «Molti studenti sono irritati e confusi per quello  che è  successo mercoledì scorso. Sarà difficile ripetere quello spirito  di  entusiasmo».&lt;br /&gt;Per evitare l’isolamento, i leader del movimento  puntano a un’alleanza  che comprenda i sindacati dei pompieri e dei  lavoratori della  metropolitana che hanno organizzato grandi proteste  nelle ultime  settimane, ed i sindacati dei lavoratori pubblici. Mark  Serwotka  segretario del sindacato Pcs, che annovera 320.000 iscritti tra  gli  impiegati pubblici ha firmato l’appello per l’unità e si è detto   disponibile a proteste congiunte. Dichiarazioni di sostegno sono giunte   anche dal sindacato degli insegnanti Nut, e si spera che l’alleanza si   allarghi progressivamente a tutti i settori colpiti dai tagli. Tanto  che  in alcune assemblee qualcuno ha pure azzardato un’improbabile  alleanza  con i sindacati di polizia. In fondo «non verranno anche loro  decimati  dai tagli?».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8523694750544663650?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8523694750544663650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8523694750544663650' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8523694750544663650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8523694750544663650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/11/londra-non-ci-sta.html' title='Londra non ci sta'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-6354996307660889454</id><published>2010-11-12T14:07:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T14:10:28.622+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Cameron se la prende con i disoccupati</title><content type='html'>Mentre gli operai sono al lavoro per sostituire le vetrine del grattacielo di Millbank, sede dei Tory, distrutte mercoledì da centinaia di studenti infuriati per i tagli all'università, il governo Cameron procede nella sua campagna di lacrime e sangue. Questa volta l'accetta cala sul welfare, per cui l'esecutivo liberal-conservatore ha in serbo una «riforma storica», fatta di una stretta al bilancio per la spesa sociale e di punizioni esemplari contro i disoccupati «scrocconi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piano presentato ieri dal ministro del welfare Ian Duncan Smith ai Commons, promette un futuro da incubo per i 5 milioni di britannici che ricevono sussidi di diverso tipo, da quelli per la disoccupazione, a quelli per malattia e invalidità. La riforma che dovrebbe entrare in vigore nel 2013, prevede innanzitutto di accorpare i diversi sussidi al momento presenti in un unico «credito universale». Stando al governo questa misura permetterebbe di evitare errori amministrativi e truffe da parte dei cittadini.&lt;br /&gt;Ian Duncan Smith si è detto convinto che molti disoccupati continuino ad esserlo perché non gli conviene lavorare, grazie ai lauti sussidi che ricevono. «Voglio recuperare queste persone», ha affermato il ministro, promettendo che d'ora in poi «converrà sempre di più lavorare». Per eliminare la «trappola dei sussidi», che frenerebbe quel milione e mezzo di britannici che non hanno mai lavorato negli ultimi 9 anni, Ian Duncan Smith prevede punizioni draconiane. Dopo due dinieghi ad offerte di lavoro o a richieste di contribuire a lavori per la comunità (simili ai&lt;br /&gt;nostri lavori socialmente utili), ai disoccupati verranno sospesi i sussidi per sei mesi. E se diranno no una terza volta l'assegno di disoccupazione verrà cancellato per tre anni.&lt;br /&gt;Lo spirito della riforma del welfare proposta da Ian Duncan Smith suona fortemente punitivo in tempi di disoccupazione alle stelle. Ma il piano del ministro del welfare si sposa alla perfezione con la campagna di propaganda lanciata negli ultimi mesi dal governo contro i «poveri immeritevoli». «Scrocconi» che vengono oramai additati dalla destra come i veri responsabili della crisi economica e del dissesto delle finanze pubbliche. Più degli «avidi banchieri» della City, contro cui fino a pochi mesi fa si concentrava l'odio popolare.&lt;br /&gt;Con questa riforma il governo punta a risparmiare a regime 5 miliardi di sterline. Ma per le organizzazioni non-governativei risparmi in bilancio andranno a scapito delle famiglie più deboli, che spesso vivono in aree in cui è praticamente impossibile trovare lavoro. Per Kate Wavering, direttrice della campagna contro la povertà della Ong Oxfam «rimuovere i sussidi e lasciare le persone senza reddito causerà forti sofferenze per loro e per le loro famiglie. La maggioranza delle persone che vivono di sussidi desiderano lavorare, e punirle come se fossero criminali non&lt;br /&gt;è il modo giusto per trattarli».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-6354996307660889454?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/6354996307660889454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=6354996307660889454' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6354996307660889454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6354996307660889454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/11/cameron-se-la-prende-con-i-disoccupati.html' title='Cameron se la prende con i disoccupati'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-5807629935511986537</id><published>2010-11-11T14:00:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T14:01:31.168+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>"Education cuts...?" 50mila studenti londinesi assaltano la Millbank Tower</title><content type='html'>Vetrine che cadono in frantumi, sotto i colpi di sassi, bastoni, e  calci, con i cocci che finiscono sull'asfalto illuminati dal bagliore  arancione dei fumogeni e dalle fiamme di un falò alimentato da cartelli e  striscioni. Un ostacolo che si infrange sotto la pressione di una folla  infuriata, che si fa largo tra poliziotti sguarniti e impauriti e  invade l'entrata dell'edificio lanciando grida di gioia e improvvisando  danze scalmanate tra poltrone e schermi a cristalli liquidi. Non siamo  ai piedi dell'Acropoli, nell'Atene in stato di sommossa permanente, ma a  Londra, sulle algide sponde del Tamigi, all'entrata del cupo  grattacielo di Millbank, sede del Partito conservatore al governo da  poco meno di un anno. È contro questo simbolo della politica di  austerità, che migliaia di studenti britannici si sono scagliati ieri  pomeriggio, al termine di una grande manifestazione contro i tagli  all'università che ha visto la partecipazione di almeno 50 mila persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione di una giornata storica, e una mobilitazione con pochi  precedenti in un paese in cui il movimento studentesco è stato  tradizionalmente più debole di quello del continente, un gruppo di  alcune migliaia di manifestanti ha circondato la sede dei Tory. In  duecento sono riusciti ad occupare l'atrio, e una trentina si è  inerpicata fino al tetto del palazzo da cui hanno calato striscioni  contro il programma di tagli all'università. Solo dopo quattro ore  reparti di agenti anti-sommossa sono riusciti a riprendere il controllo  della situazione sgomberando l'edificio. In serata la polizia conterà  una ventina di feriti tra manifestanti e agenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La manifestazione partita a mezzogiorno di fronte a Downing Street, era  stata indetta dalla Ucu (University and College Union), il sindacato dei  professori universitari, e dalla Nus (National Union of Students), il  sindacato unitario degli studenti. Obiettivo: fermare il progetto di  tagli da oltre 3 miliardi di sterline al sistema universitario  britannico e il piano di aumento delle tasse per gli studenti per cui il  governo di coalizione di Conservatori e Liberaldemocratici vuole  innalzare il limite massimo a quota 9 mila sterline all'anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corteo che passa davanti alle sedi del potere di Wesminster, tra  pupazzi di avvoltoi giganti, e volti insanguinati stile Halloween,  impazzano gli slogan contro i Tory «schifosi» e contro Clegg il leader  dei liberaldemocratici bollato come «traditore». Sally una studentessa  ventenne dell'università di Nottingham brandisce un cartello che reca  una foto dell'attuale vice-primo ministro libdem quando alla vigilia  delle elezioni firmò la promessa che si sarebbe opposto all'aumento  delle tasse universitarie. «Aveva promesso di essere diverso. Si è  dimostrato bugiardo come gli altri politici se non peggio». Sara, una  studentessa al Camberwell College of Arts, è venuta alla manifestazione  per protestare contro la decisione di tagliare completamente i fondi  alla didattica per le materie umanistiche e sociali - «chi l'ha detto  che il paese ha bisogno solo di ingegneri e scienziati?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fianco degli studenti molti professori, che rischiano di perdere il  posto di lavoro, a causa del piano di riforma. Per Kirsten che sta  finendo il dottorato in studi culturali al Goldsmiths College «a pagare  più di tutti saranno i giovani ricercatori. Dopo la fatica del dottorato  rischio di trovarmi senza lavoro. Stanno trasformando l'educazione  universitaria in un grande McDonald».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli scontri con la polizia cominciano quando verso le due in duecento  valicano il recinto del parlamento, e inscenano un sit-in ai piedi del  Big Ben. La polizia che aveva preso sotto gamba la manifestazione, come  ammesso in serata dal direttore di Scotland Yard Paul Stephenson, fa  fatica a tenerli a bada. Poi verso le due e mezza circa diecimila  persone riescono a raggiungere il grattacielo di Millbank dove si trova  la sede dei Tory. Né il servizio d'ordine della manifestazione, né i  pochi poliziotti messi a guardia dell'edificio riescono ad evitare  l'occupazione da parte del blocco più militante del corteo, da cui in  serata si dissocieranno gli organizzatori della protesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il successo della manifestazione di ieri è una pessima notizia per  Cameron che pure in Cina, dove si trova in visita ufficiale, ha dovuto  rispondere a critiche contro il piano di riforma dell'università. I  liberaldemocratici, la cui sede è stata presa di mira da alcuni  manifestanti si trovano in grandissimo imbarazzo dopo il voltafaccia nei  confronti degli studenti. Una ventina di parlamentari libdem hanno  annunciato che voteranno contro il piano di riforma quando verrà  discusso ai Commons a fine mese. E se il fronte del no dentro i libdem  guadagnasse nuovi aderenti per la coalizione Lib-Con potrebbe essere una  sconfitta pesantissima e forse l'inizio della fine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-5807629935511986537?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/5807629935511986537/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=5807629935511986537' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5807629935511986537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5807629935511986537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/11/education-cuts-50mila-studenti.html' title='&quot;Education cuts...?&quot; 50mila studenti londinesi assaltano la Millbank Tower'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-789292779985174354</id><published>2010-10-21T13:41:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T13:41:47.139+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Cameron taglia tutto</title><content type='html'>Dimenticatevi di Margaret Thatcher, l'ex  premier tormento dei  lavoratori pubblici, la cui accetta colpiva tutto  quanto puzzava di  Stato. I tagli alla spesa pubblica presentati ieri dal  suo erede  spirituale, il cancelliere dello scacchiere George Osborne,  sono in  termini percentuali più del doppio rispetto a quelli che  trent'anni fa  contribuirono a rendere la Lady di ferro il simbolo della  destra  neoliberale e dello «stringiamo la cinghia». E a dispetto della   retorica del «conservatorismo compassionevole» sfoggiata dall'esecutivo a   rimetterci saranno soprattutto le categorie più deboli: anziani,   disoccupati e disabili.&lt;br /&gt;L'attesa «revisione della spesa» (Spending   Review), presentata ieri da Osborne alla Camera dei Comuni, tra i   mugugni dei parlamentari laburisti, è di fatto la stangata più pesante   dalla fine della Seconda guerra mondiale. I tagli, spalmati sui prossimi   5 anni, ammontano a un totale di 83 miliardi. Un piano di lacrime e   sangue, quello presentato dall'esecutivo di coalizione   Liberal-Conservatore, che fa impallidire le stangate varate nei mesi   scorsi in Francia e Germania. L'obiettivo: azzerare, entro la fine del   2014, il maggior deficit a livello continentale, ed evitare che il   debito pubblico tocchi quota 100% del PIL, rischiando però che il paese   venga sprofondato nella recessione.&lt;br /&gt;La principale vittima del piano   di tagli è l'assistenza sociale, da cui, a sorpresa, verranno tolti 7   miliardi in più rispetto agli 11 miliardi annunciati in precedenza.   L'età pensionabile verrà portata da 65 a 66 anni entro il 2020, con un   risparmio di 5 miliardi di sterline all'anno. Diversi contributi creati   durante il decennio Labour per aiutare disabili, anziani, ammalati e   madri single, verranno ridotti o eliminati. I sussidi destinati alle   famiglie più povere, tra cui quello per la casa, verranno tagliati   drasticamente. Una scelta strategica, quella di colpire i più deboli,   che contrasta palesemente con la promessa fatta più volte dal governo   guidato da David Cameron.&lt;br /&gt;L'assalto frontale alla spesa per   l'assistenza sociale ha consentito al cancelliere di presentarsi ai   Commons vantando una riduzione dei tagli previsti al bilancio dei   diversi ministeri, portati al 19% rispetto al 25% di cui si parlava nei   giorni scorsi. Ma questo cambio di programma non basterà a salvare   490.000 posti di lavoro, che stando ai dati presentati dallo stesso   esecutivo, verranno eliminati nel settore pubblico nei prossimi 5 anni.&lt;br /&gt;  Se il servizio sanitario nazionale e la scuola saranno relativamente   risparmiati dall'accetta di Osborne, a soffrire saranno soprattutto i   lavoratori dei ministeri, dell'università e gli impiegati degli enti   locali per cui si prevedono tagli tra il 30% e il 25%. Circa 11.000   poliziotti potrebbero perdere il posto di lavoro come conseguenza di una   riduzione del 25% ai fondi del ministero dell'interno. Meno colpita la   spesa militare che con un taglio dell'8% vedrà comunque l'esercito di   Sua Maestà perdere caccia, carrarmati e 7.500 soldati.&lt;br /&gt;«Oggi è il   giorno in cui la Gran Bretagna fa un passo indietro dal precipizio, il   giorno in cui affrontiamo i conti di un decennio di debiti» ha   dichiarato Osborne che ha sostenuto che i tagli sono «modesti» e che il   governo si darà da fare per «trovare un posto di lavoro agli impiegati   pubblici che verranno licenziati». «È una scommessa irresponsabile con   le vite dei cittadini» ha replicato il cancelliere ombra laburista Alan   Johnson. «Questo piano metterà a rischio la debole ripresa  dell'economia  britannica e colpirà le famiglie invece delle banche che  hanno causato  la crisi».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-789292779985174354?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/789292779985174354/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=789292779985174354' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/789292779985174354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/789292779985174354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/10/cameron-taglia-tutto.html' title='Cameron taglia tutto'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2978504572524096528</id><published>2010-09-26T15:24:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T15:25:27.705+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>LABOUR Il 40enne Miliband, sostenuto dai sindacati, eletto segretario</title><content type='html'>LONDRA. Dei due fratelli Miliband alla fine ha prevalso Ed: il più giovane, il più empatico, il più progressista dei due figli d'arte di Ralph Miliband, teorico marxista, attivista pacifista, tra i fondatori della New Left Review. Con una imprevista rimonta, ed una vittoria giunta alla quarta tornata di votazioni, il primo congresso del Labour dopo la sconfitta del maggio scorso ha incoronato l'ex sottosegretario al cambiamento climatico come successore di Gordon Brown alla guida del partito. Sconfitto il fratello David, di posizioni piu centriste, ex ministro degli esteri, considerato delfino di Tony Blair e dato come grande favorito all'inizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accettando l'incarico di fronte a centinaia di delegati laburisti nel centro conferenze di Manchester, Ed ha promesso di cambiare rotta per tornare a vincere dopo 13 anni di governo. Dopo aver abbracciato ed omaggiato il fratello, il nuovo leader ha ammesso che il partito ha perso la fiducia dell'elettorato e che la strada è in salita. «So che dobbiamo cambiare: oggi una nuova generazione si fa in carico il Partito laburista e raccoglie questo appello al cambiamento», ha gridato con la sua voce un po' gracchiante. Poi ha promesso un ritorno agli obiettivi sociali del partito affermando di volere lottare «per la maggioranza dei britannici che lavora sodo, che rispetta le regole e vuole una Gran Bretagna meno divisa e più prospera», frecciata alla City che ha messo il paese in ginocchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il successore di Gordon Brown, che lo aveva portato nel suo governo, è un uomo di 40 anni con l'aspetto da eterno giovanotto ed i modi da ragazzo di buona famiglia preoccupato per le classi piu deboli. Certo non si tratta di un vulcano di carisma, né di una figura di alta caratura intellettuale. Tuttavia il suo messaggio obamiano di cambiamento e la promessa di un nuovo inizio sembrano aver ben interpretato gli umori di una base che vuole tornare ai valori tradizionali di difesa dei lavoratori dopo la svolta centrista ed il flirt con il mondo del business degli anni blairiani del New Labour.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A favore di Ed ha anche giocato il fatto di potersi presentare come un «uomo nuovo» rispetto al fratello più machiavellico e navigato. Ed Miliband è reduce dalla sua prima legislatura e ha guadagnato fama di politico onesto. Ha la stima degli ecologisti per essere stato uno dei principali sostenitori della politica di radicale riduzione dei gas serra portata avanti dai goveri Blair e Brown, e per l'impegno speso (inutilmente) per arrivare a un accordo globale sul clima al vertice di Copenhagen di dicembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a far diventare Ed Miliband successore di Gordon Brown sono stati soprattutto i sindacati che hanno fatto confluire in massa i loro voti su di lui. Il fratello David che pure godeva dell'appoggio della maggior parte dei parlamentari e delle sezioni locali del partito ha avuto l'appoggio solo di 2 sindacati minori. Sulla scorta del sostegno sindacale e dei settori più «movimentisti» del partito, si prevede che ora Ed andrà all'attacco della politica di riduzione del deficit del governo di coalizione liberal-conservatore guidato da David Cameron che sta mettendo a repentaglio diversi servizi pubblici e che rischia di aumentare i disoccupati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'elezione di Ed Miliband alla guida del partito giunge all'indomani della nomina dell'ex sindaco di Londra Ken Livingstone, «Ken il rosso» per le sue posizioni socialisti, come futuro sfidante di Boris Johnson, il conservatore che gli è succeduto 2 anni fa. Le vittorie di Livingstone e Miliband, sembrano suggerire un seppur timido ritorno verso la sponda sinistra dell'agone politico, anche per capitalizzare sul dissenso dei lavoratori rispetto alla politica economica del governo Cameron. Così se il New Labour guardava alle classi medie e alla «Middle Britannia», ora il partito si rende conto di doversi riguadagnare la fiducia delle classi popolari, disilluse dalla svolta centrista del partito. Come Ed Miliband ha ripetuto più volte durante la sua campagna per la guida del Labour, «Non possiamo più considerare i lavoratori a basso reddito come nostri elettori automatici. Sono loro che abbiamo perduto e sono loro che dobbiamo recuperare».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2978504572524096528?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2978504572524096528/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2978504572524096528' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2978504572524096528'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2978504572524096528'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/09/labour-il-40enne-miliband-sostenuto-dai.html' title='LABOUR Il 40enne Miliband, sostenuto dai sindacati, eletto segretario'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8142217875955048454</id><published>2010-09-10T15:01:00.007+02:00</published><updated>2011-02-28T15:12:07.306+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Radio 3'/><title type='text'>Kashmir: la Rivolta dei Ragazzi - Intervista con Irene Panozzo su Radio3Mondo</title><content type='html'>&lt;iframe src="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/popupaudio.html?u=http%3A%2F%2Fwww.rai.it%2Fdl%2Faudio%2F1284112998902kashmir_la_rivolta_dei_ragazzi2010_09_10.ram&amp;p=Radio3Mondo&amp;d=Manifestano%2C%20vanno%20in%20strada%2C%20tirano%20pietre%20sui%20soldati%20indiani%2C%20per%20la%20autorit%26agrave%3B%20%26egrave%3B%20impossibile%20fermarli.%20Sono%20tutti%20ragazzini%20i%20protagonisti%20di%20quella%20specie%20di%20intifada%20di%20massa%20esplosa%20soprattutto%20questa%20estate%20%28...%29&amp;t=Kashmir%3A%20la%20rivolta%20dei%20ragazzi" width="470" height="380"&gt;&lt;br /&gt;  &lt;p&gt;Your browser does not support iframes.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8142217875955048454?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8142217875955048454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8142217875955048454' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8142217875955048454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8142217875955048454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2011/02/your-browser-does-not-support-iframes.html' title='Kashmir: la Rivolta dei Ragazzi - Intervista con Irene Panozzo su Radio3Mondo'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4092189159495966317</id><published>2010-08-31T14:39:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T14:58:03.487+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>La rivolta dei «boys», i figli del conflitto</title><content type='html'>&lt;span&gt;Una famiglia di Pampore, centro del commercio di  zafferano nel settentrionale stato indiano di Jammu e Kashmir, è riunita  davanti alla tv dove va in onda l'ennesimo musical di Bollywood. E' la  scena serale comune a milioni di case indiane, da Calcutta a Bombay, dal  meridionale Tamil Nadu alle montagne dell'Himalaya. Qui però alla  spensierata musica «filmi» si sovrappongono presto le grida di un]  corteo che protesta per la morte di un manifestante ucciso dai soldati  indiani. Allo slogan azadi (libertà) Zurbaid, il figlio più giovane, 13  anni, i capelli corti ben pettinati e una t-shirt verde Adidas, si alza  di scatto ed esce di casa, senza uno sguardo. Il padre scuote la testa:  «Non c'è niente da fare. Questi ragazzi non ci stanno a sentire», dice  rassegnato: «They are fearless», non hanno paura di niente, «è  impossibile fermare i boys».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai Kashmir tutti li chiamano così, i boys: sono i ragazzini che  tirano le pietre, protagonisti di quell'intifada di massa che questa  estate è diventata la principale forma di protesta del movimento  separatista, ennesima metamorfosi della rivolta cominciata nel 1989 e in  cui sono morti ormai 70.000 kashmiri. I boys sono teenagers come  Zurbaid, dai 10 ai 18 anni, ma anche bambini di 7, 8, 9 anni. Li vedi  radunarsi a nugoli nelle viuzze dei villaggi di montagna o nelle  stradine della città vecchia di Srinagar, capitale estiva dello stato di  Jammu e Kashmir, per poi uscire in forza sulle strade principali con  sassaiole improvvise. Scagliano pietre contro i muri delle caserme, le  finestre degli edifici del governo, i sacchi di sabbia dei bunker  piazzati a ogni incrocio e gli scudi di bambù dei soldati paramilitari  indiani. Pochi minuti e arrivano le divise khaki della Crpf (Central  Reserve Police Force) che per disperdere i boys sparano proiettili di  gomma, gas lacrimogeni e raffiche di Ak47. Spesso un ragazzo rimane a  terra in una pozza di sangue. Alla notizia di morti e feriti i boys si  ributtano per strada a sfogare la loro rabbia con nuovi lanci di pietre.  I soldati rispondono sparando senza troppi scrupoli, certi della  protezione delle leggi speciali. Ogni giorno si aggiungono al conto  nuovi morti e feriti che innescano nuove proteste, un circolo vizioso di  cui non si vede la fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Soldati contro ragazzini&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A due mesi e mezzo dall'inizio di questa ondata di proteste i morti sono  64, tutti civili. Oltre la metà dei caduti sono minorenni, tra cui  anche tre bambini di 7 anni. A innescare l'intifada di quest'estate è  stata del resto proprio l'uccisione di un ragazzo, Tufail Ahmed Mattoo,  17 anni, morto l'11 giugno. Passava accanto a una protesta pacifica  contro un episodio di brutalità dell'esercito, tornando a casa dopo una  lezione privata, quando è stato colpito in testa da un proiettile di gas  lacrimogeno sparato ad alzo zero. Tufail è diventato così il primo di  una serie di vittime minorenni: ragazzini come Faizan Rafiq, 13 anni  annegato il 17 luglio dopo essere stato stordito dai soldati e poi  buttato nel fiume Jhelum che attraversa Srinagar. O bambini come Sameer  Ahmad Rah, 7 anni, morto il 2 agosto e diventato il simbolo della  brutalità dello stato. Era uscito di casa per comprare della frutta  quando è stato inseguito da cani randagi. Vedendolo correre i soldati lo  hanno circondato e si sono accaniti su di lui, spezzandogli diverse  costole prima di spingergli un bastone in fondo alla gola davanti a  passanti terrorizzati.&lt;br /&gt;L'impressionante numero di minorenni uccisi e mutilati dalle forze di  sicurezza indiane in quest'estate di sangue è la prova di quello che  vanno ripetendo tanti kashmiri adulti, increduli di fronte alla  mattanza: che questo conflitto si sta transformando in un attacco ai  figli della guerra civile, la generazione di kashmiri nata dopo il 1989.  Una generazione cresciuta sotto l'occupazione militare, la cui vita  quotidiana è stata segnata dall'ingombrante presenza di 700.000 soldati,  ritmata da uccisioni indiscriminate, da storie di stupri e torture, il  lutto per la morte di padri e parenti e l'umiliazione delle  perquisizioni continue. Questi ragazzi non si sono abituati a vivere  sotto il coprifuoco. Disillusi dal fallimento di ogni promessa di  risoluzione del conflitto, usano le pietre come lettere di protesta  indirizzate a New Delhi, per far sapere che in Kashmir non regna la  pace.&lt;br /&gt;Di fronte a ragazzini infuriati, la classe dirigente indiana e kashmira  sembra incapace di fornire qualsiasi risposta che non esca dalla canna  di un fucile. «Non so bene che cosa sperino di ottenere tirando pietre»,  ha affermato qualche tempo fa il chief minister (capo del governo)  dello stato di Jammu e Kashmir Omar Abdullah, erede della dinastia che  da nazionalista kashmira si è trasformata in rappresentante del partito  del Congress, quindi dell'attuale governo centrale di New Delhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Una generazione senza leader&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Farooq ha 17 anni, i capelli alla Ronaldinho sotto una cuffia da rapper,  assomiglia ai ragazzi maghrebini, turchi o pakistani che affollano i  quartieri popolari di Parigi, Londra e Berlino. Passa le giornate chiuso  in casa per il coprifuoco facendo zapping. Poi la sera si incontra con  gli amici in centro a Srinagar: va «a tirare le pietre», come ammette  senza darsi troppe arie. A volte quando la situazione si fa calda non  torna per giorni, provocando l'angoscia della madre, Salima, una delle  tante vedove della guerra civile. Il marito, che si era unito alla lotta  armata, è scomparso dieci anni fa. Di lui rimane una foto sovraesposta  appesa nella piccola stanza che funge da soggiorno e camera da letto. Se  i padri, che negli anni '90 hanno imbracciato le armi, sono stati  sconfitti militarmente, uccisi, incarcerati o scomparsi, i loro figli  sono tutt'altro che rassegnati. «Uccidono una persona in una famiglia e  pensano di metterla a tacere», dice Salima. «Ma è l'opposto. Per ogni  ucciso due persone si ribellanno».&lt;br /&gt;Oggi i boys non sembrano disposti ad ascoltare i richiami alla calma. «I  ragazzini sono incontrollabili», ripetono adulti e anziani. Non sembra  avere presa neppure la guida dei due principali leader della Hurriyat  conference, il «cartello» delle forze politiche e sociali kashmire che  chiedono l'indipendenza, il moderato Mirvaiz Umar Farooq e il radicale  Syed Ali Shah Geelani: alcuni boys li tacciano di «venduti». Come tanti  altri leader nel passato, primo fra tutti Sheik Abdullah, nonno  dell'attuale chief minister, a suo tempo riconosciuto e stimati leader  dei kashmiri (fu lui a optare per New Delhi in un quadro di autonomia  nel 1947, quando dal vecchio impero coloniale nascevano le due nazioni  separate di india e Pakistan): la cui tomba è costantemente presidiata  da quattro soldati per evitare profanazioni. «I boys non hanno leader»:  lo dicono gli oppositori del movimento per certificarne la follia e  giustificarne la repressione, ma lo sostengono gli stessi ragazzi, che  ci tengono a non farsi dipingere come le pedine di qualche grande  vecchio o come manovalanza dello stato pakistano, pagati 200 rupie al  giorno per tirare pietre come sostiene la stampa nazionalista indiana  che dietro ogni protesta vede la longa manus dell'Isi, il famigerato  servizio segreto di Islamabad.&lt;br /&gt;Una persona per la verità c'è che gode della fiducia di boys, e che la  rivolta degli ultimi mesi sta innalzando a nuovo leader del movimento  separatista. E' Masarat Allam, leader della Muslim League del Kashmir e  vice del venerando Geelani alla guida della fazione radicale della  Hurriyat: con i suoi 39 anni non è certo un teenager, ma che con la sua  intransigenza si è guadagnato il rispetto dei ragazzini tirapietre. Se  il calendario di protesta ufficiale (non è del tutto vero che il  movimento non ha riferimenti) è ancora redatto da Geelani, stando ai  boys è Allam dal suo rifugio segreto a muovere le fila  dell'insurrezione. Ha coniato lui lo slogan «Go India, go back»,  diventato la parola d'ordine di questo movimento. Dietro la sua lunga  barba da ligio musulmano si sta assembrando una generazione  intransigente che chiede azadi, libertà.&lt;br /&gt;Ma se chiedi ai boys che cosa intendano esattamente per «azadi» non  parlano di indipendenza, autonomia, auto-governo e di altre possibili  soluzioni negoziali. «Quello che vogliamo è semplice» dice Farooq: «Che i  soldati se ne vadano. Vogliamo vivere senza dover spiegare a un soldato  dove stai andando ogni volta che esci di casa, senza essere umiliati.  Vogliamo vivere senza paura». Lo dice guardando i due fratelli minori  giocare a cricket con una palla di plastica e un asse di legno. E' cosi  che tanti boys hanno imparato a prendere la mira. La prossima estate  potrebbe essere il loro turno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4092189159495966317?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4092189159495966317/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4092189159495966317' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4092189159495966317'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4092189159495966317'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/08/la-rivolta-dei-boys-i-figli-del.html' title='La rivolta dei «boys», i figli del conflitto'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-1888384926801208025</id><published>2010-08-31T13:55:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T14:56:11.256+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Zahid Rafiq: «Sono pacifista, ma li capisco»</title><content type='html'>«Sono un pacifista, però ora vi spiego perché vorrei andare a tirare le  pietre». Così esordisce Zahid Rafiq in un articolo su Tehelka, il  settimanale indiano che negli ultimi anni si è affermato come  un'autorevole voce critica. Rafiq, 26 anni, è un giornalista kashmiro  che sa catturare in profondità la psicologia del conflitto in quella  valle percorsa da una rivolta ormai più che ventennale: la rabbia dei  ragazzi che tirano le pietre, l'atteggiamento supponente  dell'establishment indiano «che si comporta come uno struzzo, nasconde  la testa nella sabbia e pensa che non ci sia alcun problema».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Dopo la fine dell'insurrezione armata nel 2003 molti dicevano che i  kashmiri si erano rassegnati a essere parte dell'India. Perché il  conflitto sta riesplodendo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il sentimento di libertà non si è mai spento, neppure durante i quattro  anni di relativa calma dopo il 2003. Non può essere schiacciato nel  sangue né comprato con i soldi di New Delhi. Il fatto è dopo la vittoria  militare delle forze di sicurezza indiane sui guerriglieri il movimento  è stato costretto a trasformarsi passando dai fucili alle pietre. E'  stato un passaggio complesso che non poteva avvenire in una notte..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Come è cambiato il conflitto in Kashmir rispetto agli anni '90?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il conflitto in Kashmir è diventato una guerra in cui una parte decide  di essere diseguale. Quando un ragazzo prende una pietra e cammina verso  un soldato sa che la pietra può soltanto ferire superficialmente il  soldato, ma sa pure che se il soldato gli spara lui probabilmente morirà  oppure finirà mutilato. Scegliendo la pietra invece del fucile il  ragazzo si pone su un piano morale più alto, dove lo scontro non ha più a  che fare con la forza fisica ma con la forza morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Oltre ai ragazzini, si vedono anche molte donne scendere in piazza e tirare le pietre. Che significa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il governo aveva chiesto alle donne di andare alle proteste per fermare i  propri figli. Loro sono andate a tirare le pietre. Per le donne  kashmire è un atto catartico dopo vent'anni di silenzio, passati vedendo  il fratello portato via dalla polizia, il marito maltrattato dai  soldati, i funerali passare sotto la finestra. Le donne non potevano  essere parte dell'insurrezione armata ma ora sono uscite allo scoperto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lo stato indiano risponde alle pietre con gli stessi mezzi con cui ha  stroncato i ribelli armati. Perchè una risposta tanto repressiva?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Lo stato indiano continua a voler curare la malattia trattando i  sintomi. Non vuole accettare il fatto che la stragrande maggioranza dei  kashmiri desidera l'indipendenza. Il dramma per loro è che questo  movimento è più difficile da fronteggiare che un'insurrezione armata.  Gli indiani preferirebbero risolvere la situazione usando i 700.000  soldati stanziati in Kashmir. Vogliono evitare a tutti i costi  manifestazioni politiche perché mettono a nudo il fatto che i  separatisti non sono terroristi e hanno richieste legittime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Si parla molto del rischio di una nuova insurrezione armata di impronta jihadista. Cosa ne pensa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Dopo l'esperienza dell'insurrezione armata in Kashmir nessuno vuole  imbracciare un fucile. Al momento i fondamentalisti musulmani non sono  benvenuti in Kashmir, dove non è ricordato con piacere l'arrivo in massa  di guerriglieri stranieri durante gli anni '90. Tuttavia con tutti i  ragazzini che vengono uccisi uno può immaginare cosa passi per la testa  ai loro fratelli, cugini, vicini di casa. Se il massacro continua c'è il  rischio che i jihadisti trovino di nuovo spazio e che il Kashmir torni  ad essere terreno di battaglia dai fondamentalisti musulmani dopo che  gli americani si saranno ritirati dall'Afganistan. E sarebbe una  tragedia, sia per l'India che per il Kashmir. I kashmiri si troverebbero  a combattere una guerra che non gli appartiene. Al primo colpo sparato  contro i soldati indiani questo movimento sarà morto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-1888384926801208025?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/1888384926801208025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=1888384926801208025' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1888384926801208025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1888384926801208025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/08/zahid-rafiq-sono-pacifista-ma-li.html' title='Zahid Rafiq: «Sono pacifista, ma li capisco»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-3716742448603825714</id><published>2010-06-29T13:55:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T13:56:12.018+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>La soluzione alla crisi? L'uomo artigiano</title><content type='html'>&lt;p&gt;“Sono convinto che la crisi riesploderà presto, perché le cause&lt;br /&gt;strutturali della crisi non sono state affrontate”. Richard &lt;a href="http://www.milanox.eu/tag/sennett/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Sennett"&gt;Sennett&lt;/a&gt;,&lt;br /&gt;studioso del nuovo capitalismo e del lavoro flessibile, nato a Chicago&lt;br /&gt;nel 1943 e professore emerito di sociologia alla London School of&lt;br /&gt;Economics, sostiene che la crisi ha portato ad un aggravamento della&lt;br /&gt;situazione di incertezza e del lavoro flessibile portata dal&lt;br /&gt;neoliberismo. In questa situazione la sinistra è preda della&lt;br /&gt;moderazione proprio nel momento in cui servirebbero soluzioni radicali&lt;br /&gt;come la nazionalizzazione del sistema bancario. Secondo &lt;a href="http://www.milanox.eu/tag/sennett/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Sennett"&gt;Sennett&lt;/a&gt;, di cui&lt;br /&gt;in Italia sono stati pubblicati la Cultura del Nuovo Capitalismo,&lt;br /&gt;L’Uomo Flessibile e per ultimo L’Uomo Artigiano, la via di uscita dalla&lt;br /&gt;crisi potrebbe essere un ritorno al manifatturiero, fronte su cui&lt;br /&gt;l’economia italiana può fornire un modello all’economia europea.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;*Governi e imprenditori sostengono che siamo fuori dalla crisi. Eppure&lt;br /&gt;le economie stentano a riprendersi e la disoccupazione continua ad&lt;br /&gt;aumentare. Dobbiamo credere a queste sirene?*&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La maggioranza dei governi europei ha introdotto misure leggere per&lt;br /&gt;limitare il capitale finanziario, ma non hanno compreso che questa e’&lt;br /&gt;un’attività che è inerentemente distruttiva, che rovina compagnie,&lt;br /&gt;che distrugge posti di lavoro, e non si può semplicemente metterle i&lt;br /&gt;freni. Anche se l’Europa si trascinasse avanti per tre o quattro anni&lt;br /&gt;la crisi succedera’ nuovamente. E penso che la prossima volta l’Europa&lt;br /&gt;avra’ ancora meno margini per riprendersi. Siamo a rischio di&lt;br /&gt;diventare quello che l’America Latina era durante gli anni ’60, un&lt;br /&gt;continente con molte risorse ma assolutamente auto-distruttivo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;*I lavoratori flessibili che tu descrivi nei tuoi libri sono state le&lt;br /&gt;vittime designate di questa crisi, i primi ad essere sacrificati dai&lt;br /&gt;licenziamenti. Siamo di fronte ad una crisi strutturale del modello&lt;br /&gt;del lavoro flessibile?*&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Certamente i lavoratori flessibili, quelli che erano l’avanguardia del&lt;br /&gt;nuovo capitalismo, lavoratori nelle industrie hi-tech, industrie&lt;br /&gt;culturali e nella finanza, hanno sofferto in maniera particolare le&lt;br /&gt;conseguenze della crisi. Ma quello che stiamo vedendo è’ piuttosto&lt;br /&gt;un’estremizzazone del sistema di lavoro flessibile. Da un punto di&lt;br /&gt;vista strutturale la cosa piu’ impressionante della crisi è che ha&lt;br /&gt;espanso l’area di lavoro part-time. E quel lavoro part-time è stato&lt;br /&gt;occupato da lavoratori che in precedenza erano occupati a tempo pieno.&lt;br /&gt;Si tratta in particolare lavori nel settore dei servizi, nei&lt;br /&gt;supermercati, nei grandi magazzini, ma pure nei giornali e nelle&lt;br /&gt;industrie culturali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;*Le altre grandi vittime della crisi sono i giovani, che oggi più che&lt;br /&gt;mai scontano l’inefficienza del sistema.*&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Stiamo entrando un decennio perduto per le persone giovani, ed avremo&lt;br /&gt;una generazione perduta. Il Giappone ha avuto una prefigurazione&lt;br /&gt;durante gli anni ’90 di quello che sarebbe successo 12 o 15 anni più&lt;br /&gt;tardi in occidente. La finanza che collassa. Persone qualificate che&lt;br /&gt;non trovano lavorare per 6 o 8 anni. Persone che non torneranno mai&lt;br /&gt;piu’ lavorare. Persone che hanno perso un decennio della loro vita. La&lt;br /&gt;generazione che e’venuta dopo ha visto come era la situazione, ed in&lt;br /&gt;molti hanno scelto scuole tecniche piuttosto che l’università. Una&lt;br /&gt;volta tutti cercavano di entrare nelle università prestigiose. Gli&lt;br /&gt;adolescenti giapponesi ora sono molto piu’ realistici. Ed è quello&lt;br /&gt;che succederà da noi. L’Università di Venezia non avrà più&lt;br /&gt;migliaia di studenti di architettura. La nuova generazione è fregata&lt;br /&gt;dal sistema e dovrà inventarsi nuovi modi per sopravvivere.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;*Il capitalismo finanziario è in crisi, ma i sentimenti della gente&lt;br /&gt;sembrano essere riassunti bene da una vignetta comparsa nell’ultimo&lt;br /&gt;numero dell’Economist in cui una folla incoraggia la locomotiva del&lt;br /&gt;capitalismo che sbuffa in salita.*&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questa fiducia è dovuta al fatto che il sistema ha incoraggiato le&lt;br /&gt;persone a credere è che c’è più mobilità sociale in questo&lt;br /&gt;capitalismo flessibile. Ma i dati statistici suggeriscono  una&lt;br /&gt;situazione opposta. Negli anni ’50 e ’60, che vengono idenfiticati con&lt;br /&gt;un capitalismo sclerotico e burocratico, i tassi di mobilità verso&lt;br /&gt;l’alto per la classe operaia e la classe media erano decisamente più&lt;br /&gt;alti di quelli degli anni ’90. E la ragione è strutturale. In un&lt;br /&gt;sistema di capitalismo finanziario fondamentalmente si spremono le&lt;br /&gt;classi medie. Saskia Sassen [compagna di &lt;a href="http://www.milanox.eu/tag/sennett/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Sennett"&gt;Sennett&lt;/a&gt; e sociologa urbana&lt;br /&gt;ndr] è tornata dalla Cina la scorsa settimana e mi ha detto che ciò&lt;br /&gt;che è veramente interessante nella situazione laggiù è che i cinesi&lt;br /&gt;vogliono diventare classe media ma ciò che vedono è che la promessa&lt;br /&gt;di mobilita’ non viene realizzata dal sistema, ed è per questo che ci&lt;br /&gt;sono tante proteste al momento tra i lavoratori cinesi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;*Nonostante la situazione di sofferenza dei lavoratori, i sindacati non&lt;br /&gt;sembrano essere in grado di reagire adeguatamente all’ondata di tagli.&lt;br /&gt;E’ questo il risultato dell’individualizzazione della forza lavoro&lt;br /&gt;seminata durante gli anni d’oro del neoliberismo?*&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La mancanza di risposte collettive alla crisi e’ dovuta esattamente&lt;br /&gt;alla situazione di incertezza in cui si sono messi i lavoratori negli&lt;br /&gt;ultimi anni. I sindacati adesso si chiedono di colpo ma com’è che non&lt;br /&gt;possiamo mobilitare queste persone. Ma la risposta è chiarissima.&lt;br /&gt;Questi lavoratori non possono permettersi di scioperare, perche’ se&lt;br /&gt;scioperano non avranno alcuna protezione. Sono in una condizione&lt;br /&gt;incredibilmente insicura in cui non possono alzare la testa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;*Non solo i sindacati ma anche i partiti di sinistra sembrano incapaci&lt;br /&gt;di cogliere la sfida della crisi. Così in Gran Bretagna come in&lt;br /&gt;Germania sono stati eletti esecutivi liberal-conservatori, che&lt;br /&gt;continuano a sostenere il verbo del neoliberismo.*&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Penso che per quanto riguarda la sinistra, abbiamo avuto 50 anni in&lt;br /&gt;cui abbiamo cercato di dimostrare che noi non siamo come quei&lt;br /&gt;cattivoni stalinisti, che siamo gente a modo, che siamo amici del&lt;br /&gt;business, che vogliamo essere parte del mondo moderno. Sono stati&lt;br /&gt;cinquant’anni rivolti al passato. Di fronte ad un sistema distruttivo&lt;br /&gt;la sinistra non ha niente da dire ai lavoratori. Recentemente sono&lt;br /&gt;stato ad un incontro sindacale prima delle elezioni, e mi hanno&lt;br /&gt;chiesto tu cosa faresti? Io ho risposto che se fosse per me&lt;br /&gt;nazionalizzerei l’intero sistema bancario. Penso che bisognerebbe&lt;br /&gt;trattare il sistema finanziario nello stesso modo in cui si tratta la&lt;br /&gt;salute. Una cosa che richiede il controllo dello stato. E ho visto&lt;br /&gt;questi membri del sindacato, e ripeto membri del sindacato che mi&lt;br /&gt;dicevano – non si possono dire queste cose! Abbiamo bisogno di dare&lt;br /&gt;una risposta molto piu’ radicale a quello che sta succedendo. Dobbiamo&lt;br /&gt;abbandonare le pretese di socialdemocrazia. Si continua a voler dare&lt;br /&gt;ai lavoratori un paio di protezioni in piu’, o due spiccioli in piu’&lt;br /&gt;invece che modificare veramente il sistema economico. Dobbiamo tornare&lt;br /&gt;a parlare di socialismo altrimenti la gente non ci capisce.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Come uscire dalla crisi? Quale modello produttivo? In Gran Bretagna si&lt;br /&gt;e’ fatto un gran parlare di un ritorno al settore manifatturiero come&lt;br /&gt;antidoto alla crisi del sistema finanziario. Questa e’ del resto la&lt;br /&gt;soluzione che tu suggerisci nel tuo libro, l’Uomo Artigiano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Qua in Gran Bretagna ne hanno parlato per gli ultimi due anni, ma non&lt;br /&gt;hanno mai creato alcun programma per incoraggiare i giovani a&lt;br /&gt;diventare artigiani. Era un’idea interessante ma non se ne e’ fatto&lt;br /&gt;niente. Io credo che il settore manifatturiero offra una via di&lt;br /&gt;uscita. E non si tratta solo di una fiducia romantica nell’uomo&lt;br /&gt;artigiano. E’ la storia del successo economico della Cina o del&lt;br /&gt;Giappone. Si tratta di tornare a produrre cose, produrre cose di cui&lt;br /&gt;altre persone hanno bisogno. E in questo senso in Italia voi avete un&lt;br /&gt;sistema produttivo ad alta tecnologia che puo’ trovare una via di&lt;br /&gt;uscita da questa situazione. L’ironia in Italia come altrove queste&lt;br /&gt;imprese manifatturiere che fanno veramente profitto, che stanno sul&lt;br /&gt;mercato ed impiegano molte persone ma sono proprio quelle che fanno&lt;br /&gt;fatica ad ottenere credito. Questa e’ una dimostrazione palese della&lt;br /&gt;follia del sistema.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-3716742448603825714?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/3716742448603825714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=3716742448603825714' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3716742448603825714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3716742448603825714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/06/la-soluzione-alla-crisi-luomo-artigiano.html' title='La soluzione alla crisi? L&apos;uomo artigiano'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-6735924635741345642</id><published>2010-06-23T15:15:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T15:16:11.201+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Tagli da 90 miliardi Spremuto il welfare, niente sull'evasione</title><content type='html'>LONDRA. La finanziaria più dura degli ultimi 30 anni ha scritto il Times. No. La più dura degli ultimi 60 anni, ha rincarato il premier David Cameron, quasi fosse un motivo di orgoglio. Dopo le manovre correttive annunciate a catena nelle ultime settimane in Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Germania, ieri è andata in scena la nuova austerity made in Britain, con una finanziaria da record presentata dal nuovo governo di coalizione liberal-conservatore. Una stretta pesantissima che secondo alcune stime vale 75 miliardi di sterline, quasi 90 miliardi di euro, poco meno del 6% del Pil. Una finanziaria in cui alle banche si tolgono gli spiccioli mentre si tagliano i servizi, si attaccano i dipendenti pubblici ed aumentano le imposte indirette.&lt;br /&gt;George Osborne, il cancelliere dello scacchiere, ha cercato di presentare l'«emergency budget» alla Camera dei Comuni come una manovra progressista, «dura ma giusta», scatenando un boato dai banchi dell'opposizione laburista. Osborne ha accusato il governo Labour di dissennatezza finanziaria, che ha messo il nuovo governo di fronte ad una scelta obbligata per «fermare il collasso di fiducia nel sistema economico». Una stretta in cui, promette Osborne, «tutti pagheranno, ma coloro che sono in fondo alla scala dei redditi pagheranno di meno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dispetto di queste dichiarazioni, Osborne ha presentato solo tagli su tagli. Tagli che vanno a coprire quasi l'80% della somma sottratta all'economia. Il welfare viene spremuto a fondo, con un risparmio di 11 miliardi dal congelamento e dalla riforma dei contributi per invalidi, bambini, abitazione ed anziani. A questi si sommano 17 miliardi di tagli alla spesa per i diversi ministeri, che vedono ridurre il proprio bilancio del 20%. Viene congelato per due anni lo stipendio dei dipendenti pubblici che guadagnano più di 21.000 sterline, e vengono bloccate le assunzioni. A essere colpiti sono pure i consumatori che devono fare fronte ad un aumento dell'Iva di 2.5 punti che la porta al 20%, con maggiori entrate per 20 miliardi di sterline. Si tratta di un ulteriore carico per la spesa delle famiglie che già fanno fronte ad un costo della vita che nonostante la crisi è rimasto alle stelle, a fronte di un minore reddito e meno posti di lavoro. Unica nota positiva il fatto che 850.000 lavoratori a basso reddito vengono esentati dalle imposte, primo passo incontro alla richiesta liberal-democratica di creare una no-tax zone per i redditi sotto le 10.000 sterline.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se lavoratori pubblici e consumatori vengono colpiti pesantemente a farla franca sono proprio i responsabili della crisi economica, ed in particolare banche e super-ricchi. Dopo il muso duro mostrato all'impopolare City, per tutta la campagna elettorale, conservatori e liberal-democratici ci sono andati leggeri, e si sono accontentati di prelevare appena 2 miliardi di sterline dalle banche. Niente di fatto anche sul fronte dell'evasione fiscale, stimata a 100 miliardi di sterline all'anno, con tanti facoltosi contribuenti tra cui lo stesso vice-ministro del tesoro Danny Alexander che risultano domiciliati all'estero per ragioni fiscali.&lt;br /&gt;Una manovra lacrime e sangue che però secondo Osborne permetterà di ridurre fortemente il deficit nei prossimi 5 anni il deficit, portandolo dall'attuale 10% all'1%. Stando alle stime del governo l'economia registrerà una mini-ripresa dell'1.2% quest'anno e il 2.8% nel 2012, e anche la disoccupazione scenderà e dopo il picco dell'8% di quest'anno passerà al 6% nel 2012. Il Labour e i sindacati hanno accolto con disapprovazione la manovra correttiva. Harriet Harman che funge da primo ministro ombra per il Labour, in attesa che il congresso del partito elegga un nuovo leader, dopo il discorso di Osborne ha affermato che la manovra aumenterà la disoccupazione e bloccherà l'economia. Per il segretario della Trade unions Brendan Barber «la manovra dimostra l'incomprensione dello stato dell'economia». Ma nonostante i tagli e le parole la risposta politica e sociale non si vede.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-6735924635741345642?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/6735924635741345642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=6735924635741345642' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6735924635741345642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6735924635741345642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/06/tagli-da-90-miliardi-spremuto-il.html' title='Tagli da 90 miliardi Spremuto il welfare, niente sull&apos;evasione'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-6510255015111879345</id><published>2010-05-13T14:34:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T14:35:23.069+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Giallo-blu a Downing street</title><content type='html'>«Se volete, fatevi pure sedurre da Nick Clegg. Ma sappiate che alla fine vi ritroverete sposati con David Cameron». La profezia agitata dal «principe delle tenebre», il machiavellico politico laburista Peter Mandelson, durante la campagna elettorale, si è avverata ieri sul prato del giardino interno di Downing Street, dove i due sposini di centro-destra, il leader dei Conservatori Cameron, e quello dei Liberaldemocratici Clegg, hanno celebrato di fronte alla stampa, l'insediamento del primo governo di coalizione dai tempi di Winston Churchill, in cui fungeranno rispettivamente da primo ministro e da vice primo ministro. «Un governo che durerà cinque anni», hanno promesso i due, nonostante la diffidenza dei rispettivi partiti, il malumore della base, e lo scetticismo dei bookmakers, che già puntano sul ritorno alle urne entro un anno.&lt;br /&gt;Dopo aver ottenuto l'incarico martedì sera dalla Regina Elisabetta, mezz'ora dopo che il laburista Gordon Brown aveva frettolosamente lasciato Downing Street accompagnato da moglie e bambini, il 43enne Cameron aveva promesso di costruire una «società giusta» basata sulla responsabilità. Ieri, presentando l'esecutivo in compagnia di Clegg, il leader dei «New Tory», ha affermato che «toglierà il potere ai politici e lo metterà nelle mani della gente», dando vita ad una «grande società» al posto del «grande governo» coltivato dal New Labour. Clegg gli ha fatto da sponda, affermando che il nuovo governo sarà «riformatore e progressista» e che «vedrà il debutto di un nuovo modo di fare politica: una politica diversa e plurale». «Non solo un nuovo governo ma pure una nuova politica», hanno affermato i due all'unisono.&lt;br /&gt;Nella squadra giallo-blu svelata ieri pomeriggio, i liberaldemocratici deludono le attese, accontentandosi di una manciata di poltrone. I ministeri importanti vanno quasi tutti ai Conservatori. L'aristrocratico George Osborne, che come Cameron fu membro dell'esclusivo Bullingdon club ai tempi degli studi a Oxford, diventa cancelliere dello scacchiere, ovvero ministro del Tesoro. Il torvo William Hague, già leader dei Tory, e tenace anti-europeista, si prende il ministero degli esteri. Il bonario Ken Clarke, veterano degli esecutivi Thatcher e Major, va al ministero della giustizia. Al militarista Liam Fox viene affidata la Difesa. All'amico delle cliniche private Andrew Lansley viene concessa la Sanità. Il ministero degli Interni infine viene dato a Theresa May, unica donna nell'esecutivo: un evidente passo indietro rispetto all'era New Labour. I Liberaldemocratici si accontentano del ministero per la Scozia, assegnato a Danny Alexander, di quello dell'Energia affidato a Chris Huhne, e del dicastero dell'Industria con delega alle banche, messo in mano al vulcanico libdem Vincent Cable, noto per le critiche al sistema finanziario.&lt;br /&gt;I Tory sono stati più generosi verso i novelli alleati libdem sul programma di governo. Passa la richiesta del partito di Clegg per un referendum sul sistema elettorale, che potrebbe aprire le porte ad un sistema misto proporzionale/maggioritario: una concessione significativa dato che i conservatori difendono tenacemente il maggioritario secco. Viene annunciata pure la creazione di una no-tax zone per le famiglie con reddito sotto le 10.000 sterline, ed investimenti per i bambini disagiati, proposti dai Libdem durante la campagna elettorale. Si promettono un alt all'espansione degli aeroporti, e investimenti per l'energia solare ed eolica. Differenze da colmare rimangono sulla guerra in Afghanistan, con i Libdem che vorrebbero accelerare l'uscita dal conflitto e sull'Europa dove le posizioni dei due partiti sono difficilmente conciliabili.&lt;br /&gt;Il protocollo d'intesa siglato da Tory e Libdem, lascia pure intendere come il partito di Clegg abbia accettato a testa bassa la linea Tory sull'economia con tagli pesanti alla spesa pubblica per fare fronte al deficit. Viene annunciata una finanziaria di emergenza entro 50 giorni che dovrebbe produrre 6 miliardi di «risparmi» per fare felice la City. Si prospettano misure draconiane sui disoccupati, che presto saranno costretti ad accettare qualsiasi lavoro venga offerto loro per non rimanere senza contributi, e licenziamenti a raffica per i dipendenti pubblici. Interventi che rischiano di mandare la disoccupazione alle stelle e ributtare il paese in una seconda recessione, come paventato dagli stessi Libdem durante la campagna elettorale.&lt;br /&gt;Dentro il partito liberaldemocratico l'accordo con i Conservatori ha fatto infuriare diversi attivisti, e tanti intellettuali di sinistra che disgustati da 13 anni di New Labour avevano deciso di appoggiare Clegg alle ultime elezioni, senza sospettare che cosi rifacendo si sarebbero ritrovati a nozze con i Tory. Così per i liberaldemocratici alla prima esperienza di governo da diversi decenni, lo sposalizio con i Conservatori potrebbe rivelarsi un abbraccio mortale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-6510255015111879345?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/6510255015111879345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=6510255015111879345' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6510255015111879345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6510255015111879345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/05/giallo-blu-downing-street.html' title='Giallo-blu a Downing street'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-1868084749468266295</id><published>2010-05-12T15:16:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T15:17:35.006+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Brown si dimette, incarico a Cameron</title><content type='html'>«Grazie e arrivederci». Dopo cinque giorni di resistenza in cui è rimasto in trincea a Downing Street, cercando di scongiurare a tutti i costi l'entrata dei Tory di David Cameron, ieri Gordon Brown ha presentato ufficialmente le dimissioni da primo ministro alla regina Elisabetta e ha chiesto al sovrano di invitare il leader dei Conservatori Cameron a formare un nuovo esecutivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione di Brown è giunta a seguito del fallimento della trattativa tra laburisti e liberaldemocratici, spenta sul nascere dall'opposizione interna di diversi esponenti Labour. In tarda serata tutti prevedevano che a brevissimo, forse già nella nottata, sarebbe stata annunciata la formazione di un esecutivo guidato da David Cameron, con al suo interno diversi ministri liberaldemocratici, nella prima coalizione giallo-blu della recente storia britannica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sin dalla mattinata si percepiva che quella di ieri sarebbe stata la giornata decisiva, dopo cinque giorni di trattative febbrili per creare un nuovo esecutivo, seguite ad elezioni che avevano restituito al paese un parlamento appeso, con nessun partito con la maggioranza dei seggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di prima mattina Cameron aveva lanciato un ultimatum a Clegg, definendo la giornata di ieri il «giorno delle decisioni», e per tutta risposta Clegg si era detto impaziente di porre fine alla situazione di incertezza. A sbloccare la trattativa tra Libdem e Tory, è stato il fallimento dei colloqui paralleli tra libdem e i laburisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cercando di approfittare dello stallo nei negoziati tra liberaldemocratici e conservatori, ieri Brown si era detto disposto a farsi da parte, per persuadere i Libdem, restii ad unirsi ad un governo da lui capeggiato, a venire a patti con i laburisti. Ma il tentativo di Brown si è presto infranto di fronte alla resistenza di diversi esponenti del Labour, tra cui il ministro alla salute David Burnham che ieri mattina ha affermato che il «Labour deve rispettare i risultati delle elezioni e prepararsi all'opposizione», e l'ex ministro degli interni Blunkett che ha chiamato i libdem «prostitute».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le dimissioni di Brown promettono di accelerare la formazione di un governo di coalizione tra Conservatori e Liberaldemocratici, a cui ieri sera mancava solo il timbro finale dell'approvazione dei rispettivi gruppi parlamentari. L'accordo raggiunto tra liberaldemocratici e Conservatori coprirebbe un periodo di tre anni, prima del ritorno alle urne. Dopo le dure resistenze iniziali i Conservatori hanno offerto ai Liberaldemocratici un referendum per cambiare il sistema elettorale in senso più proporzionale. Al partito di Clegg verrebbero inoltre affidati sei dicasteri, e a Clegg stesso andrebbe la carica di vice primo ministro. I Libdem porterebbero a casa pure la no-tax zone sotto le 10.000 sterline, una proposta chiave del loro manifesto programmatico. I Libdem non otterrebbero il cancelliere dello scacchiere che probabilmente andrà al liberal Tory Ken Clarke. Ma avrebbero voce sui tagli alla spesa pubblica da effettuare per diminuire il deficit, giunto ormai a quota 12%. I Conservatori si sono dimostrati sorprendentemente disponibili ad abbandonare una serie di provvedimenti sbandierati in campagna elettorale tra cui l'eliminazione della tassa di successione sopra la soglia di 300.000 sterline, e agevolazioni fiscali per le coppie sposate. Tuttavia non hanno lasciato spazio sull'immigrazione. I liberaldemocratici avrebbero accantonato la loro richiesta di regolarizzazione per i clandestini che si trovino nel paese da 10 anni, in cambio di concessioni in altri settori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo esecutivo potrebbe prendere possesso del numero 10 di Downing Street già questa mattina, dopo un trasloco lampo di Brown e del suo cancelliere Darling. David Cameron si presenterebbe poi di fronte alla camera dei Comuni nel giorno di apertura del nuovo parlamento, il 18 di maggio prossimo e non dovrebbe avere alcun problema ad ottenere il voto di fiducia, dato che Conservatori e Liberaldemocratici assieme, hanno una maggioranza di circa 30 voti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia rimangono incognite sulla tenuta a lungo termine di una coalizione Lib-Con, perché molti esponenti di spicco del partito liberaldemocratico tra cui i decani Menzies Campbell, Charles Kennedy e Vincent Cable hanno detto che avrebbero preferito un accordo con il Labour Party, e l'accordo con i Tory sarà pure difficile da far digerire alla base. Ciò che si prospetta alla coalizione di governo è un futuro tutt'altro che invidiabile, disseminato di tagli alla spesa pubblica e scelte impopolari. Una situazione in cui, come devono avere pensato gli esponenti del Labour che hanno messo fine alla trattativa con il partito di Clegg, è meglio trovarsi all'opposizione che al governo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-1868084749468266295?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/1868084749468266295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=1868084749468266295' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1868084749468266295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1868084749468266295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/05/brown-si-dimette-incarico-cameron.html' title='Brown si dimette, incarico a Cameron'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-810280700772244014</id><published>2010-05-06T15:26:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T15:27:24.272+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Dagenham e Barking, la destra razzista spera in due collegi</title><content type='html'>«Vai in giro per le strade e sono tutti stranieri: nessuno parla inglese. Se non sbaglio qui siamo in Inghilterra». Roger ha venti anni, una camicia bianca, una cravatta blu e rossa come la Union Jack, occhiali da sole impenetrabili. Non dice esplicitamente di votare il British National Party (Bnp), «perché se no poi dicono che sono razzista». Ad ascoltarlo sembra di sentire un improbabile proclama del Bnp sulla purificazione etnica della Gran Bretagna ed il rimpatrio degli immigrati. Dice che il Labour ha spalancato le frontiere e rimpiange un passato in cui «la comunità era molto più unita, perché non c'erano così tanti stranieri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure gli amici venuti con lui a vedere le celebrazioni per la festa di San Giorgio patrono d'Inghilterra, con tanto di finto drago di cartapesta, falconieri e figuranti in costumi medievali, non sono esattamente gli «indigeni di pura razza britannica» che il Bnp vorrebbe come soli legittimi abitanti della Gran Bretagna. Al suo fianco sul prato di Dagenham Park ci sono una ragazza italiana, un albanese e due lituani che lo ascoltano senza tradire troppo imbarazzo. «Il problema non sono gli europei», spiega di fronte alla mia perplessità. «Il problema sono i neri e gli asiatici che vengono e si riproducono rapidamente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo nel sobborgo di Barking e Dagenham, all'estrema periferia est di Londra, una tradizionale roccaforte Labour, dove la metropoli si disperde nella campagna dell'Essex, territorio Tory. Qui aveva sede quella che per un tempo fu la piu' grande industria europea: una fabbrica della Ford che dava lavoro a migliaia di lavoratori, ridimensionata negli anni '80 fino ad essere chiusa nel 2002. Con la crisi del settore manifatturiero la zona si e' impoverita rapidamente. Oggi ha il reddito medio pro-capite piu' basso di Londra, ed un bambino su tre nasce in una famiglia povera. È anche una delle aree con il più rapido cambiamento demografico nella Gran Bretagna. Migliaia di immigrati, specialmente africani, si sono trasferiti qui negli ultimi anni, contribuendo a portare a quota 50.000 persone, la lista di attesa per le case popolari, ridotte all'osso durante l'era Thatcher e rimaste al palo sotto il Labour. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È in questa area marginale sulla sponda del Tamigi che si gioca una partita importante delle elezioni di oggi. Nei due collegi elettorali di Dagenham e Barking, il Bnp spera di consolidare l'avanzata delle ultime elezioni europee in cui ottene il 6,2% dei voti. A Barking è schierato il leader del partito, l'europarlamentare Nick Griffin, personaggio inquietante con un occhio di vetro e la scriminatura alla Adolf Hitler, che da giovane ebbe come mentore Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, rifugiatosi a Londra dopo la strage di Bologna. In un'elezione dominata dal tema immigrazione, la vittoria del Bnp a Barking e Dagenham sembrava inevitabile. Eppure l'entrata in parlamento potrebbe sfumare anche stavolta, a causa delle lotte interne che stanno divorando il partito, in cui cova l'insofferenza verso il padre-padrone Griffin.&lt;br /&gt;I problemi per il Bnp sono cominciati a novembre: a sorpresa Griffin volle per sé il collegio di Dagenham dove avrebbe dovuto competere Richard Barnbrook, consigliere comunale Bnp a Londra. A inizio aprile i disappori interni furono esposti al pubblico ludibrio: Griffin fu minacciato di morte da Mark Collett, responsabile per la comunicazione del partito, disgustato per le spese folli di Griffin. Poi lo scandalo del comunicato elettorale che esponeva in sovraimpressione un barattolo di Marmite, la crema salata che è la Nutella della classe operaia inglese. A suggellare il disastro ci ha pensato ieri Simon Bennett, webmaster del sito del partito, che infuriato contro la dirigenza Bnp ha rinviato i visitatori sul proprio sito dove era pubblicato un comunicato che definiva Griffin un «personaggio patetico».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, nonostante la leggendaria insipienza della dirigenza del partito, per le strade di Barking e Dagenham le tante bandiere inglesi esposte in giardini, negozi e finestre lasciano intendere che oggi qui in molti voteranno Bnp. «Tutti quanti i miei amici voteranno Bnp» - afferma Simon un muratore trentenne. «E anche io ci sto pensando perché ci sono troppi nigeriani da queste parti». Su Barking High Street in un ristorante giamaicano, incontro alcuni di questi «famigerati» nigeriani. Natalie ha 18 anni, la sua famiglia è di Lagos, ma è nata a Parigi. Con lei a mangiare agnello al curry e riso con fagioli ci sono altre due amiche nigeriane, una nata in Portogallo, l'altra in Spagna. «Il razzismo c'è ma non si vede» - mi dice per minimizzare. Poi però mi racconta che durante la notte di Halloween un gruppo di ragazzi bianchi le tirarono uova urlandole «negre» e che un giorno una signora anziana la invitò ad andare a sedersi in fondo al bus, «come facevano in Sud Africa al tempo dell'Apartheid». «Il fatto che questo posto è una noia mortale. Non c'è niente da fare. Per quello che la gente diventa razzista». Sogna di andarsene in un posto piu accogliente. "Magari in Italia. Da voi non c'è razzismo, vero?».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-810280700772244014?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/810280700772244014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=810280700772244014' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/810280700772244014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/810280700772244014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/05/dagenham-e-barking-la-destra-razzista.html' title='Dagenham e Barking, la destra razzista spera in due collegi'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-572331469728664894</id><published>2010-05-05T18:18:00.000+02:00</published><updated>2011-01-22T18:22:15.835+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>La campagna Verde d'Inghilterra</title><content type='html'>&lt;p&gt;«Una volta ci ridevano dietro quando passavamo.  Pensavano che  fossimo tutti quanti hippie e vegetariani. Ora ci prendono  più sul  serio, anche se per quanto mi riguarda io continuo ad essere   vegetariana». Caroline Allen bussa una ad una a tutte le porte di Ladies   Mile Road. Patcham, un sobborgo tranquillo sulle colline a Nord del   centro di Brighton. Zona conservatrice o come dicono qui Tory Territory:   un enclave color blu conservatore in un collegio elettorale fortemente   progressista, nella Brighton degli hippie, degli artisti e della   comunità gay e lesbica, dove alle elezioni europee i verdi sono arrivati   primi ed il Labour secondo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E' in zone ostili come Patcham che in   queste ultime ore prima dell'apertura delle urne, sono all'opera   attivisti verdi come Caroline Allen venuti da tutta l'Inghilterra   sud-orientale per far sì che per la prima volta nella storia britannica,   i Verdi abbiano un rappresentante in parlamento. La candidata nel   collegio di Brighton-Pavilion è Caroline Lucas, segretaria del partito   dal 2007, ex attivista del movimento per il disarmo nucleare e   parlamentare europea dal 2007. Gli ultimi sondaggi e le compagnie di   scommesse, che oltre ai cavalli e alle partite di calcio, giocano pure   sulle elezioni, dicono che probabilmente dopo il 6 Maggio la Lucas sarà   la prima parlamentare verde ai Commons.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La Lucas, cinquantenne, è  stata  la figura che ha cercato di traghettare i Verdi da partito di  lotta a  partito di governo. E gli elettori le hanno dato ragione. Negli  ultimi  anni i Verdi hanno conquistato diversi consigli comunali in giro  per  l'Inghilterra e ad alle ultime elezioni europee hanno raggiunto  quota  8,6%, diventando di fatto il quarto partito britannico. Dopo  l'exploit  delle europee i Verdi si sono presentati come l'unica forza  veramente  di sinistra nel panorama britannico, avanzando nel manifesto   programmatico proposte radicali non solo sull'ambiente ma anche sul   lavoro e per la riforma del sistema finanziario. Oltre che a Brighton i   Verdi sperano pure di vincere a Greenwich nel sud-est di Londra e a   Norwich South nell'est dell'Inghilterra.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sull'onda dei sondaggi   favorevoli qualcuno sogna già che anche qui in Gran Bretagna succeda   quello che è accaduto in Irlanda dove i Verdi sono parte di un governo   di coalizione. A fermare l'avanzata del partito ci pensa il   «first-past-the-post», il sistema maggioritario, che costringe gli   elettori a scegliere il meno peggio tra i tre grandi partiti britannici.   Ma i Verdi guardano oltre le elezioni: se nessuno ottenesse la   maggioranza dei seggi, i Conservatori e i Laburisti si potrebbero vedere   costretti a concedere ai Liberaldemocratici una riforma elettorale in   senso proporzionale, per ottenere il loro appoggio. E c'è pure chi   fantastica che se i Conservatori o i Liberaldemocratici si trovassero a   corto di seggi, la Lucas potrebbe dare il suo voto in cambio di   politiche ambientaliste.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La giornata di campagna elettorale porta a   porta per far eleggere Caroline Lucas comincia di prima mattina   all'Eco-centre, sede delle organizzazioni ambientaliste di Brighton.   Negli scaffali della libreria ci sono i classici del movimento   ecologista e dell'ondata anti-globalizzazione, da Schumacher a Naomi   Klein. A lato prodotti organici e fair trade.Nella stanzetta   all'entrata Laurie, una ragazza di 24 anni, accoglie i nuovi arrivati,   studenti, ragazze, gente di mezz'età e li organizza in gruppi per andare   a volantinare in giro per la città o per andare a fare visita agli   elettori porta a porta. I volontari vengono portati in diversi punti di   raccolta in giro per la città dove gli viene spiegato velocemente come   interagire con gli elettori.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A ciascun attivista viene affidata una   cartellina con tutti gli indirizzi delle persone contattate in   precedenza, con a lato i codici che registrano le reazioni alle visite   precedenti e la probabilità che votino per i Verdi. G1 se dicono che   sicuramente non voteranno i Verdi. G2 se dicono se dicono di averci   pensato. G3 se il voto è probabile. G4 se sono certi di votarlo. GP se   oltre a votare il partito si sono pure resi disponibili per mettere un   poster elettorale alla finestra o un cartellone nel giardino.Caroline   Allen bussa alla porta di una villetta di mattoni. Apre un uomo sulla   quarantina. Da dietro fa capolino la moglie e i due bambini di 3 e 5   anni. «Votare i verdi? Beh si, pensarsi ci ho pensato. Io di lavoro   faccio l'ingegnere solare», afferma l'uomo prima di chiedere dettagli   puntuali sul manifesto programmatico del partito.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Altra casa, altro   voto. Alla porta è un signore con la cinquantina che tiene fermo al   collo il suo pastore tedesco per evitare che azzanni Caroline. «Sì, io   voterei verde. Pero' non so se sono molto verde. A me piace andare in   moto, sai?», dice l'uomo sorridendo. «Noi mica vogliamo proibire alla   gente di andare in moto» - ribatte Caroline - «vogliamo un cambiamento   graduale nei trasporti. Non siamo irragionevoli». L'uomo annuisce.   Caroline annota G3 a fianco del nominativo. Niente male per essere una   zona ostile.«Le persone ci vedono in giro per la comunità. Abbiamo   tanti consiglieri comunali, e quando abbiamo consiglieri comunali la   gente vede che lavoriamo bene», spiega ancora Caroline. «E' successo in   tanti posti in giro per la Gran Bretagna. Alla prima tornata vengono   eletti un paio di consiglieri comunali. La volta dopo quattro, poi otto,   finché non arriviamo ad avere la maggioranza come qui a  Brighton».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Caroline  continua a bussare, ma dopo diversi segnali positivi  ora le tocca una  serie di risposte negative. Donne anziane che  guardano dalla finestra  chi ha bussato alla porta e non vanno ad  aprire.Uomini di mezz'età  che rispondono a malo modo. Una signora sulla  sessantina che si affaccia  in accappatoio e dice che in casa tutti  voteranno conservatore. Una  ragazza che sbatte la porta in faccia non  appena vede la coccarda verde.  All'ultima porta in fondo alla via apre  un signore settantenne con gli  occhiali. «Io a voi Verdi vi voto, anche  se siete dei pazzi», dice  sogghignando, prima di accettare di mettere  un poster alla finestra. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-572331469728664894?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/572331469728664894/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=572331469728664894' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/572331469728664894'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/572331469728664894'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/05/la-campagna-verde-dinghilterra.html' title='La campagna Verde d&apos;Inghilterra'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2771639226666367804</id><published>2010-04-27T15:13:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T15:14:07.757+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>"Maggioranza certa o Fmi" - Intervista con Kenneth Clarke</title><content type='html'>«Un parlamento bloccato sarebbe un disastro per l'economia britannica. Non possiamo permetterci una situazione di incertezza». Le parole escono perentorie da una gola sciolta da due pinte dell'amata birra London Pride. Su uno dei divani del Marquis of Granby, pub del mondo politico britannico, ad un tiro di schioppo da Westminster, si staglia la sagoma imponente di Kenneth Clarke, l'uomo cui spetterà il potente ministero dell'Economia se i Tory vinceranno le elezioni. «I liberaldemocratici non sono mica un partito di governo! Sarà difficile formare una coalizione con loro» sbotta Clarke commentando le indiscrezioni dell'ultima ora sulle trattative per formare un governo di coalizione di fronte alla prospettiva di un «pareggio» alle prossime elezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Classe 1940, oltre cento chili di stazza, Clarke è l'uomo di esperienza della squadra preparata da Cameron in vista dell'agognato ma sempre più incerto ritorno dei conservatori a Downing Street. Ministro per la salute e per l'educazione sotto la Thatcher, e poi ministro degli interni e cancelliere dello scacchiere sotto il governo Major, Clarke fu risuscitato nel 2009, quando Cameron lo volle nel suo governo ombra per dare credibilità alla politica economica dei Tory. In questa campagna elettorale Cameron lo ha voluto in prima linea a sparare quotidianamente battute taglienti contro Labour e i Libdem. In un momento di relax tra un attacco e l'altro Clarke si lascia andare a qualche commento indiscreto sulla competizione più incerta dal 1974.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli ultimi sondaggi danno i tre maggiori partiti quasi alla pari, attorno a quota 30%, con i conservatori in leggero vantaggio, e i liberaldemocratici in crescita dopo l'exploit del leader Nick Clegg nei dibattiti televisivi. Di fronte all'avanzata di Clegg, negli ultimi giorni, laburisti e Tory hanno invitato gli elettori a votare con il cervello invece che con il cuore, per assicurare la governabilità del paese. Ma nel frattempo dietro le quinte, Tory e labour fanno già la corte ai liberaldemocratici. Nick Clegg che da canto suo per il momento si tiene le mani libere. «Non mi importa chi saranno i nostri alleati dopo le elezioni» ha dichiarato ieri il leader dei Libdem. «Potrebbero essere pure i marziani per quello che mi importa. Quello che conta invece è realizzare la riforma istituzionale di cui questo paese a bisogno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dichiarazione di Clegg, che in molti hanno letto come un'apertura ai conservatori, trova orecchie sorde in Ken Clarke, che pure, da esponente dell'ala liberal dei Conservatori, rimpiange che quel «fuoriclasse» di Clegg non sia nel suo partito. «Clegg avrebbe dovuto essere un conservatore. Purtroppo quando lui entrò in politica, non era un momento buono per i conservatori». A dispetto della stima personale per Clegg, Clarke non crede alla possibilità di un accordo tra Tory e Libdem dopo le elezioni. «Trattare con i Libdem sarebbe molto difficile. Clegg si troverebbe in difficoltà a fare accettare all'assemblea del suo partito un'accordo con noi o con il Labour. Un parlamento bloccato rischia di trasformarsi in un pantano».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A preoccupare Clarke non è tanto la magra figura che ci farebbero le istituzioni britanniche - in crisi dopo lo scandalo dei rimborsi spese gonfiati - quanto i rischi per l'economia. «Questo paese non è mica uscito dalla crisi economica. Siamo soltanto rimbalzati dopo essere crollati. Se ci trovassimo di fronte ad un parlamento senza maggioranza certa, rischiamo di finire nelle mani del Fondo Monetario Internazionale. Abbiamo bisogno al più presto di un nuovo governo che faccia interventi urgenti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Speriamo che David faccia bene nell'ultimo dibattito in tv, così evitiamo di finire in questa situazione» sospira Clarke terminando l'ultima pinta di birra prima di andare a riposare. «I dibattiti televisivi stanno influenzando moltissimo questa campagna elettorale. E il rischio è che la gente guardi più ai personaggi che ai problemi veri. La gente ama Clegg, perché pensa che non sia un politico, un po' come succede da voi con Berlusconi. L'unica differenza è che Clegg non è un donnaiolo e un bugiardo, come Berlusconi. Da noi non funzionerebbe».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2771639226666367804?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2771639226666367804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2771639226666367804' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2771639226666367804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2771639226666367804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/04/maggioranza-certa-o-fmi-intervista-con.html' title='&quot;Maggioranza certa o Fmi&quot; - Intervista con Kenneth Clarke'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-6241364789738291590</id><published>2010-03-22T12:04:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T13:08:37.398+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Tra Facebook e la City, riciclando a San Marino Ecco le cosche globali</title><content type='html'>Una  mafia al passo coi tempi che investe nella telefonia, fa  amici su  Facebook ed intermezza inglese e dialetto calabrese. Mettendo  assieme i  pezzi di diverse inchieste che negli ultimi due anni hanno   scoperchiato traffici criminali nel settore delle telecomunicazioni, per   ultima l'inchiesta Phuncards-Broker, si ricava l'immagine di 'ndrine   che si sono buttate nella new economy ed oltre ai tradizionali agganci   in Germania, fanno sempre più base a Londra, approfittando della   mancanza di controlli efficaci contro il riciclaggio di denaro, come   denunciato dall'ex presidente della commissione antimafia Francesco   Forgione in una recente intervista al Guardian.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dettagli che  emergono  dall'inchiesta che ha mandato in carcere Di Girolamo e Scaglia   richiamano aspetti di due precedenti indagini sul settore telefonico  da  cui emersero prove o quantomeno indizi del coinvolgimento della   'ndrangheta: i casi Eutelia e Premium.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel  recente caso Phuncards  brokers, una rete di imprese fantasma  capeggiate dagli inglesi Andrew  Neave, Patrick O' Connor, Colin ed  Edward Dines, avrebbe avuto un ruolo  centrale nelle operazioni di  riciclaggio. Giovedì scorso il Soca  (Serious Organised Crime Agency),  che si occupa del contrasto al crimine  organizzato ha sequestrato  proprietà per 25 milioni di sterline, tra  cui quattro case a Londra e  dintorni. Stando ai documenti  dell'inchiesta, Neave e O' Connor  avrebbero avuto contatti diretti con  Mokbel che faceva da tramite con  le cosche calabresi, e avrebbero fatto  da sponda alla frode carosello.  La base delle operazioni era un modesto  ufficio nella West End di  Londra a 50 metri da un fiorente ristorante  italiano che vende prodotti  tipici calabresi frequentato da Neave e O'  Connor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molte  le analogie tra questo caso e l'ormai noto caso  dell'Eutelia e della  finanziaria Omega, controllata dall'impresa inglese  Restform.  Un'impresa fantasma la cui sede di comodo in un sottoscala di  una  modesta palazzina a Londra fu smascherata nel novembre scorso dal   manifesto. Indizi preoccupanti emersero riguardo al coinvolgimento della   'ndrangheta. Azioni di un'impresa controllata dalla fantomatica   Restform furono trovate in mano a Daniele D'Apote, imprenditore edile   indagato per collusione con la 'ndrangheta. Legami con la mafia   calabrese che verrebbero confermati da una nuova inchiesta, l'indagine   Varano condotta dalla procura della repubblica di Forlì, che sospetta   che San Marino venga usata per riciclare decine di milioni di euro della   'ndrangheta nel settore della telefonia con il sistema delle fatture   false.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è proprio  l'asse del riciclaggio San Marino-Londra  l'aspetto che ritorna in  un'altra indagine che mostra la 'ndrangheta  intenta ad investire nelle  telecomunicazioni. Nel giugno del 2008, una  decina di imprese fantasma  con sede a Londra a San Marino finirono nel  mirino dell'inchiesta  Premium della procura di Firenze, assieme  all'impresa aretina Flynet,  per aver truffato ignari utenti attraverso i  numeri speciali 899 e 892.  Responsabili per il versante britannico  dell'operazione sarebbero  stati i fratelli Francesco e Giuseppe Cimieri  di Cirò Marina in  provincia di Crotone, che assieme a Carlo Contini e al  siciliano  Salvatore Menzo avrebbero gestito la Plug Easy e la Global  Management  ltd, dove venivano trasferiti i proventi delle attività  illecite.  Francesco Cimieri residente a Londra sarebbe ancora latitante.  Eppure  continua tranquillamente ad aggiornare la propria pagina  Facebook dove  annovera tra gli amici giovani programmatori, operatori  finanziari ed  un centinaio di ragazze slave in abiti discinti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una   storia brutta, quella dello scandalo Premium, in cui c'è scappato pure   il morto. Niki Aprile Gatti, che lavorava come programmatore per la   Oscorp, una delle società coinvolte, fu trovato impiccato nei bagni del   carcere di Sollicciano, tre giorni dopo l'arresto. Per le autorità è  uno  dei tanti casi di suicidio che funestano le nostre carceri.  Tuttavia  secondo la madre di Gatti, il resoconto ufficiale della morte  presenta  alcune contraddizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ulteriori sospetti sono  suscitati dal fatto che  l'abitazione di Gatti a San Marino fu  "ripulita" da ignoti dopo  l'arresto. Gli altri 14 arrestati si  avvalsero della facoltà di non  rispondere. Gatti invece voleva parlare.  Cosa voleva raccontare ai  magistrati? L'asse San Marino-Londra, gli  investimenti nelle  telecomunicazioni, l'ombra della 'ndrangheta. Si  tratta solo di  coincidenze o c'è un disegno comune dietro questi tre  scandali? Chi  sapeva?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-6241364789738291590?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/6241364789738291590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=6241364789738291590' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6241364789738291590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6241364789738291590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/03/tra-facebook-e-la-city-riciclando-san.html' title='Tra Facebook e la City, riciclando a San Marino Ecco le cosche globali'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-1734894660677694569</id><published>2010-02-13T15:30:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T15:30:34.056+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Atenei nel caos per i tagli di Brown</title><content type='html'>Education, education, education - aveva proclamato Tony Blair nel 1997 al culmine della campagna elettorale che portò i laburisti al governo. A 13 anni di distanza l'esecutivo di Gordon Brown ha scelto proprio il settore dell'istruzione per cominciare una campagna di tagli brutali per mettere il freno a un deficit a quota 14%. Negli ultimi giorni il super-ministro dell'economia, Peter Mandelson, che ha la delega per l'università, ha varato «risparmi» per quasi un miliardo di sterline - il 5% del bilancio - che porteranno alla chiusura di interi campus e dipartimenti. E si prospetterebbe una stangata ancora peggiore nell'autunno se i conservatori come previsto riconquisteranno Downing Street.&lt;br /&gt;A pagare le conseguenze del piano del governo saranno soprattutto gli studenti. Secondo alcune stime nel prossimo anno accademico 300.000 ragazzi si vedranno negare l'accesso all'università. Quest'anno sono stati quasi 150.000 e tra questi pure studenti con voti alti. Ma i tagli manderanno a casa pure 14.000 ricercatori e professori e migliaia di addetti all'amministrazione e alle pulizie, compromettendo un settore economico strategico per un Regno Unito che ha bisogno di diversificare un'economia incentrata sulla finanza.&lt;br /&gt;Il piano del governo ha suscitato pesanti critiche da parte dei professori e dalle organizzazioni che rappresentano gli istituti universitari, tra cui il Russel Group che include Cambridge, Oxford, e lo University College London. Per Des Freedman delegato del sindacato dei professori UCU al Goldsmiths College di Londra «questi tagli sono folli, e arrivano esattamente nel momento in cui abbiamo un'impennata delle domande di iscrizioni, da parte di studenti che non riescono a trovare lavoro in un'economia in crisi».&lt;br /&gt;Mandelson ha risposto seccamente che i professori universitari «non possono pretendere di avere un trattamento di favore» e che si «dovranno sottoporre come tutti gli altri a una stretta della cinghia». Tra le proposte su cui il governo sta lavorando per sopperire ai tagli, c'è la creazione di corsi di laurea di due anni di avviamento al lavoro, e l'utilizzo di studenti della laurea di secondo livello come corpo insegnante per gli studenti dei primi tre anni. Vanno così in fumo le promesse del governo laburista che aveva messo l'educazione al centro delle sue promesse di uguaglianza e mobilità sociale, garantendo il diritto allo studio universitario al 50% degli studenti. Oggi solo il 43% dei giovani va all'università.&lt;br /&gt;Un esempio degli effetti che i tagli potranno produrre al sistema universitario è il King's College di Londra. Qui si prospettano tagli del 10% al bilancio. Interi dipartimenti sono stati cancellati, tra questi quello di ingegneria, il più antico del paese, e l'unica cattedra di paleografia in tutta la Gran Bretagna. Nelle facoltà umanistiche, che il governo sta colpendo in maniera particolare per concentrare i pochi fondi rimasti su quelle scientifiche, i professori dovranno rifare tutti il concorso e sottoporsi ad una pesante selezione.&lt;br /&gt;«Questi piani trasformeranno impoveriranno le nostre università» afferma Jim Wolfreys, delegato dell'UCU al King's College. «Il managment delle università è complice con il governo e non sta facendo niente per fermare questi tagli. Ma è proprio lì che bisognerebbe tagliare se proprio si deve. Alla nostra università ci sono 202 persone che guadagnano più di 100.000 sterline, e 17 che guadagnano più di 200.000, più del primo ministro Gordon Brown. Se si tagliassero i loro di stipendi, si potrebbero risparmiare 5 milioni di sterline».&lt;br /&gt;I sindacati dei professori stanno cercando di organizzare una risposta all'attacco al sistema universitario. Scioperi sono previsti in diverse in diverse università, e una manifestazione nazionale si svolgerà il 20 Marzo.&lt;br /&gt;A languire invece è la risposta degli studenti, per cui in futuro si prospetta un aumento delle tasse universitarie, in un paese in cui il sindacato degli studenti è stato trasformato in puro fornitore di servizi e spillatore di birra, e il cui segretario generale si è recentemente pure detto favorevole ad un aumento delle tasse universitarie. Le università stanno cercando di spegnere i pochi focolai di protesta, tra cui una manciata di occupazioni, procedendo a duri provvedimenti disciplinari contro chiunque alzi la testa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-1734894660677694569?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/1734894660677694569/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=1734894660677694569' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1734894660677694569'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1734894660677694569'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2010/02/atenei-nel-caos-per-i-tagli-di-brown.html' title='Atenei nel caos per i tagli di Brown'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-375539397557929895</id><published>2009-12-16T13:36:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T13:38:01.058+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Centinaia di arresti, preso il leader della protesta Assalto a Christiania alla vigilia della marcia</title><content type='html'>COPENHAGEN - Li hanno presi lunedì notte sul selciato di Christiana,  come venerdì, sabato e domenica sull’asfalto di Norrebro, Amagerbro e  Osterport, i quartieri di Copenhagen che sono diventati il teatro delle  proteste contro la conferenza Onu sul clima. Circondati, immobilizzati,  ammanettati, messi in file ordinate sull’asfalto, tenuti seduti al  freddo per ore, e poi caricati su bus e furgoni, per finire nelle gabbie  di un ex deposito della Tuborg trasformato in carcere politico  temporaneo. Alla vigilia della grande protesta «Reclaim the power», che  questa mattina cercherà di fare breccia nell’apparato di sicurezza del  Bella Center dove si svolge il summit per dare vita a un’«assemblea  popolare sul clima», Copenhagen sembra un buco nero della democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Battuto ogni record di arresti in Europa negli ultimi decenni: 968  sabato, 200 domenica, 212 ieri notte, una decina ieri. Quasi tutti,  senza accuse, rilasciati entro 12 ore,ma alcune persone sono finite in  carcere pure due o tre volte. «Danimarca fuori dall´Unione Europea per i  diritti umani» - ha denunciato L’Ong danese Krim, mentre Amnesty ha  condannato il comportamento delle forze dell’ordine. i partiti di  opposizione hanno chiesto che la legge che permette gli arresti  preventivi, inasprita poche settimane fa, venga eliminata, perché il  governo aveva promesso che sarebbe stata utilizzata solo in caso di  emergenza. «Stiamo garantendo il diritto di protesta» ha dichiarato il  portavoce della polizia Johnny Lundberg. «Avendo visto quello che è  successo a Seattle e aGenova abbiamo deciso che questo era il modo per  garantire una conferenza tranquilla». A coronare la campagna repressiva,  ieri la polizia ha arrestato Tadzio Muller, tedesco, 33 anni, una delle  figure di punta di Climate Justice Action, coalizione che va da  attivisti anarchici ed autonomi fino a Friends of the Earth e Via  Campesina. Se lo sono portato via tre agenti in borghese mentre verso le  3 abbandonava il Bella Center dove si era tenuta una conferenza stampa  della coalizione di protesta. Istigazione di reato e resistenza a  pubblico ufficiale le accuse mossegli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A seguire nel pomeriggio sono  stati condotti arresti al Klimaforum, il controvertice della società  civile ed è stato perquisito il centro sociale Bolsjefabriken, dove sono  alloggiatimolti attivisti internazionali. Lunedì notte invece la  polizia aveva attaccato il «libero villaggio» di Christiania (occupato  da una comunità hippie nel 1971) con centinaia di agenti, mentre era in  corso una festa degli attivisti di Climate Justice Action. All’arrivo  della polizia è partito un lancio di bottiglie e bombe carta, e  barricate sono state innalzate alle diverse entrate. La polizia ha  sparato diversi lacrimogeni ed è poi entrata in forze, arrestando 212  persone di cui solo sette trattenute oltre le 12 ore. «Stavamo bevendo  una birra quando di colpo ci siamo ritrovati di fronte decine di agenti  che urlavano, brandivano i manganelli e aizzavano i cani» spiega Laura,  31 anni di Roma. «Alcune ragazze sono andate in crisi di panico. Ci  hanno ammanettato con lacci di plastica stretti sul polso, e ci hanno  tenuto per terra al freddo per quasi due ore prima di portarci via».  Sono decine gli italiani che sono finiti in carcere in seguito  all’operazione, tutti rilasciati nella mattinata, fatta eccezione per  Luca Tornatore, astrofisico che lavora all’osservatorio di Trieste ed è  attivo al centro sociale Casa della cultura, accusato di «istigazione di  reato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«In tanti anni di proteste in giro per l’Europa non ho mai  visto niente del genere» racconta Gianmarco De Pieri, attivista  bolognese dell’area ex-disobbediente, «questa è una repressione  preventiva e collettiva. L’obiettivo è chiudere ogni spazio a chi  contesta la conferenza sul clima». «Spaventa vedere il proprio paese  scivolare verso il fascismo» riflette Rune, 34 anni, che vive vicino a  Christiania. «È una specie di fascismo dolce. La polizia ti arresta in  maniera gentile. Main tanto ti impediscono di protestare » spiega Bernat  un’attivista catalano che è stato arrestato con quattro amici ad  Amagerbro, sabato scorso. «Non pensavo queste cose succedessero in  Scandinavia». Nonostante l’attacco della polizia, la protesta di oggi va  avanti, assicurano gli attivisti di Climate Justice Action. Gli  attivisti si riuniranno attorno alle 8 dimattina alle stazioni di Tarnby  e Orestad, per poi muoversi verso il Bella Center, dove vogliono tenere  un’assemblea alternativa a quella ufficiale dove discutere «le  soluzioni vere al cambiamento climatico, e non quelle propinate dalle  multinazionali». Per Nick Thorpe uno dei portavoce di CJA, coalizione  finita dentro la morsa delle forze dell’ordine. «Il comportamento degli  ultimi giorni e l’arresto di Tadzio Mullermostrano il livello di  disperazione della polizia e del governo, che vogliono soffocare il  dissenso proprio mentre il negoziato ufficiale si sta avviando al  fallimento».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-375539397557929895?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/375539397557929895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=375539397557929895' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/375539397557929895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/375539397557929895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/12/copenhagen-li-hanno-presi-lunedi-notte.html' title='Centinaia di arresti, preso il leader della protesta Assalto a Christiania alla vigilia della marcia'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8835422508087084413</id><published>2009-12-13T13:30:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T13:30:56.468+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Effetto terra a Copenhagen</title><content type='html'>Più di centomila, tra ecologisti e no global, invadono la capitale danese per chiedere alla Conferenza internazionale sul clima impegni precisi e urgenti contro le emissioni inquinanti. Centinaia di arresti in una città blindata e pugno duro della polizia. Cortei in tutto il mondo&lt;br /&gt;Pugno duro della polizia con centinaia di arrestati alla prima protesta contro la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Centinaia di persone, 400 o 700 in base a informazioni fornite da polizia e organizzatori della protesta sono stati circondate, ammanettate e caricate su furgoni e pullman dalle forze dell'ordine danesi, che hanno approfittato di alcune scaramucce con la parte più militante della manifestazione per isolare la coda del corteo in cui si trovava il «blocco nero». La polizia ha utilizzato in modo massiccio, il diritto all'arresto preventivo, con la possibilità di fermi della durata di 12 ore, di recente approvato dal parlamento.&lt;br /&gt;L'atteggiamento repressivo della polizia si è abbattuto su una manifestazione festosa e pacifica e che ha visto sfilare oltre 100.000 persone, appartenenti a più di 500 organizzazioni, venute a Copenhagen per protestare contro le élite politiche ed economiche del pianeta che continuano impedire la ricerca di una soluzione al riscaldamento globale.&lt;br /&gt;Il corteo diretto al Bella Center, dove si tiene la conferenza delle Nazioni unite, è partito alle due dalla piazza di fronte al parlamento dove nella mattinata sostenitori di Friends of the Earth avevano inscenato un nuovo diluvio di Noé, per denunciare il rischio dall'innalzamento del livello dei mari, e l'aumento di uragani ed alluvioni scatenato dall'aumento della temperatura.&lt;br /&gt;In testa al corteo si sono schierate le organizzazioni moderate, parte del cartello Tck Tck Tck. Dietro, partiti socialisti ed ecologisti, gli attivisti della coalizione Climate Justice Action, e i fazzoletti verdi di Via Campesina. A chiudere l'imponente serpentone umano, i gruppi più militanti del movimento, tra cui black bloc, con sciarpe e maschere a coprire il viso dal vento e dallo sguardo indiscreto delle telecamere della polizia.&lt;br /&gt;Tra i manifestanti scesi ieri in piazza tante facce note del movimento no-global, tra cui Naomi Klein, che nelle settimane scorse aveva definito Copenhagen una nuova Seattle. Al loro fianco nuove leve di ventenni radicalizzatisi di fronte all'emergenza climatica, insieme a nuove sigle, nuove bandiere e nuovi slogan, del movimento globale sul clima, che vede la conferenza come una tappa decisiva nella lotta contro l'effetto serra.&lt;br /&gt;I cartelli branditi dai manifestanti chiedono «giustizia climatica», «pianeta, non profitti», ed avvertono che non c'e' un pianeta di riserva in caso quello che abbiamo a disposizione finisca arrosto a causa di emissioni senza freno. Attivisti vestiti da pinguini, e orsi polari scongiurano di fermare lo scioglimento dei ghiacciai, mentre ragazzi hippie che brandiscono porri quasi fossero «armi improprie», gridano che il consumo di carne è una delle principali cause dell'effetto serra. Poco dietro tante giovani famiglie danesi giunte con passeggini e biciclette e preoccupate per la sorte dei figli in un paese che può finire sott'acqua con l'innalzamento del livello dei mari.&lt;br /&gt;Lasse, 37 anni, porta a spalle suo figlio di 3 anni - «Mi piacerebbe che crescesse in un mondo in cui si potranno ancora vedere i fiocchi di neve». Ingrid, 26 anni di Parigi, porta al collo un salvagente di cartone, colorato di bianco e rosso che reca la scritta «il cambiamento climatico uccide». «I governi devono adottare politiche stringenti sulla questione del clima" - afferma . «Non bisogna cambiare il clima, bisogna cambiare il sistema che ha causato il cambiamento climatico». Nella dimostrazione anche centinaia di italiani giunti da Torino, Milano, Bologna, Venezia, Roma, Napoli.&lt;br /&gt;Scontri tra manifestanti e polizia esplodono quando la marcia passa presso Christiania, luogo occupato dal 1971, e simbolo della scena anarco-autonoma danese. Il blocco nero lancia un paio di bombe carta agli agenti e poi si dilegua per una strada laterale, seguito dai furgoni della polizia. Più di un centinaio di persone vengono circondate e detenute.&lt;br /&gt;Circa un'ora piu tardi nuove scaramucce tra Black Bloc e polizia si verificano per le strade del quartiere di Amagerbro a metà strada tra il centro e il Bella Center. La polizia decide di fare fuori la coda del corteo, circonda ed ammanetta oltre duecento attivisti, che vengono tenuti per ore sull'asfalto ghiacciato prima di essere prelevati e portati in prigione. Nonostante il comportamento della polizia il grosso della manifestazione riesce ad arrivare senza incidenti di fronte al Bella Center.&lt;br /&gt;Gli arresti di ieri sono un nuovo sintomo della preoccupazione della polizia danese che pur avendo concentrato quasi la metà delle forze dell'ordine nella capitale ha paura che la situazione le sfugga di mano. Alla vigilia della protesta di ieri, 78 manifestanti erano stati arrestati dopo una piccola dimostrazone pacifica tenuta nel quartiere di Norrebro. Tra loro 8 italiani, di cui 7 sono rilasciati dopo poche ore, mentre l'attivista veneziano Tommaso Cacciari è stato rilasciato solo nella mattinata di ieri dopo l'udienza di convalida. Per Luca Casarini che ha partecipato alla manifestazione assieme ad un contingente di 200 attivisti venuti da Bologna e dal Veneto - «questo caso è la dimostrazione di che cos'è il diritto di protesta nell'algida democrazia danese».&lt;br /&gt;Dopo gli arresti di ieri, ora i riflettori sono tutti puntati sulla manifestazione Reclaim the Power, prevista mercoledì prossimo.Gli attivisti di Climate Justice Action, promettono di invadere il Bella center, per dare vita ad un'assemblea popolare sul cambiamento climatico. Ma vista la strategia mostrata ieri dalla polizia, è probabile che le forze dell'ordine cercheranno di disperdere la manifestazione molto prima che si avvicini al centro conferenze.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8835422508087084413?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8835422508087084413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8835422508087084413' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8835422508087084413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8835422508087084413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/12/effetto-terra-copenhagen.html' title='Effetto terra a Copenhagen'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2041958036080315074</id><published>2009-12-09T13:24:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T13:25:25.682+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Il grido del Controforum: «I paesi ricchi devono pagare»</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;COPENHAGEN&lt;/strong&gt; - Sono i  paesi ricchi che hanno provocato il cambiamento climatico bruciando in  pochi decenni buona parte delle riserve di combustibili fossili che si  erano accumulate in decine di migliaia di anni. Ora sono loro che devono  coprire i danni causati da questo comportamento irresponsabile, e dalle  conseguenze del riscaldamento globale che rischia di rendere  inabitabili ampie zone del pianeta. Questo il messaggio lanciato ieri  dal palco del Klimaforum, la contro-conferenza messa in piedi dalle  organizzazioni della società civile globale in occasione della  conferenza Cop15 dell'Onu sul cambiamento climatico in corso a  Copenhagen. In occasione dell'atteso dibattito sul «debito ecologico»  svoltosi nel pomeriggio, rappresentanti di organizzazioni indigene e  movimenti popolari del sud del mondo come Via Campensina e Jubilee  South, hanno lanciato la proposta di un tribunale popolare per la  «giustizia climatica» affinché i paesi ricchi paghino per i danni  causati all'ecosistema.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;«Nei  paesi del terzo mondo, la gente ha poca responsabilità per quello che  sta succedendo all'ecosistema. Eppure le conseguenze più gravi  dell'effetto serra saranno avvertite soprattutto dagli abitanti del sud  globale, a cui viene reso impossibile uscire dalla loro condizione di  povertà», ha dichiarato l'attivista indonesiano Yuyun Harmono di fronte a  oltre quattrocento persone venute a seguire l'evento. «Il cambiamento  climatico non è un problema a sé. Non è nient'altro che l'ultimo  capitolo di una lunga storia di ingiustizie, fatta di colonizzazione e  depredamento delle risorse naturali da parte del Nord del mondo a  scapito dei paesi del terzo mondo. Ora tocca ai paesi ricchi tagliare le  emissioni e trovare i soldi per aiutare i paesi più poveri».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Per  Percy Makombe, membro di Via Campensina venuto a Copenhagen dal Mali,  il comportamento sconsiderato dei paesi industrializzati sta mettendo a  repentaglio la sopravvivenza di molte comunità rurali nell'Africa  sub-sahariana. «Ogni anno vediamo il deserto che avanza, e la stagione  delle pioggie che tarda ad arrivare. Abbiamo bisogno di agire in fretta  per evitare la catastrofe. Eppure i potenti del pianeta non sembrano  avvertire questo senso di urgenza».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;In  una giornata segnata dall'indignazione seguita alla rivelazione di una  bozza di documento finale per la conferenza Onu sul clima preparato dai  padroni di casa danesi, e completamente piegata sulle richieste dei  paesi più ricchi, gli interventi sul palco del Klimaforum hanno  affermato che nessun accordo è possibile se i paesi che hanno inquinato  il pianeta non si assumeranno le proprie responsabilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;«Qui  la questione è decidere se vogliamo salvare la madre terra o se  vogliamo andare avanti con il sistema capitalistico basato su un  consumismo distruttivo», ha affermato Elyzabeth Peredo, della  delegazione boliviana a Copenhagen. «Il compito che spetta al movimento  per la giustizia climatica è costruire un paradigma differente rispetto a  questo sistema suicida».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Il  dibattito sulla questione del debito ecologico è uno dei 190 eventi  ospitati dalla contro-conferenza. L'obiettivo è fare incontrare  attivisti, contadini, pescatori, lavoratori, scienziati e le popolazioni  colpite dall'effetto serra, per costruire un dibattito comune  sull'emergenza clima e discutere le alternative economiche e sociali  necessarie per costruire un futuro sostenibile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Nonostante  la diversità ideologica dei gruppi che partecipano al Klimaforum, tutti  sono d'accordo nel rifiutare quanto viene proposto dai paesi più  ricchi, in particolare il meccanismo della borsa delle emissioni di  anidride carbonica. «Usare il mercato per risolvere l'emergenza clima è  una follia», dice Ivonne Yanez, rappresentante di Oilwatch Americas,  organizzazione che denuncia il depredamento delle risorse petrolifere  nel continente americano. «L'ambiente è un bene comune a cui tutti hanno  diritto, non una discarica dove si può pagare se si vuole inquinare di  più».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2041958036080315074?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2041958036080315074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2041958036080315074' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2041958036080315074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2041958036080315074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/12/il-grido-del-controforum-i-paesi-ricchi.html' title='Il grido del Controforum: «I paesi ricchi devono pagare»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-5679176759907901831</id><published>2009-12-01T13:25:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T13:29:04.176+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Il verde e il no global: sul clima un nuovo movimento - intervista con Michael hardt</title><content type='html'>Dieci anni dopo le grandi proteste contro la riunione dell'Organizzazione mondiale del commercio a Seattle, un nuovo movimento globale potrebbe nascere sulle strade gelate di Copenhagen, dove tra 6 giorni comincerà una conferenza Onu sul clima che sarà assediata da decine di migliaia di manifestanti. Reduce dalla recente pubblicazione di Commonwealth, libro che completa la trilogia di Impero e Moltitudine, scritta a quattro mani con Toni Negri, e che parla della necessità di costruire nuove istituzioni per gestire i beni comuni, Michael Hardt guarda con fiducia a una mobilitazione che, secondo l'autrice no-global Naomi Klein, segna il passaggio all'età adulta del movimento anti-globalizzazione. Tuttavia non nasconde le difficoltà che la questione del cambiamento climatico pone alla sinistra anticapitalista. «Bisogna trovare una conciliazione tra le nostre domande democratiche di benessere per tutti e i limiti delle risorse naturali. E non si tratta di un compito facile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pensi che il movimento che si sta organizzando per Copenhagen sia una continuazione del movimento no-global?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il ciclo cominciato a Seattle e continuato a Goteborg, Praga e poi Genova, che era caratterizzato dalla presenza di una molteplicità di gruppi e di conflitti è terminato con l'inizio della guerra contro l'Iraq e l'Afghanistan. Copenhagen è qualcosa di nuovo in cui, penso, si vedranno alcune delle qualità che hanno caratterizzato il movimento contro la globalizzazione neoliberista, tra cui la presenza di forme di organizzazione orizzontale. Però, al momento, non è ancora chiaro se si tratta dell'apertura di un ciclo di dimensione simile a quello «no-global».&lt;br /&gt;Questa volta, le proteste prendono di mira una conferenza che sulla carta punta a salvare l'ecosistema piuttosto che a fare del mondo un grande mercato comune&lt;br /&gt;Diverso è anche l'atteggiamento dei movimenti. A Seattle eravamo contro il capitale globale e bisognava bloccare a tutti i costi quella riunione. In questo caso invece ci confrontiamo con un problema vero che in qualche modo bisogna risolvere e su cui si deve prendere una decisione, ma la si deve prendere in maniera autentica e giusta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dall'antagonismo del ciclo no-global a un orientamento più riformista?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non penso che le due cose si escludano. È vero che è urgente riformare l'economia globale e il rapporto con l'ambiente, perché le riforme sono necessarie e quelle proposte finora sono insufficienti. Ma in questo ambito non vedo una incompatibilità tra riforme e antagonismo. E neppure capisco chi storce il naso se uno chiede riforme sul clima anche a livello statale, e poi vuole costruire una politica radicalmente diversa che guardi oltre lo stato e oltre il mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qual è secondo te la principale differenza tra gli attivisti che andranno a Copenhagen e quelli che manifestarono a Seattle?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mi sembra che la gente che si sta mobilitando per Copenhagen sia di due tipi diversi. Da un lato ci sono gruppi anticapitalisti come quelli che andarono a Seattle, dall'altro ci sono gruppi ecologisti. Entrambi questi fronti fanno riferimento a un'idea del bene comune, ma per altri versi sono ancora distanti. Nelle lotte anticapitaliste c'è l'idea dell'illimitatezza dei beni comuni. Invece nel movimento ecologista c'è una coscienza del limite. E in verità la terra, l'acqua, l'ambiente pongono dei limiti. È un conflitto interessante, che non può essere risolto a tavolino dagli intellettuali ma dev'essere risolto all'interno del movimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In alcune parti della sinistra anticapitalista sembra esserci una certa allergia verso un modo di affrontare la questione del cambiamento climatico considerato regressivo, perché cozza contro le richieste di benessere e si sposa invece con l'austerità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;È un istinto giusto quello di non fidarsi di coloro che insistono sull'austerità. Tuttavia, sono convinto che in questo ambito bisogna confrontarsi una buona volta sulla questione dei limiti. Questo non vuol dire che bisogna lasciar perdere la nostra battaglia per il benessere per tutti, il «vogliamo tutto» di Balestrini. Ma bisogna pure trovare una conciliazione tra le nostre domande democratiche e i limiti delle risorse naturali. Sono convinto che sia possibile tenere insieme l'illimitata creatività sociale umana e i limiti delle risorse naturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Spesso nel dibattito sul cambiamento climatico sentiamo riferimenti all'idea di «dovere»: dovere verso le generazioni future, dovere verso il terzo mondo, o dovere verso il pianeta. Sono discorsi che sembrano fare a pugni con quel concetto di desiderio che sta al centro del filone filosofico su cui tu e Toni Negri avete lavorato. Non è urgente recuperare a sinistra un'idea di dovere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;All'interno della sinistra anticapitalista il rifiuto del concetto di «dovere» viene da una diffidenza verso l'autorità e quindi dal rifiuto dell'autorità del padrone o del partito. Il dovere nel senso di contratto sociale dovrebbe essere distinto dal dovere come «responsabilità» verso la natura ad esempio. Sicuramente confrontare i limiti del desiderio è un compito molto alto. Purtroppo non è un compito facile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In questi ultimi anni si è parlato molto di decrescita, e questo è un filone di discussione che acquista nuova forza alla luce dell'emergenza clima. Pensi che sia una proposta utile?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Io penso che il discorso che si è sviluppato attorno al concetto di decrescita sconti due grossi equivoci. Prima di tutto bisogna chiarire cosa si intende per crescita, se si intende quella della grande industrializzazione, della produzione di merce materiale, oppure se si intende la crescita di conoscenze, immagini e codici. Questo è un tipo di crescita che secondo me è illimitata e che non produce necessariamente danni all'ecosistema. L'altro equivoco è che non si fa differenza tra mondo dominante e mondi subordinati. Prova a dire in un foro sociale mondiale ai sindacalisti indiani e indonesiani che non devono crescere e quelli ti mandano a quel paese. E a ragione. Perché la questione della crescita è una questione che si pone in maniera diversa per diverse economie. In ogni caso, credo che l'idea di decrescita sia parte di una discussione che è necessario fare e sono felice che nell'avvicinamento a Copenhagen si stia sviluppando un dibattito intenso attorno a questa ed altre questioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che connessione c'è tra crisi finanziaria e crisi climatica? È il cambiamento climatico il sintomo che l'esaurimento delle risorse naturali sta inverando la caduta tendenziale del tasso di profitto prevista da Marx?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente c'è un nesso tra la scarsità delle risorse e la difficoltà del capitale globale, ma non mi sembra convincente vedere il motivo principale della crisi economica attuale nei problemi ecologici come fanno alcuni. Di certo, entrambe queste crisi vedono sia il capitale che i governi nazionali in difficoltà, perché i problemi in campo sembrano al di fuori della loro portata e della loro capacità di azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il neoliberismo dato più volte per morto non vuole saperne di tirare le cuoia, mentre non sembra esserci un'alternativa coerente capace di scalzarlo. In un'era segnata dal cambiamento climatico il pensiero ecologista può costituire la base per una tale alternativa? È il verde il nuovo rosso?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;È vero che nessuna alternativa al momento è in grado di sostituire il neoliberismo. D'altro canto, ciò che esiste al momento è una sorta di ideologia keynesiana-socialista, che è però di fatto un altro morto che cammina. Io non sono convinto che il conflitto ecologista offra una nuova alternativa teorica, né che il verde sia il nuovo rosso. Credo piuttosto che la questione del cambiamento climatico sia un campo di battaglia dove sviluppare una nuova forma di governo dell'economia alternativa al capitalismo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-5679176759907901831?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/5679176759907901831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=5679176759907901831' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5679176759907901831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5679176759907901831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/12/il-verde-e-il-no-global-sul-clima-un.html' title='Il verde e il no global: sul clima un nuovo movimento - intervista con Michael hardt'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-3277658823918726069</id><published>2009-11-11T19:08:00.000+01:00</published><updated>2009-11-11T19:53:36.906+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Il «fondo finanziario» in fondo allo scantinato</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Numero 27 di Holywell Row, strada breve e stretta, a mezzo miglio dalla City di Londra nei pressi di Old Street. Paesaggio urbano decadente ma alla moda, vecchi magazzini e palazzi commerciali trasformati in abitazioni, uffici, «studios» per designer e artisti, a pochi passi dai club della movida londinese di Shoreditch. La sede della Restform, uno dei due fondi di investimento che controllano Omega, impresa che ha acquisito il ramo information technology di Eutelia è all'angolo, in un modesto palazzo a tre piani. All'entrata una porticina blu e quattro nomi sul citofono. Non esattamente quello che ci si attende dalla sede legale di un fondo finanziario che controlla imprese con migliaia di lavoratori e beni ingenti.&lt;br /&gt;Il manifesto è andato a fare visita alla Restform, fondo di investimento inglese che insieme ad Anglo Corporate, controlla Omega. Ma non l'ha trovata. In compenso allo stesso indirizzo ha scovato la Ashcroft Cameron, piccola impresa specializzata nella registrazione di compagnie, che offre il servizio di nominee. Ovvero messa a disposizione di prestanome, direttori d'azienda e azionisti fittizi, quelli che nel gergo finanziario chiamano gli straw men: gli «uomini di paglia».&lt;br /&gt;Suoniamo al campanello della Ashcroft Cameron. «Salve. Sono interessato ai servizi che offrite». Un signore inglese sulla cinquantina ci apre la porta e fa strada verso lo scantinato. Dentro un ufficio angusto, mobilio modesto, quattro computer e due altri uomini di mezz'età in jeans e felpa impegnati al lavoro su alcuni documenti. Diciamo che vogliamo aprire una compagnia, ci danno un modulo per la registrazione e un tariffario. Creazione compagnia: 95 sterline. Servizio sede legale: 150 sterline l'anno. Direttore e azionisti nominali: a partire da 150 sterline all'anno.&lt;br /&gt;Proviamo a chiamare il numero di telefono sul biglietto da visita e chiediamo della Restform. La persona che ha risposto passa la cornetta a qualcuno al suo fianco. «Pronto? Vorrei parlare con il direttore della Restform». La prima volta buttano giù il telefono. La seconda volta rispondono. Dall'altro capo del telefono la voce incespica, «sì... qui ci prendiamo cura della Restform». «Ci potrebbe mettere in contatto con il direttore?». «Salve, il direttore sono io». Dice di chiamarsi Stuart Baxter, la voce sembra quella della persona che poco prima ci aveva aperto la porta. Ma poi il «direttore», o meglio il prestanome della Resform limited, si rifiuta di rispondere alle domande e spiegare chi sia il «direttore reale». Tutto lecito, per carità. «È un sistema perfettamente legale, che serve a preservare la privacy delle imprese», spiega il sito di una delle tante compagnie che nel Regno offre il servizio di prestanome. «È pensato per quelle persone che preferirebbero evitare che il proprio nome venga associato ad una certa compagnia». Una pratica legale sì, ma infame. Ideale per mettere al riparo chi vuole fare operazioni poco chiare da occhi indiscreti.&lt;br /&gt;Spulciando tra i documenti ufficiali di Restform messi a disposizione dal registro britannico delle imprese si scopre che l'impresa fu creata nel 2000, ma i bilanci 2008 e 2009 sono fermi ad una sterlina, la cifra che viene messa di default quando si apre un'impresa. Una società fittizia insomma, che esiste solo sulla carta e sui database informatici. Chi la controlla? Stando ai documenti esaminati, a partire dal giugno 2009 il direttore è un'altra compagnia. Si tratta della Cdf Formations Limited, la cui sede legale è ancora una volta il 27 di Holywell Row. Un'altra scatola cinese? Probabile. Ma cosa si nasconde allora dietro la Restform Ltd, dietro la Cdf Formations Ltd, e dietro altre eventuali scatole cinesi? Su siti e blog rimbalza la voce che di mezzo ci sia nientemeno che la 'ndrangheta. Un'accusa pesante il cui solo indizio al momento è contenuto in un articolo apparso il 28 aprile scorso sul Giorno di Lodi, dove si riferisce come Daniele D'Apote, imprenditore accusato di ricettazione e legami con la mafia calabrese. Tra le azioni di compagnie chiacchierate trovate in suo possesso, c'era pure una piccola quota della Revincta srl, azienda di costruzioni con sede a Milano, controllata proprio dalla fantomatica Restform.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;        &lt;!-- ciao  ciao--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-3277658823918726069?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/3277658823918726069/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=3277658823918726069' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3277658823918726069'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3277658823918726069'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/11/il-fondo-finanziario-in-fondo-allo.html' title='Il «fondo finanziario» in fondo allo scantinato'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4681361108004664876</id><published>2009-11-03T12:53:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T12:57:28.855+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Tutta la mappa dei veleni nei mari italiani</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alessandra Fava - Paolo Gerbaudo - Andrea Palladino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Inchiesta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Athina trasportava solventi chimici, la Agios Panteleimon solfato d'ammonio, la Kaptan Manolis fertilizzanti. Sono 73 i relitti dei veleni rintracciati dal manifesto. Gli affondamenti sono avvenuti tutti tra il 1979 e il 2001. Uno scandalo internazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In fondo al mare italiano non ci sono solo centinaia di navi affondate. I nostri fondali hanno nascosto per almeno un ventennio verità che nessun governo vuole rivelare. È il nostro un paese non solo di navigatori, ma anche di trafficanti di rifiuti, di logge massoniche più o meno coperte che sulle scorie fanno campare generazioni di imprenditori senza scrupoli, di servizi molto segreti che pensano più alla copertura degli affari sporchi che alla difesa della democrazia. Di governi impegnati - ora come nel passato - ad appoggiare accordi inconfessabili con paesi lontani, per esportare il peggior made in Italy, i rifiuti mortali della nostra industria. La storia delle navi dei veleni non è finita a Cetraro. Il caso non è chiuso, anzi, si è arricchito di nuove storie da raccontare, da passare alle generazioni più giovani. È una sorta di testimone che viene dal passato, una staffetta mantenuta in piedi dalla libertà di stampa e da quelle forze sociali che non accettano le verità di comodo. Oggi sono due mesi esatti dal ritrovamento di un relitto di una nave al largo di Cetraro, in Calabria. Il ministro Stefania Prestigiacomo ha voluto chiudere la vicenda con un sorriso, quasi ironico: quanto siete ingenui - raccontava il suo volto - avete abboccato, era solo un piroscafo affondato nel 1917. Rapida, definitiva la sua risposta. Ma dal fondo del mare la verità, a volte, torna a galla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Settanta nomi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questi due mesi hanno avuto il pregio di recuperare l'intera storia delle navi a perdere e delle rotte dei veleni. Sono riapparsi elenchi dimenticati, pezzi di inchieste archiviate, indagini realizzate da straordinari investigatori, come il capitano di vascello Natale De Grazia. Occorre, dunque, ripartire da questo materiale che era stato abbandonato per anni, dai nomi delle tante navi affondate in maniera sospetta, spesso con un carico dichiarato - ovvero assolutamente ufficiale - di sostanze tossiche. La Athina R., colata a picco nel 1981, trasportava solventi chimici; la Scaleni, affondata nel 1991, con nitrato d'ammonio; la Agios Panteleimon, affondata nel 1998, carica di solfato di ammonio; la Kaptan Manolis I, finita in fondo al mare a ovest della Sicilia, con un carico di fertilizzanti. E tante altre, i cui carichi spesso non erano dichiarati, oppure in apparenza sembravano contenere merci senza valore. Settanta navi, settanta storie, che il manifesto ha ricostruito, per avere un quadro complessivo della storia delle navi a perdere. Storie che da oggi sono consultabili liberamente e da tutti su un sito pensato per mantenere la memoria storica dell'intera vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Perché le navi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Siamo stati abituati a considerare il traffico di rifiuti una attività soprattutto terrestre. La vicenda dei rifiuti dei casalesi - che iniziano ad occuparsi dello smaltimento criminale delle scorie in maniera industriale dal 1989 in poi - ha fatto conoscere l'impatto degli scarti dell'industria in Terra di lavoro, come era chiamata anticamente la provincia di Caserta. Un traffico con coperture politiche di alto livello, che - secondo la Dda di Napoli - avrebbe coinvolto anche il vice ministro dell'economia Cosentino, il cui arresto è stato chiesto l'altro ieri anche per vicende collegate al traffico di rifiuti. Il complesso sistema del traffico di rifiuti è flessibile, non lineare, capace di adattarsi ai cambiamenti delle normative, da una parte, e alle esigenze dell'industria dall'altra. Gli anni '80 hanno rappresentato la prima fase, dove l'esportazione verso l'Africa e l'America Latina era la soluzione a portata di mano, silenziosa e conveniente. La necessità di avere una rete di armatori pronti a trasportare oltre il Mediterraneo migliaia di fusti velenosi fu la fortuna dei primi broker organizzati, di società con capitale italiano in grado di avere il contatto giusto. Nascono le rotte dei veleni, percorsi che iniziano in piccoli porti poco conosciuti e che terminano sulle spiagge africane, dove se muore qualcuno intossicato nessuno, nel mondo occidentale, se ne accorge. Ma c'è un filo che inevitabilmente riporta la traccia di quei rifiuti verso chi lo ha spediti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le prime rotte dei trafficanti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gibuti, Somalia, Venezuela e Romania. Poi Nigeria: sono queste le rotte preferite dai trafficanti di rifiuti tossici. Almeno fino al 1989, fino a quando una legislazione internazionale molto permissiva lo permetteva. È uno schema che si ripete come racconta la storia della Zanoobia: c'è un ammassatore autorizzato dalla regione di turno che raccoglie i rifiuti tossici; questa paga poi un'azienda che abbia accordi con un paese estero - un broker internazionale - per portare altrove i rifiuti. Passato il carico la prima azienda se ne può lavare le mani e soprattutto lo schema rende invisibili le industrie che avevano prodotto le scorie. Il broker a sua volta millanta impianti di depurazione all'estero che tutti sanno inesistenti. E così si riempiono campi, discariche, fiumi, deserti di paesi terzi. Il grande business ha il suo cuore dal biennio 1986-1987 fino alla grande crisi di navi rifiutate qui e là, di cui però la dormiente Italia capisce qualcosa sono nell'88 quando esplode il grande caso delle "navi dei veleni". Migliaia di bidoni pieni di veleni iniziano a tornare nei nostri porti, rifiutati persino di paesi con regimi democratici precari. Si scatena un finimondo, la questione arriva in parlamento e l'allora ministro all'ambiente Giorgio Ruffolo riferiva serafico che la produzione di rifiuti tossici in Italia si aggirava probabilmente intorno ai 45 milioni di tonnellate, mentre i rifiuti tossici nocivi prodotti dalle industrie erano 5 milioni di tonnellate e «per quanto riguarda i rifiuti industriali noi valutiamo la capacità di smaltimento a meno di un quinto della quantità prodotta, cioè a circa il 15 per cento» di quei 5 milioni. L'esportazione, anche se Ruffolo non lo dice, diventava così un'ottima soluzione per tutti: per il governo, per le industrie, per i trafficanti e per quella rete di interessi indicibili che si andava creando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I porti delle nebbie&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Regola numero uno: cercare porti defilati, dove i controlli sono minori, dove si riesce a ungere qualche ruota e con pochi occhi indiscreti. Porti minori, come Chioggia o Marina di Carrara, da dove parte nel febbraio 1987 la Lynx - la nave che tenterà di far sparire i 10.500 fusti tornati poi in Italia con la Zanoobia. Porti che dovevano garantire discrezione e silenzio. Ma qualcosa all'inizio del 1987 s'inceppa. Riccardo Canesi, Antonella Cappè e Alberto Giorgio Dell'Amico della Lista verde di Carrara inviano il 6 febbraio 1987 una denuncia al pretore della loro città, al procuratore della repubblica dell'ufficio circondariale marittimo di Marina di Carrara e al Ministero dell'ambiente: «Al porto di Marina di Carrara, nella banchina di sud-ovest del molo di ponente sono depositati fusti contenenti sostanze non precisate collocati in pallets che emanano odori pestilenziali. A quanto ci risulta tali fusti (dei quali una parte è già stata caricata) dovrebbero contenere rifiuti tossici e nocivi (spediti dalla presunta ditta Gellyfax) e dovrebbero essere caricati sulla motonave Lynx (della compagnia Cargo Ship) battente bandiera maltese, in rada presso il porto di Marina di Carrara, con destinazione Gibuti (ex Somalia francese)». Il 10 febbraio anche il presidente della Regione Toscana Sergio Bartolini chiede con un telex l'intervento dei magistrati di Massa, Carrara, Genova e della capitaneria di porto di Marina di Carrara. Nessuno interviene, le denunce finiscono in cassetti ancora oggi chiusi. La nave Lynx parte l'11 febbraio con 2.147 tonnellate contro una portata di almeno 5 mila. «Avevamo delle dritte dall'ambiente del porto di Marina e da Legambiente lombarda - racconta oggi Canesi, che è stato anche capo della segreteria del ministro Edo Ronchi e ora è con gli ecologisti democratici - della Linx ricordo che i fusti erano piuttosto anonimi, risalimmo alla Jelly Wax perché era nelle polizze di carico e poi indagammo su Gibuti e Porto Cabello scoprendo che non c'era là nessun impianto di trattamento dei rifiuti». Impianti fantasma , esistenti solo sulla carta, che servivano a bypassare le pochissime norme internazionali esistenti. Bastava far risultare da qualche parte che in Africa c'era un impresa pronta a ricevere il carico e nessuno, in realtà, si metteva a controllare. «Chiamai anche il sostituto procuratore dell'epoca - continua Chianesi - che mi disse di lasciar perdere e far partire le navi. Se invece la magistratura avesse bloccato subito quelle partenza si sarebbero risparmiati miliardi di lire che servirono poi per far tornare quei carichi in Italia e bonificare quei rifiuti adeguatamente». La Lista verde all'epoca presentò anche altri esposti il 6 aprile 1987 per la nave Akbay; il 12 giugno 1987 per la Radhost e il 13 luglio 1987 per la Baru Luch e nuovamente li mandò al pretore di Carrara, al procuratore della Repubblica di Massa, all'ufficio marittimo di Marina di Massa al ministero per l'ambiente e questa volta anche all'Usl di Massa Carrara, alla provincia e al comune di Carrara. Nulla accade. I veleni poi in parte tornano in Italia, dove il governo dovrà spendere oltre 250 miliardi di lire per uno smaltimento di cui oggi non sappiamo nulla. Perché la fine del percorso non è ancora nota, visto che la Protezione civile prima e il Ministero dell'ambiente poi non sono ancora stati in grado di rispondere ad una semplice domanda de il manifesto: dove sono finiti i fusti delle navi dei veleni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'elenco misterioso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il 27 ottobre scorso, ventiquattro ore prima dell'annuncio sorridente del ministro Prestigiacomo, la direzione marittima di Reggio Calabria consegna alla commissione antimafia un elenco di quarantaquattro navi affondate nella zona di sua competenza. Ci sono nove affondamenti fantasma, con coordinate conosciute ma senza un nome della nave. Tra questi c'è anche il relitto di Cetraro, che il giorno dopo verrà identificato come Catania. Ma c'è qualcosa che non torna in quell'elenco. Nella lista mancano però molte navi, il cui affondamento è noto e certo. La Capraia, la Orsay e la Maria Pia, ad esempio, risultano essere affondamenti sospetti - o almeno da verificare - secondo i dati dei Lloyd's (le schede possono essere consultate sul sito infondoalmar.info). Altre navi potrebbero dunque mancare all'appello. E viene da chiedersi perché in commissione antimafia viene presentato un elenco incompleto? La nostra Marina non possiede tutti i dati? La vicenda di Cetraro e la gestione dell'informazione in questi ultimi mesi non fa che rilanciare i tantissimi dubbi e qualche legittimo sospetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ripartire dal passato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Almeno settanta navi sospette sono sui fondali del mediterraneo, con coordinate note, con documentazione facilmente accessibile, con carichi spesso dichiaratamente tossici. Il ministro Prestigiacomo ha spiegato che non può seguire quello che raccontano i giornali, ma per andare a cercare una nave la notizia deve partire da una Procura. I dati che oggi presentiamo sulle settanta navi sono ufficiali, tratti dai registri navali, riscontrati uno per uno negli uffici dei Lloyd's di Londra. In alcuni casi si tratta delle stesse navi che apparivano nelle mappe del faccendiere Giorgio Comerio, sequestrate nella sua casa di Garlasco. Sono nomi che il capitano di vascello De Grazia stava verificando, uno per uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le rotte dei veleni proseguono&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Le tante archiviazioni e la mancata volontà di andare a verificare i casi sospetti hanno trasformato il nostro paese in una specie di zona franca per i traffici dei rifiuti. Non solo a terra, ma secondo i racconti che arrivano da Livorno anche nei mari protetti, nei santuari ecologici. Come il manifesto ha raccontato nei giorni scorsi, appartenenti alla Ong tedesca Green Ocean hanno denunciato di aver visto la nave cargo Toscana buttare differenti oggetti in mare il 5 luglio scorso, tra cui diversi container, mentre erano sulla nave Thales impegnata nel progetto di ricerca ambientale "Plastic From Sea". A sostegno della loro accusa, un container è stato poi ritrovato da una nave della Nato a 900 metri dalla posizione indicata dallo skipper della Thales, mentre i pescatori locali hanno trovato pesci morti nelle loro reti.  È una storia da approfondire prima di tutto per capire se i traffici clandestini coinvolgono ancora oggi il nostro paese. Anche in questo caso la documentazione in possesso dei Lloyds sulla nave oggetto della denuncia è il riferimento più certo da dove è possibile partire. Al momento del presunto scarico in mare la nave era in viaggio da Panama a Livorno. Prima di entrare nel Mediterraneo la nave aveva attraversato l'Atlantico dopo aver fatto tappa nei porti a Houston, in Cile e in Argentina. Elemento sospetto sono le numerose ispezioni subite dalla nave - ben 10 tra 2008 e 2009, di cui una mentre era in transito a Gibilterra. Secondo un'analista dei Lloyds di Londra, che vuole mantenere l'anonimato, questo numero di ispezioni è la spia che questa nave sarebbe chiacchierata e «viene tenuta sott'occhio». Al telefono la compagnia tedesca Bertling Reederei, con sede ad Amburgo, non ha nessuna voglia di parlare della denuncia e ancor meno di rispondere alle domande dei giornalisti. E Paul Thomson responsabile della flotta, compagnia tedesca proprietaria della nave Toscana, si è limitato a dire che non ha «nulla da dire riguardo a una storia tanto assurda». Che cosa trasportava il Toscana durante il viaggio verso Livorno? «Non sono tenuto a rispondere». E cosa ne pensa del container trovato a 900 metri dal punto segnalato dalla Thales? «No comment», e ha buttato giù il telefono irritato. In fondo al mar i veleni sono segreti da tenere ben chiusi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alessandra Fava - Paolo Gerbaudo - Andrea Palladino per Il Manifesto&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4681361108004664876?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4681361108004664876/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4681361108004664876' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4681361108004664876'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4681361108004664876'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/11/tutta-la-mappa-dei-veleni-nei-mari.html' title='Tutta la mappa dei veleni nei mari italiani'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2126894785999187001</id><published>2009-10-23T17:33:00.000+02:00</published><updated>2009-11-06T17:33:47.263+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>In sciopero 40mila postini Assunti 30mila crumiri</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;I dirigenti di Royal Mail lo chiamano «piano di modernizzazione», con un corredo di un miliardo di sterline di investimento in macchinari e l'obiettivo di rendere le poste nazionali capaci di competere con altre compagnie postali su un mercato europeo liberalizzato. Ma per i lavoratori delle poste britanniche la proposta del management dell'azienda non è nient'altro che un tentativo di dare il via alla privatizzazione di un'impresa che si è salvata alla svendita delle aziende pubbliche durante gli anni '80 e '90, e che negli ultimi mesi è scampata ad un piano di privatizzazioni, fortemente voluto dal potente ministro dell'Industria Peter Mandelson.&lt;br /&gt;Per chiedere garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro ed attaccare l'intenzione dell'azienda di puntare su impieghi di breve termine e part-time, decine di migliaia di lavoratori aderenti a Cwu (Communication Workers' Union) ieri hanno incrociato le braccia. Sin dalle prime ore della mattina 40.000 addetti allo sportello, impiegati e autisti dei furgoni rossi che ogni giorno riempiono le buche delle lettere dei sudditi di Sua Maestà si sono radunati di fronte alle centrali di smistamento di diverse città del Regno Unito. Oggi sarà la volta di 78.000 lavoratori addetti alla raccolta e alla consegna della posta. Lo sciopero ha già creato un forte rallentamento nella consegna di lettere e pacchi, e si prevede che se la disputa andrà avanti, produrrà rallentamenti nella consegna che si protrarranno fino al trafficato periodo delle vacanze natalizie. Per rispondere allo sciopero l'azienda ha deciso di assumere temporaneamente 30.000 lavoratori, e ha aperto nuovi centri di smistamento.&lt;br /&gt;«I picchetti sono forti, con quasi il 100% della forza lavoro» - ha affermato Mole Meade, portavoce del sindacato Cwu, alla fine di una lunga giornata di picchettaggio, al centro di raccolta di Londra Est. «I lavoratori sono motivatati a continuare questa battaglia». «Royal Mail è un'azienda sana, che sta facendo profitti pure nella più grande recessione degli ultimi decenni. Qui non c'è bisogno di un piano di ristrutturazione come quello proposto dall'azienda» - ha dichiarato Pal Frey, delegato sindacale che rappresenta 11.000 lavoratori postali nella capitale. «Temiamo è che governo e management stiano cercando di mandare l'azienda in crisi, per poi dire che l'unica soluzione è la privatizzazione».&lt;br /&gt;Le trattative tra azienda e sindacato, che Gordon Brown, ieri, ha invitato ripetutamente a sedere al tavolo, non danno segni di progresso e se non si arriverà ad una soluzione nei prossimi giorni i lavoratori minacciano di tornare a scioperare per tre giorni la prossima settimana. Per il primo ministro Gordon Brown lo sciopero è un'altra bella gatta da pelare in un momento non facile per l'esecutivo. Un conflitto che porta alla ribalta lo scontro tra il Labour Party e i sindacati che sono i suoi principali finanziatori, sul piano di privatizzazione di Royal Mail.&lt;br /&gt;La privatizzazione di Royal Mail da parte del blairiano Mandelson, già commissario europeo al Commercio, è stato bloccata di fronte alla forte opposizione del sindacato e come contentino alla sinistra del partito che ha contribuito a salvare Brown, messo in pericolo dalla rivolta dei peones, nel giugno scorso. Mandelson tuttavia sembra aver mal digerito la sospensione del piano e negli ultimi giorni non ha perso occasione per attaccare i sindacati, affermando che lo sciopero rischia di segnare il declino dell'azienda e che molti clienti passeranno a usare servizi telematici per spedire documenti, dato che «su Internet non è possibile fare picchettaggi». Il leader dei conservatori David Cameron, ha approfittato dello sciopero per accusare il governo di debolezza di fronte ai sindacati e ha confermato che una volta al governo i Tory procederanno con il piano di privatizzazione.&lt;br /&gt;Il conflitto tra sindacati e dirigenti di Royal Mail sta riportando alla memoria le grandi lotte dei lavoratori degli anni '70 e '80, con il Daily Mirror che ha addirittura paragonato i postini ai minatori che lottarono contro la Thatcher. A 30 anni di distanza dal Winter of Discontent, la versione britannica del nostro autunno caldo, lo sciopero dei postali sembra la prima avvisaglia di risveglio dei lavoratori britannici, che non ne vogliono sapere di pagare le conseguenze della crisi finanziaria.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2126894785999187001?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2126894785999187001/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2126894785999187001' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2126894785999187001'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2126894785999187001'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/10/in-sciopero-40mila-postini-assunti.html' title='In sciopero 40mila postini Assunti 30mila crumiri'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-1019051457428858558</id><published>2009-10-18T17:34:00.000+02:00</published><updated>2009-11-06T17:34:56.640+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Nottingham, battaglia per la centrale a carbone</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Le cime delle funi volano sopra il recinto elettrificato che protegge la centrale a carbone di Ratcliffe-on-Soar, vicino a Nottingham, di proprietà della multinazionale E.on.&lt;br /&gt;Piccoli arpioni montati sui capi si agganciano attorno ai pali della barriera e gruppi di ragazzi cominciano a tirare la fune urlando: «Mai più carbone». «Centrali come queste sono dei dinosauri - protesta Tom, 25enne arrivato da Londra per partecipare alla protesta -: sono una tecnologia vecchia e dannosa. È ora che i governi cambino la maniera in cui produciamo energia».&lt;br /&gt;I pali verdi cominciano a piegarsi sotto l'impeto dei manifestanti, mentre tenaglie aprono buchi nella rete. Ma dentro il perimetro della centrale elettrica le giacchette catarifrangenti della polizia fanno muro chiudendo ogni breccia. Arrestano i pochi attivisti che riescono a filtrare o a scavalcare la barriera. E la montagna di carbone che alimenta le ciminiere della centrale a carbone rimane un nemico vicino ma al tempo stesso irraggiungibile.&lt;br /&gt;In oltre mille hanno preso parte ieri alla protesta per denunciare la follia delle centrali a carbone, il combustibile che produce la maggior quantità di anidride carbonica. «Sono qui perché ho due figli di cinque ed undici anni - racconta James, assistente sociale di Bedford -. Centrali come questa stanno distruggendo il loro futuro. Il pianeta in cui loro vivranno sarà molto più inospitale di quello in cui sono vissuto io».&lt;br /&gt;Organizzati in quattro blocchi differenti, si sono radunati nei boschi e nei campi vicini alla centrale per poi dirigersi - guidati da messaggi diffusi via sms e su twitter - verso diversi punti del perimetro. Intorno all'una i primi drappelli sono giunti in prossimità del cancello principale ed i gruppi più radicali hanno cominciato ad abbattere le barriere innalzate in previsione della protesta.&lt;br /&gt;Poi, alle due, un gruppo di alcune decine di attivisti è riuscito a sfondare in prossimità della grande ciminiera che ogni anno immette nell'atmosfera oltre sei milioni di tonnellate di Co2 ma è stato bloccato dagli agenti prima che potesse sabotare l'impianto.&lt;br /&gt;Un nuovo tentativo di sfondamento di massa attorno alle 3 ha visto uno scontro fisico tra la polizia e i manifestanti. Un agente e diversi attivisti sono stati portati via in ambulanza. Decine i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-1019051457428858558?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/1019051457428858558/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=1019051457428858558' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1019051457428858558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1019051457428858558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/10/nottingham-battaglia-per-la-centrale.html' title='Nottingham, battaglia per la centrale a carbone'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-6189179047274887467</id><published>2009-10-15T17:29:00.000+02:00</published><updated>2009-11-06T17:29:58.969+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Due vittorie per il clima</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Due vittorie in due settimane per il movimento britannico contro il cambiamento climatico - alla vigilia della protesta prevista questo fine settimana contro la centrale a carbone di Ratcliffe-on-Soar vicino a Nottingham, in Inghilterra, proprietà della multinazionale E.on, sono stati bloccati altri due progetti che negli ultimi anni avevano sollevato grandi proteste: l'espansione dell'aeroporto di Heathrow e la costruzione di una nuova centrale a carbone a Kingsnorth nel Kent. Baa, compagnia controllata dalla multinazionale spagnola Ferrovial, che ha in gestione lo scalo di Londra, ha affermato che congelerà i piani per la costruzione di una terza pista causa l'avvicinarsi delle prossime elezioni politiche, in cui probabilmente vinceranno i conservatori che si sono detti contrari al contestato progetto. La settimana scorsa invece E.on, la più grande azienda energetica privata in Europa, con sede a Düsseldorf, ha annunciato il rinvio di almeno due o tre anni per la centrale a carbone a Kingsnorth. La ragione ufficiale è il calo di domanda di energia in seguito alla recessione. Ma è probabile che abbiano pesato le forti proteste degli ultimi 3 anni.&lt;br /&gt;Lo stop a due progetti che nel Regno Unito sono diventati il simbolo dell'ipocrisia di governo e multinazionali di fronte al problema del cambiamento del clima è stato accolto come un segnale propizio in vista di Copenhagen, dove in dicembre il vertice dell'Onu sul clima sarà contestato di migliaia di manifestanti. La compagnia NoTrag, che si oppone all'espansione degli aeroporti, ha festeggiato il congelamento dell'espansione a Heathrow affermando che si tratta di «una vittoria per le prossime generazioni». Per Emma Jackson, portavoce del Climate Camp, il gruppo che ha organizzato campeggi di protesta a Heathrow e Kingsnorth nell'estate del 2007 e del 2008, «E.on e BAA stanno riconoscendo che non è più tempo per crimini climatici e centrali a carbone. Ora è venuto il momento di spegnere le centrali a carbone che sono già in funzione. E' per questo motivo che nei prossimi giorni saremo alla volta di Ratcliffe-on-Soar».&lt;br /&gt;Sabato e domenica dunque la centrale a carbone da 2034 megawatt nei pressi di Nottingham sara' l'obiettivo di una protesta denominata «The Great Climate Swoop», il grande assalto climatico, con cui gli attivisti ecologisti puntano a spegnere per diverse ore un'impianto che emette ogni anno nove milioni di tonnellate di anidride carbonica. Centinaia di persone convergeranno da diversi punti intorno alla centrale, organizzati in piccoli gruppi, armati di lucchetti e colla a presa rapida per bloccare i cancelli d'entrata e badili per svuotare i vagoni colmi di carbone che entrano nell'impianto. Sul sito web del Climate Camp i partecipanti possono scaricare una mappa della zona e iscriversi a un servizio di informazione via sms che coordinerà l'azione in tempo reale.&lt;br /&gt;Con questa protesta gli attivisti del Climate Camp puntano ancora una volta il dito contro il carbone, il combustibile fossile che produce la più alta quantità di anidride carbonica per unità di energia. Ed Miliband, sottosegretario per il cambiamento climatico e le energie alternative nel governo britannico, ponte tra il governo e l'ala più istituzionale del movimento ecologista, continua a sostenere che il «carbone pulito» - con la costruzione di impianti di cattura e sequestro dell'anidride carbonica - può essere parte di un nuovo sistema energetico sostenibile. Ma per gli attivisti che questo fine settimana circonderanno Ratcliffe-on-Soar, l'unica cosa da fare con il carbone è lasciarlo sotto terra.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-6189179047274887467?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/6189179047274887467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=6189179047274887467' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6189179047274887467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6189179047274887467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/10/due-vittorie-per-il-clima.html' title='Due vittorie per il clima'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-3707850648889135864</id><published>2009-10-13T17:30:00.000+02:00</published><updated>2009-11-06T17:31:37.663+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Crisi nera, Brown si vende pure il tunnel nella Manica</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Che inventarsi per uscire dalle sabbie mobili di una crisi prodotta dalle follie del mercato? Niente di meglio che una bella svendita di beni pubblici ai privati. Questa la soluzione suggerita dal primo ministro britannico Gordon Brown che ieri, nel giorno di riapertura ufficiale del parlamento del Regno Unito dopo la pausa estiva, ha reso noto un piano di privatizzazioni del valore di 16 miliardi di sterline, con cui il governo punta a tenere sotto controllo una spesa pubblica con il deficit schizzato al 10% del Pil: il valore più alto tra i paesi Ue.&lt;br /&gt;Tra le proprietà che il governo vuole cedere al mercato spicca la bretella ferroviaria ad alta velocità tra la stazione di San Pancras a Londra e l'imbocco dell'Eurotunnel, costata allo stato 6 miliardi di sterline. Parte della «lenzuolata» voluta da Brown pure la compagnia proprietaria del sistema di scommesse Tote, il ponte stradale di Dartford sul Tamigi - collegamento strategico tra la capitale e il Sud-est del paese -, il fondo per i prestiti d'onore degli studenti universitari e la quota pubblica in Urenco, una compagnia che si occupa dell'arricchimento di uranio per le centrali nucleari. Illustrando l'operazione ad una riunione di imprenditori, Brown ha affermato che spera di ricavare da queste vendite 3 miliardi di sterline. I restanti 13 miliardi dovrebbero arrivare da cessioni di immobili pubblici detenuti dagli enti locali, il cui patrimonio è stimato in 220 miliardi di sterline. Se il piano andasse in porto, si tratterebbe della più grande ondata di privatizzazioni dopo quelle degli anni '80, con cui un milione di lavoratori passarono dal pubblico al privato, e milioni di sudditi di Sua Maestà si trasformarono in azionisti.&lt;br /&gt;Critiche e reazioni indignate sono seguite all'annuncio dell'operazione voluta da un primo ministro che si vuole difendere dagli attacchi dei conservatori che lo accusano di aver mandato il Regno Unito sull'orlo della bancarotta. Il Guardian ha parlato di «svendita a prezzi stracciati», mentre i Tory hanno affermato che l'operazione non rimedierà alle perdite del bilancio pubblico. Il responsabile economico dei liberaldemocratici, Vince Cable, ha definito il piano di vendita «un'operazione strampalata» nell'attuale situazione economica. Particolarmente duro il sindacato Rmt che rappresenta lavoratori impiegati per la pulizia dei treni Eurostar che passano sotto la Manica, che ha parlato di un Brown «sull'orlo della disperazione». Forti proteste anche da parte del sindacato dei ricercatori e professori universitari Ucu che ha denunciato che la vendita del fondo dei prestiti d'onore rischia di mettere in forse il diritto allo studio dei tanti giovani che vi devono fare ricorso a prestiti di fronte alla diminuzione drastica delle borse di studio e alla crescita delle tasse universitarie.&lt;br /&gt;In molti dubitano che Brown riuscirà ad ottenere la cifra sperata, dato che aveva già tentato inutilmente di cedere la compagnia di scommesse Tote, quote del fondo per i prestiti d'onore e beni immobili pubblici sin dal 1998. Quello che è sicuro è che questo piano è l'ennesimo segnale che dopo aver superato la fase più critica della crisi finanziaria il mondo politico britannico sembra ansioso di ritornare al dettame neoliberista del meno tasse, tagli alla spesa pubblica e largo ai privati. E con un governo conservatore alle porte invece di tartassare i più ricchi che sono scampati alle conseguenze della crisi, un esangue governo Labour non sa inventarsi di meglio che «svendere l'argenteria di famiglia».&lt;br /&gt;E Ieri Downing Street ha annunciato che il primo ministro restituirà oltre 12.000 sterline di rimborsi per spese di giardinaggio e di pulizia come stabilito dalla commissione indipendenti messa in piedi per fare chiarezza sullo scandalo dei rimborsi gonfiati che ha fatto traballare le istituzioni britanniche nel giugno scorso.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-3707850648889135864?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/3707850648889135864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=3707850648889135864' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3707850648889135864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3707850648889135864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/10/crisi-nera-brown-si-vende-pure-il.html' title='Crisi nera, Brown si vende pure il tunnel nella Manica'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8655554987067106751</id><published>2009-10-04T17:32:00.000+02:00</published><updated>2009-11-06T17:32:41.369+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>L'impaurita Irlanda si pente: una valanga di sì</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Un sospiro di sollievo percorre l'Irlanda dopo che la vittoria del si al referendum sul trattato europeo invade l'etere. Non solo per un risultato che aggancia saldamente l'Irlanda ad un Europa vista sempre più come un salvagente in mezzo alla tempesta, ma pure per la sensazione di essersi tolti di mezzo un fastidioso impaccio per un paese che sembra avere al momento ben altre urgenze che l'oscuro progetto di riforma delle istituzioni della Unione europea. Il si stravince con il 67% contro il 32.9 del no, superando le previsioni e dando il via libera all'implementazione del trattato di Lisbona, a meno di sorprese che potrebbero arrivare da Polonia, e Repubblica ceca, gli unici due paesi che assieme all'Irlanda non l'avevano ancora ratificato.&lt;br /&gt;Il 20% degli elettori irlandesi hanno cambiato opinione rispetto al referendum del giugno 2008, dove prevalse il no. Un responso legittimato da un'affluenza del 58% in aumento rispetto al 53% di un anno fa, con molti elettori che hanno approfittato delle ultime ore a disposizione per partecipare alla consultazione. Festeggia il premier («Taoiseach» in gaelico) Brian Cowen che rischiava di affondare se fosse passato nuovamente il no e che ieri affermava che «dobbiamo lavorare con i nostri partner europei per assicurare che le riforme di questo trattato vengano attuate». E festeggia pure la tecnocrazia di Bruxelles, con Manuel Barroso che ieri ha accolto raggiante il risultato sostenendo che «l'Irlanda ha riconosciuto il ruolo che l'Unione europea ha giocato per rispondere alla crisi economica».&lt;br /&gt;Delusione sul fronte del no. Declan Ganley, il businessman leader del gruppo anti-europeista Libertas, ha sostenuto «che non siamo riusciti a prevalere, ma abbiamo detto la verità e sono orgoglioso di questo». Per il parlamentare europeo del partito socialista Joe Higgins, il risultato è frutto di una «campagna di paura ed intimidazione sostenuta dalla élites politiche d economiche e dal mondo dei media».&lt;br /&gt;L'impressione che si registra parlando con gli elettori a Dublino è che la sconfitta del referendum un anno fa fosse dovuta a una carenza di informazione riguardo al contenuto del trattato. «Bene per noi e bene per l'Europa. Questa sera ci sarà da brindare a pinte di Guinness per me e per te», afferma un signore di 63 che abita nella zona sud della capitale irlandese, che ha visto uno dei maggiori spostamenti di voto dal no al si. «C'erano un paio di punti del trattato che la gente non aveva capito, per colpa del governo che non aveva spiegato bene per cosa si andava a votare. Noi non siamo mica come gli inglesi. Noi ci crediamo all'Europa. E con questo referendum siamo riusciti a rimanere ancora una volta al centro del dibattito e a mantenere un'influenza molto grande considerando che siamo una piccola nazione».&lt;br /&gt;La campagna per il referendum si è concentrata sulla situazione economica in un paese dove la disoccupazione ha raggiunto quota 12,6%. La tigre celtica, si è trasformata in un micietto impaurito nel giro di pochi mesi, con il Fondo monetario internazionale che prevede che nel 2010 l'economia irlandese si sarà contratta del 13% rispetto al 2008, una vera e propria decimazione. Responsabile per il collasso una politica economica che ha puntato ancora più che altrove sul settore immobiliare, come pure il crollo della sterlina, che ha affossato il valore delle esportazioni in un paese per cui il Regno unito è il primo partner commerciale. Di fronte a questa situazione molti elettori hanno ritenuto più prudente dare un segnale di fedeltà alle istituzioni europee, che in passato avevano riversato ingenti quantità di denaro nel quadro dei programmi regionali di sviluppo.&lt;br /&gt;La vittoria nel referendum allunga la vita all'impopolare governo di Brian Cowen, del liberale Fianna Fail, sostenuto pure dai verdi. Un esecutivo che si trova ai minimi di popolarità ed è accusato pure di sprechi e di corruzione. Ma secondo molti commentatori la fine è vicina, e Brian Cowen sarà mandato a casa prima di Natale. Il prossimo ostacolo è l'approvazione in parlamento del controverso provvedimento NAMA (National Asset Management Agency), che creerebbe un'ente per comprare 4 miliardi di euro di «titoli tossici», e che segue un simile piano da 2 miliardi varato a gennaio. Un intervento che vale il 2% del pil e i cui fondi saranno raccolti con pesanti tagli alla spesa pubblica. I sindacati hanno affermato che si tratta di una «decisione brutale» e hanno annunciato una grande protesta per il 6 di novembre.&lt;br /&gt;Il risultato positivo del referendum irlandese potrebbe innescare una reazione a catena in Cecoslovacchia e Polonia che erano rimasti alla finestra in attesa del responso irlandese come. Forte imbarazzo tra i conservatori britannici che ieri hanno aperto il loro congresso a Manchester e con David Cameron primo ministro in pectore che potrebbe essere costretto ad un'imbarazzante passo indietro sull'opposizione al trattato di Lisbona, per non isolarsi ulteriormente sul fronte europeo dove si è già fatto molti nemici.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8655554987067106751?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8655554987067106751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8655554987067106751' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8655554987067106751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8655554987067106751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/10/limpaurita-irlanda-si-pente-una-valanga.html' title='L&apos;impaurita Irlanda si pente: una valanga di sì'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-6889598663415997296</id><published>2009-10-01T17:13:00.000+02:00</published><updated>2009-11-06T17:28:27.384+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>New Tory? La crisi la pagheranno i poveri</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;«Trenta anni fa abbiamo vinto le elezioni lottando contro le tasse al 98% per i più ricchi. Oggi dobbiamo mostrare che siamo indignati di fronte alle ingiustizie verso i più poveri». Nel discorso di chiusura del congresso del partito conservatore a Manchester - a poco più di sette mesi da elezioni che potrebbero vedere il ritorno dei conservatori a Downing Street dopo 12 anni di opposizione - il leader dell'opposizione David Cameron, ha presentato i Tory come un partito che ha cambiato pelle. Un partito «progressista» impegnato per la giustizia sociale e rispettoso delle minoranze. Un partito che può riuscire a «rimettere la Gran Bretagna in piedi» senza produrre tensioni tra le classi sociali.&lt;br /&gt;Quarantadue anni, di cui quattro alla guida del partito di Margaret Thatcher, il leader dei conservatori ha puntato tutto il suo discorso sul tentativo di conquistare la fiducia di quei tanti sudditi di Sua Maestà che non ne vogliono più sapere del Labour ma sono ancora lungi dall'essere innamorati dei conservatori. Al centro del suo intervento, l'immagine di un «paese rotto», oberato dal debito pubblico, sfiancato dalla disoccupazione, lacerato dalla crisi delle famiglie e inquieto per una gioventù priva di speranza e prona alla violenza. La soluzione? Non più il «big government» offerto dal Labour. Non uno «stato forte» ma «una società forte, famiglie forti, comunità forti» ed una «assunzione di responsabilità» da parte dei cittadini. Espressioni che riecheggiano la retorica della responsabilità di Barack Obama, molto ammirato da Cameron, con le scritte «pronti per il cambiamento» che campeggiano sulle pareti del centro conferenze. Il tutto all'insegna del «conservatorismo compassionevole», la nuova ideologia che Cameron ha preparato per convincere quella parte della Gran Bretagna che ancora si ricorda del cinismo dell'era Thatcher. Ma quanto c'è di vero in questo cambiamento di quello che ancora in molti chiamano il «nasty party», il partito cattivo?&lt;br /&gt;«Non sono più il partito razzista e omofobo degli anni '80», sostengono i giornalisti del Guardian e dell'Independent che hanno assistito al congresso, facendo notare come nel programma abbondassero eventi dedicati a ambiente, multiculturalità e diritti di gay e lesbiche, e tra i delegati ci fossero più donne e componenti di minoranze etniche rispetto al passato. Ma non molto sembra essere cambiato sul fronte della politica economica, dove la parola d'ordine è quella del libero mercato e del taglio alla spesa pubblica.&lt;br /&gt;Per il cancelliere ombra George Osborne servirà una nuova era di austerità per rimettere in sesto le finanze pubbliche. A pagarla saranno famiglie a basso reddito, disoccupati e dipendenti pubblici. Violando l'usanza di non svelare tagli pesanti prima delle elezioni, Osborne ha annunciato un congelamento dei redditi per un anno che colpirà 5 milioni di dipendenti pubblici. L'aumento dell'età pensionabile a 66 anni verrà anticipato dal 2020 al 2016. Cancellati provvedimenti a favore dei bambini più poveri. E i conservatori hanno pure in serbo tagli pesanti ai sussidi di disoccupazione «perché tutte le persone che possono lavorare devono lavorare».&lt;br /&gt;«Siamo tutti sulla stessa barca», ha rassicurato Osborne affermando che ogni classe sociale dovrà fare la sua parte per contribuire a sanare la crisi economica, e che il governo Tory.&lt;br /&gt;Tuttavia la classe imprenditoriale e finanziaria che durante il periodo di crescita dell'economia dell'ultimo decennio ha ingrandito il proprio patrimonio e ristrutturato le proprie case di campagna verrà in buona parte risparmiata dalla nuova politica di austerità. L'aliquota per i redditi più alti innalzata dal 45 al 50% nell'ultima finanziaria targata Labour verrà mantenuta ha promesso Osborne. Ma la tassa sull'eredità verrà cancellata per patrimoni inferiori ad un milione di sterline. «Faremo una riforma sociale tanto radicale quanto quella economica della Thatcher», ha promesso ieri Cameron a un paese che ancora non si fida dei Tory. E a vedere quello che intendono per riforma sociale c'è proprio da aver paura.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-6889598663415997296?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/6889598663415997296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=6889598663415997296' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6889598663415997296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6889598663415997296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/10/new-tory-la-crisi-la-pagheranno-i.html' title='New Tory? La crisi la pagheranno i poveri'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-3039025913171954923</id><published>2009-09-09T13:00:00.000+02:00</published><updated>2011-01-21T13:01:19.542+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>La campagna di Cuneo delle camicie verdi</title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Una bandiera della Lega Nord sta  bell'esposta sul portellone del camion di un ambulante all'entrata del  mercato di Cuneo in piazza Galimberti, dove ogni martedì centinaia di  persone accorrono dalle campagne e sin dalla Francia per comprare  vestiti, scarpe, prodotti per la casa. Sotto l'ombra dei tendoni,  spiccano anche banchi gestiti da venditori cinesi e maghrebini. Fu da un  balcone che si affaccia su questa piazza che Duccio Galimberti nel  luglio del 1943 esortò i cuneesi alla resistenza contro il nazifascismo  affermando che «la guerra continua fino alla cacciata dell'ultimo  tedesco».&lt;br /&gt;Oggigiorno, in assenza dello «straniero invasore» e delle  SS di Joachim Peiper che appiccarono roghi nel paesino di Boves, a  preoccupare un numero crescente di abitanti della Granda, sono gli  immigrati, che si sono stabiliti velocemente in questa provincia a bassa  densità di popolazione, che prima della crisi abbondava di posti di  lavoro. A raccogliere i frutti di questa preoccupazione è stata la Lega  Nord, che nelle ultime elezioni amministrative, ha ottenuto la guida  della provincia, in precedenza in mano al forzista Raffaele Costa,  liberale ex ministro della Sanità, esponente del notabilato e  fustigatore degli sprechi della pubblica amministrazione. A succedergli a  capo di una coalizione che ottenuto il 52% dei voti (di cui il 22% alla  Lega), Gianna Gancia, 37enne, piccola imprenditrice vinicola,  personaggio sconosciuto prima della campagna elettorale. Salita alla  ribalta nelle vesti di compagna affettiva del Calderoli, ministro della  semplificazione ed indossatore di magliette anti-maomettane.&lt;br /&gt;Sono  stimati attorno a 45.000 persone, circa l'8% della popolazione, gli  immigrati nella provincia Granda. Comunità etniche che si sono  installate in maniera specializzata nei diversi distretti di un'economia  provinciale che detiene un livello record di imprese per abitante: i  cinesi a lavorare come scalpellini nelle cave di pietra di Barge e  Bagnolo, i macedoni a raccogliere l'uva nelle Langhe, gli indiani a  mungere le vacche nella pianura, gli albanesi a lavorare nell'edilizia,  le rumene a badare ai vecchietti di una popolazione sempre più anziana.  «Dopo il caos degli anni '90, le comunità di migranti si sono ben  stabilizzate - spiega Bruna Gerbaudo, del centro migranti del comune di  Cuneo - In assenza di una politica pubblica d'integrazione, le catene  migratorie si sono auto-organizzate, e spesso si sono integrate in  maniera più diffusa e meno problematica rispetto ad altre zone del  Piemonte e del Nord Italia».&lt;br /&gt;Il livello di criminalità in questa  provincia isolata e tranquilla continua ad essere ben sotto il livello  di guardia, e al momento non vi è sentore di violenza a carattere  razziale, nonostante un'indagine abbia mostrato un aumento di xenofobia  nelle scuole. E per il momento a Cuneo niente ronde - assicurano i  leghisti locali - «ma dobbiamo stare all'erta». Ma sta di fatto che qui  come in altre zone della Padania, l'immigrato spesso suscita paura e  sdegno, in particolar modo tra gli anziani e in alcune zone rurali  marginali, dove negli ultimi anni e diventato sempre più difficile  tirare a campare con un po' di vacche ed un noccioleto.&lt;br /&gt;«Ma vui a la  fin, seve cui ca stan coi moru o contra ai moru?» si è sentito chiedere  nei mercati di paese il candidato del Pd Mino Taricco, assessore  regionale all'Agricoltura. «La questione degli immigrati ha fatto una  breccia enorme. - racconta Taricco - La gente associa mentalmente  l'immigrato con i problemi economici, lo vede come il simbolo di una  globalizzazione che ha portato insicurezza». Questo senso d'insicurezza,  secondo Ezio Bernardi direttore de La Guida, il settimanale della curia  sta favorendo «un mutamento genetico dell'elettorato cuneese,  storicamente liberale per eccellenza, molto legato ai valori della  resistenza e delle istituzioni e caratterizzato da un rifiuto degli  estremismi. Sempre più quest'elettorato chiede interventi di rottura e  si sente rassicurato dalla chiusura leghista».&lt;br /&gt;Una chiusura che fa  tanto più presa in un periodo di crisi economica che nel Cuneese sta  divorando posti di lavoro mese dopo mese. «La cassa integrazione e  cresciuta di più che nelle altre province del Piemonte», nota Sergio  Dalmasso, consigliere regionale di Rifondazione. Licenziamenti a raffica  nel distretto del vetro. Chiusa la storica cartiera Burgo di Ormea. In  crisi pure la Alstom ferroviaria di Savigliano, la Italcementi di Borgo  San Dalmazzo. E presto pure lo stabilimento Michelin di Cuneo in cui il  Sin.Pa (sindacato padano) aveva ottenuto un'effimera maggioranza  sindacale nel 2000, potrebbe entrare nel novero delle aziende in crisi.  «Quello che rischia di passare in situazioni di crisi come questa, è  l'idea che la precedenza nei posti di lavoro e nell'assistenza debba  essere data alla popolazione locale», spiega Dalmasso «a soffiare su  questo sentimento e la Lega, tra cui ci sono diversi matrici culturali,  alcune più moderate, altre chiaramente xenofobe e di estrema destra».&lt;br /&gt;Ma  a stare a sentire Stefano Isaia, segretario provinciale della Lega Nord  a soli trentun'anni, il successo della Lega cuneese non ha che fare con  derive xenofobe, ma con «una politica del buonsenso rispetto  all'immigrazione» che risponde «a quello che la gente ci chiede di  fare». «Il fatto e che noi facciamo quello che gli altri partiti non  fanno più. Abbiamo ventiquattro sedi locali, più di qualsiasi altro  partito. Andiamo in giro in camper nei paesi, per offrire assistenza e  consulenza e ad ascoltare i problemi della gente». Ed è proprio questo  filo diretto con gli umori degli strati popolari della popolazione - il  fatto di essere il partito delle bealere (i fossi) - ciò che gli altri  partiti invidiano alla Lega. «La Lega ha smesso di fare filosofia e si e  calata tra le persone - ammette Taricco - il centrosinistra deve  rendersi conto che stiamo perdendo il collegamento con il territorio e  che veniamo sentiti come lontani». Il rischio è che per riguadagnare il  contatto con il territorio, il centrosinistra in vista delle difficili  elezioni regionali della prossima primavera, sia tentato dalla  scorciatoia di mostrare anch'esso i muscoli contro «i moru» - come hanno  fatto tanti sceriffi democratici in giro per l'Italia - invece che  impegnarsi nella strada più lunga ed impervia di sviluppare un nuovo  modello sociale regionale per rispondere alla crisi economica.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-3039025913171954923?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/3039025913171954923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=3039025913171954923' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3039025913171954923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3039025913171954923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/09/la-campagna-di-cuneo-delle-camicie.html' title='La campagna di Cuneo delle camicie verdi'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-5813471868395759590</id><published>2009-08-16T13:07:00.000+02:00</published><updated>2009-08-31T13:07:22.938+02:00</updated><title type='text'>Europa in campeggio contro l'effetto serra</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Tutti in tenda per lottare contro il cambiamento climatico e puntare il dito contro i maggiori produttori di gas serra. A poco più di tre mesi dal vertice internazionale sul clima di Copenhagen, dove tutti i paesi Onu discuteranno i termini di un nuovo trattato per sostituire quello di Kyoto, l’estate europea viene invasa da un’ondata di campeggi di «azione climatica», impiantati in prossimità di aeroporti, centrali a carbone, miniere ed altri grandi inquinatori, accusati di essere «criminali climatici». Dal Klimacamp di giugno, durante il quale gli attivisti danesi si sono esercitati per le grandi proteste di dicembre, al Camp climat francese finito l’8 agosto, a quello belga-olandese svoltosi ad Anversa, al campeggio contro il clima in Irlanda che comincerà a Ferragosto, ai campeggi climatici in Scozia e Galles, fino al capostipite Climate camp inglese che quest’anno darà vita alla sua quarta edizione a Londra.&lt;br /&gt;Obiettivo dei campeggi climatici sono grandi installazioni inquinanti, responsabili dell’immissione nell’atmosfera di tonnellate di anidride carbonica e altri gas serra. «Ossigeno. No Kerosene!» hanno gridato gli attivisti del Climat camp francese, che negli ultimi giorni hanno lanciato una serie di blocchi e proteste contro la costruzione dell’aeroporto Loire Atlantique, vicino a Nantes, segnalando ancora una volta come l’aviazione sia una sorgente in crescita di gas serra. Il neonato Climate camp scozzese ha invece preso di mira l’apertura di una miniera di carbone a cielo aperto, a Mainshill. Tre attivisti sono stati fermati lunedì scorso dopo un’incursione davanti alla casa di un assessore laburista accusato di essere la sponda politica del progetto. Tra di loro anche Dan Glass, un attivista del gruppo anti-aviazione Plane Stupid, che un anno fa tentò di incollarsi alla mano del primo ministro Gordon Brown durante un ricevimento ufficiale. In azione contro il carbone - fonte fossile che emette un livello di Co2 più alto rispetto al metano e al petrolio per unità di energia - anche il campeggio gallese che dal 13 agosto protesterà contro l’apertura di un’altra miniera di carbone a cielo aperto a&lt;br /&gt;Ffras-y-Ffron.&lt;br /&gt;«Portate amici, più siamo più forti saremo, e tutte quelle cose che portereste normalmente in un campeggio», consigliano gli organizzatori del campeggio di azione climatica inglese che comincerà il 27 agosto. Niente cani, bottiglie di vetro e coltellini svizzeri. «La polizia adora trovarne un po’ per poi andare in televisione e spargere storie spaventose riguardo ai campeggiatori climatici», avvertono sul sito. Oltre ad essere una base per proteste e blocchi contro grandi inquinatori, i campeggi climatici sono anche uno spazio di vita sostenibile ed educazione ecologica. Rigoroso l’uso di tecnologie verdi, da pannelli solari a pale eoliche, per portare elettricità ai campeggi, all’utilizzo&lt;br /&gt;del compostaggio, e al riciclo delle acque grigie. Le giornate di campeggio sono poi segnate da un calendario fitto di laboratori, seminari e conferenze, per discutere come vivere low-carbon e come costruire la transizione verso una società post-fossile.  &lt;/div&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Il primo campeggio climatico a livello internazionale si svolse nell’estate 2006 nello Yorkshire contro la centrale a carbone di Drax, la prima sorgente di emissioni di gas serra nel Regno Unito. Tra i promotori, veterani del movimento contro la costruzione delle tangenziali durante gli anni ’90. Poi nel 2007 l’edizione che bucò i media, con la protesta contro la costruzione della terza pista all’aeroporto di Heathrow, il più trafficato del vecchio continente. Il campeggio climatico è sbarcato sul continente nel 2008, con una protesta ad Amburgo contro una centrale a carbone. Quest’anno il campeggio climatico in Germania si terrà a fine agosto e sarà seguito da una grande protesta contro il nucleare a Berlino, per dire che l’energia atomica non è la soluzione al cambiamento climatico.&lt;br /&gt;La diffusione dei campeggi climatici e di altri campeggi di protesta come quelli «no border» contro i controlli migratori, fa parte di una tradizione che affonda le sue radici nella storia dell’azione diretta antimilitarista ed antinucleare. Il campeggio di protesta fu reso celebre nel mondo anglosassone dalle donne di Greenham Common, protagoniste di un presidio durato dieci anni contro i missili Cruise della base Raf. Tradizione ripresa da Brian Haw, il carpentiere sessantenne che dal 2001 quasi ininterrottamente vive in una tenda nella piazza di fronte al parlamento di Westminster, affiancata da foto di atrocità belliche e addobbata da simboli pacifisti.&lt;br /&gt;Se la diffusione dei campeggi di azione climatica in giro per l’Europa segnala la crescente attenzione dei movimenti sociali per la questione del riscaldamento globale, al momento l’ondata di protesta sul clima non si è ancora affermata nella nostra penisola. A quando un campeggio di azione climatica anche in Italia? &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-5813471868395759590?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/5813471868395759590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=5813471868395759590' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5813471868395759590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5813471868395759590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/08/europa-in-campeggio-contro-leffetto.html' title='Europa in campeggio contro l&apos;effetto serra'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-222502072356706701</id><published>2009-07-15T12:12:00.000+02:00</published><updated>2009-07-16T12:13:02.026+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Strage di soldati, gli inglesi si riscoprono «no war»</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;I corpi sono arrivati. Scaricati uno a uno dalla pancia del C-17 che li ha portati alla base RAF di Lyneham, nel Wiltshire. Caricati con una coreografia militare su auto funebri Mercedes Benz, guidate da becchini con bastone e bombetta. Salutati da due ali di folla lungo le strade di Wooton Bassett, paese che vive all'ombra della base RAF da cui gli aerei partono carichi di mezzi e soldati per riportare indietro cadaveri e rottami. È la settantesima volta negli ultimi due anni che si svolge questa scena, dopo che gli abitanti del paese hanno chiesto di poter onorare pubblicamente i caduti, invece di vedere le auto che trasportano le bare avvolte dall'Union Jack passare di sfuggita come se nulla fosse. E non sarà certo l'ultima.&lt;br /&gt;Ieri a passare per le strade di Wooton Bassett sono stati gli otto militari britannici morti venerdì scorso nella provincia dell'Helmand teatro di scontri feroci tra talebani da una parte e forze americane e britanniche dall'altra. In cinque sono morti per due bombe esplose in successione a Sangin. Altri due per l'esplosione di due ordigni a Nad-e-Ali. Un altro ancora è stato colpito a morte mentre faceva la sentinella a Char-e-Anjir. Otto morti pesanti, che portano la lista dei caduti in Afghanistan a quota 184: più dei 179 morti britannici in Iraq. I morti inglesi sono già 15 dall'inizio di luglio, quello che si sta rivelando il mese più sanguinoso dal settembre 2006. Così nella «guerra dimenticata» condotta da ormai quasi otto anni nelle lande impervie dell'Afghanistan, il mondo politico si trova costretto a fare i conti con il costo in vite umane dell'offensiva voluta dal presidente degli Stati uniti Barack Obama contro gli irriducibili talebani.&lt;br /&gt;Brown ha approfittato della tragedia per invitare Karzai a schierare truppe afghane nell'Helmand al fine di «difendere il terreno conquistato con tanta fatica». I conservatori, invece, hanno colto l'occasione per criticare la conduzione della guerra. Il vice-segretario del partito John Maples ha affermato che «sempre più persone si chiedono se è possibile vincere questa guerra e se gli obiettivi che ci siamo posti siano ragionevoli, considerati i militari in campo ed il loro equipaggiamento». Critiche a cui l'esecutivo ha replicato dicendosi disposto a soddisfare ogni richiesta venga dai generali, rivendicando 3 miliardi di sterline spesi nel conflitto in un anno di crisi economica, e riaffermando con il neo-ministro della difesa Bob Ainsworth che la guerra deve essere vinta, costi quel che costi. Nel frattempo, 700 soldati inviati per fare da guardia alle elezioni presidenziali nel paese, rimarranno oltre la data prevista per il ritorno e ulteriori rinforzi potrebbero essere inviati nei prossimi mesi.&lt;br /&gt;A essere poco convinti della necessità di questo conflitto continuano ad essere i sudditi del Regno unito, seppur la guerra in Afghanistan sia sempre stata più popolare di quella in Iraq. In base ad un sondaggio pubblicato ieri il 56 per cento dei britannici vorrebbe il ritiro delle truppe entro l'anno. Per Lindsey German, leader del gruppo anti-guerra Stop the War «sempre più persone capiscono che questo conflitto non ha a che fare con gli interessi degli afghani, ma con le mire del Regno Unito e degli Stati uniti. Il fatto è che hanno perso la guerra in Iraq e ora sperano di recuperare lo smacco vincendo il conflitto in Afghanistan». «Fa male vedere tanto sangue versato invano», le fa eco Rose Gentle, madre di Gordon Gentle, soldato morto in Iraq nel 2004, e diventata portavoce dei familiari dei militari che si oppongono alla guerra. «È arrivato il momento di dire basta. Il governo deve ascoltare i britannici e portare i nostri soldati a casa».&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-222502072356706701?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/222502072356706701/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=222502072356706701' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/222502072356706701'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/222502072356706701'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/07/strage-di-soldati-gli-inglesi-si.html' title='Strage di soldati, gli inglesi si riscoprono «no war»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4969334269237761804</id><published>2009-07-10T10:52:00.000+02:00</published><updated>2009-07-14T10:52:26.348+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Il vero anti-G8? A Copenaghen»</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Sul clima si sono infrante le fanfare del G8 aquilano. Ed è proprio sul cambiamento climatico che potrebbe ripartire il movimento globale. Di questo è convinto Tadzio Müller, uno degli animatori di Climate Justice Action. La coalizione che comprende Ong come Friends of the Earth, Jubilee South, Focus on the Global South, Attac Francia, gruppi autonomi ed anarchici, si sta preparando da mesi alla conferenza dell'Onu sul Clima, che si terrà a Copenhagen a dicembre. Questa protesta secondo Müller potrebbe essere un'occasione per rigenerare i movimenti globali, rimasti senza un nemico forte con l'agonia del neoliberismo. Per l'attivista, che studia il "capitalismo verde" per la fondazione Luxemburg, «il cambiamento climatico deve diventare un nuovo terreno di lotta, perché mette in luce la follia del capitalismo e della crescita infinita».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I grandi della terra sbandierano la promessa di tagliare i gas serra del 50% entro il 2050 come un successo. Dobbiamo credergli?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Tra qui e il 2050 ci saranno dieci tornate elettorali: per i politici è un po' come promettere che nel 2050 ci saranno stazioni turistiche su Marte. Viste le resistenze di Cina, India e altri paesi emergenti i grandi potranno continuare a fare il gioco dello scaricabarile. Poi basta vedere quanto successo nelle edizioni passate del G8 con le promesse mancate sulla lotta alla povertà per capire che non sono credibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Con il fallimento del G8 sul clima la palla passa al vertice sul clima di Copenhagen. Cosa succederà in quell'occasione?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Per Copenhagen stiamo mettendo assieme una coalizione molto ampia, unita da una secca denuncia delle politiche dell'Onu sul clima e dall'intenzione di usare la strategia dell'azione diretta contro il summit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eppure a vedere le proteste contro il G8 i movimenti globali sembrano in forte crisi.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che il G8 è ormai un guscio vuoto. Un tempo aveva senso opporvisi in maniera frontale perché era al timone dell'agenda neoliberista e ci forniva un nemico contro il quale unirci. Ora che il neoliberismo langue un terreno comune per i movimenti globali può essere quello dei cambiamenti climatici. Copenhagen potrebbe essere una nuova Seattle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Molti nella sinistra guardano con sospetto all'attivismo sul clima, quasi si trattasse di una «preoccupazione borghese» che non ha a che fare con l'ingiustizia sociale.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Il cambiamento climatico ci sarà, che ci piaccia o meno. Le elite lo hanno capito e si stanno attrezzando, mettendo in campo nuove forme di potere. Noi come movimenti sociali dobbiamo accettare questa sfida, anche perché i cambiamenti climatici amplificheranno le diseguaglianze sociali.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4969334269237761804?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4969334269237761804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4969334269237761804' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4969334269237761804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4969334269237761804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/07/il-vero-anti-g8-copenaghen.html' title='«Il vero anti-G8? A Copenaghen»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-1439684827840696238</id><published>2009-07-08T15:17:00.000+02:00</published><updated>2009-07-14T11:03:49.455+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Il veterano no global: finita l'epoca dei controvertici, dobbiamo reinventarci</title><content type='html'>Pochi e confusi. Eppure fanno numero nella piccola folla che si riunisce a piazza Barberini per la protesta contro l'ambasciata americana fronteggiata da un imponente dispositivo delle forze di&lt;br /&gt;polizia. Gli attivisti stranieri giunti a Roma per protestare contro il G8 non nascondono il disappunto di fronte a una mobilitazione che appare molto inferiore rispetto a quella di precedenti analoghe manifestazioni. Tra i capannelli di attivisti francesi, spagnoli,&lt;br /&gt;tedeschi e greci che ieri si sono uniti ai manifestanti italiani c'era anche Kriss Sol, un attivista olandese veterano del movimento anti-globalizzazione, che ha partecipato alle grandi proteste globali da Praga in poi. «È un po' triste essere qui - afferma Kriss di fronte a un raduno soverchiato dalla presenza degli agenti anti-sommossa - sembra di essere veramente arrivati alla fine di un percorso. È necessario reinventare le forme di protesta e il modo in cui ci approcciamo alla gente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qual è la tua impressione di fronte a questa protesta piuttosto sguarnita?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo stare vedere quello che succederà nei prossimi giorni e quali azioni ci saranno. Ma credo che per chiunque assista a questa manifestazione e veda il numero di persone che ci sono in piazza è purtroppo chiaro che molte cose sono successe in Italia dal 2001 in poi e che il movimento si trova in una fase di forte debolezza. È un peccato, anche perché in passato in Italia il movimento contro la globalizzazione era molto forte. Poi, a vedere come si sta comportando&lt;br /&gt;la polizia, è chiaro che non vogliono lasciare nessuno spazio ai manifestanti e che stanno limitando in maniera drastica il diritto di manifestare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come stanno vivendo questa mobilitazione gli attivisti stranieri che hai incontrato a Roma?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rispetto ad altri mobilitazioni a cui ho partecipato - Praga, Genova, Gleneagles, Heiligendamm e molte altre - la situazione è differente dal punto di vista della mobilitazione a livello internazionale. Certo ci sono persone che vengono da molti paesi diversi. Io personalmente&lt;br /&gt;oggi ho incontrato persone che vengono da almeno 10 paesi differenti. Ma si tratta di gruppi molto piccoli. Questo è dovuto anche al fatto che c'è stata molta confusione nella fase di preparazione per le proteste e per noi attivisti internazionali è stato difficile capire&lt;br /&gt;quello che stava succedendo. Si avverte un'assenza di quelle infrastrutture e reti organizzate che c'erano in occasione di altre proteste contro il G8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cosa ti aspetti dalle manifestazioni dai prossimi giorni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono curioso di vedere quello che succederà e mi auguro che molte più persone partecipino. Molto dipenderà da come andranno le cosiddette "azioni de-centrate" dei prossimi giorni. Ma a dire la verità non sono molto convinto da questa strategia perché troppe volte questa è&lt;br /&gt;stata la scusa per non fare niente e giustificarsi di fronte al fatto di essere in pochi. Credo che continuiamo ad avere bisogno di momenti di partecipazione di massa in cui riunirci tutti quanti se vogliamo avere visibilità ed impatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Stiamo forse assistendo agli ultimi rantoli del movimento anti-globalizzazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so se si tratti della fine del movimento anti-globalizzazione in quanto tale, ma il formato del controvertice sembra essersi esaurito. Credo che sia arrivato il momento di rinnovare le pratiche e i modelli organizzativi se vogliamo fare di nuovo breccia nell'opinione pubblica. Bisogna avere il coraggio di ripartire da capo senza perdere la dimensione transnazionale, che è stata la componente fondamentale delle lotte contro la globalizzazione neoliberista.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-1439684827840696238?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/1439684827840696238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=1439684827840696238' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1439684827840696238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/1439684827840696238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/07/intervista-kriss-sol-partecipante.html' title='Il veterano no global: finita l&apos;epoca dei controvertici, dobbiamo reinventarci'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8791335746309916916</id><published>2009-07-08T10:49:00.000+02:00</published><updated>2009-07-14T10:50:27.244+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Articolo corretto, Berlusconi non è credibile»</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Invece che una «grande cantonata da parte di un piccolo giornale»» - come l'ha ridimensionata con sprezzo Berlusconi, l'articolo del Guardian che ieri ha provocato le reazioni infuriate del governo, è l'ennesima mattonata per un paese che sulla scena internazionale appare sempre più inaffidabile. Tanto inaffidabile che c'è chi vuole liberarsene e sostituirlo con la Spagna nel G8. Questa l'indiscrezione raccolta dal giornalista del quotidiano inglese Julian Borger, tra fonti diplomatiche internazionali, pezzo forte di un articolo in cui si afferma che «i preparativi per il G8 dell'Aquila sono stati cosi caotici da creare una pressione crescente tra gli altri paesi per espellere l'Italia».&lt;br /&gt;L'esperto di diplomazia del quotidiano londinese afferma che di fronte al disastro organizzativo e politico del G8, gli Stati Uniti sono stati costretti a prendere le redini della situazione e a mettere in campo i loro sherpa per salvare il salvabile. Il giornalista ricorda ai lettori come il periodo di preparazione del summit abruzzese «è stato dominato dalle notizie sulle feste di Berlusconi con giovani donne, e la decisione discutibile di svolgere l'incontro in una regione che è ancora soggetta a scosse d'assestamento dopo un devastante terremoto». La brutta figura che l'Italia sta facendo con questo G8 va a sommarsi alla crisi di credibilità del nostro vituperato presidente del consiglio e la situazione potrebbe andare a vantaggio dei nostri cugini iberici che come ricorda Borger «hanno un reddito pro-capite più alto e donano una percentuale più alta del Pil in aiuti per lo sviluppo».&lt;br /&gt;Ed è di fatto proprio la promessa mancata di arrivare allo 0,7% del Pil in aiuti allo sviluppo - l'Italia è ferma a un imbarazzante 0,22% - uno dei fattori decisivi che secondo il Guardian avrebbero spinto governi e diplomazia internazionale a pensare di fare fuori l'Italia dal G8. Del resto, questa era la piaga in cui qualche giorno fa aveva messo il dito la star umanitaria Bob Geldof, che in un incontro con il nostro presidente del consiglio di cui aveva dato conto La Stampa, aveva rimproverato l'esecutivo per essere venuto meno alla promessa fatta in occasione del G8 di Gleneagles nel 2005. L'Italia al momento ha erogato soltanto il 3% degli aiuti che aveva promesso 4 anni fa.&lt;br /&gt;Ieri a rincarare la dose ci ha pensato l'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan, che ha detto a Berlusconi che «non onorare gli impegni non renderebbe giustizia ai valori del tuo paese» e che un G8 «che non dedichi attenzione ai problemi dei paesi più poveri danneggia la credibilità e la leadership del gruppo». La risposta del governo di fronte alle critiche del Guardian non si è fatta attendere, dando vita all'ennesima prova berlusconiana di odio per la «perfida albione», con il ministro La Russa, che ha invitato perfino a non comprare più i giornali inglesi.&lt;br /&gt;Ma di fronte alla reazione scomposta di Silvio e soci il Guardian non è retrocesso di un millimetro. Sentito al telefono da il manifesto Julian Borger ha confermato che il suo articolo «è basato su informazioni reperite tra personalità di spicco del mondo diplomatico». Rispondendo con britannico understatement, Borger rileva che «i politici hanno sempre diritto di critica rispetto al nostro lavoro» ma aggiunge «che il governo Berlusconi sta cercando di arrampicarsi sugli specchi di fronte a quello che ormai è evidente a tutti». A dargli manforte la direzione dello storico quotidiano di Farringdon Road, che in un comunicato anodino scrive di sostenere «appieno l'articolo pubblicato di Julian Borger» negando «recisamente che la notizia sia priva di fondamento».&lt;br /&gt;Le critiche ricevute dal Guardian sono un nuovo motivo di imbarazzo per il nostro governo di fronte all'opinione pubblica anglosassone, i cui organi di informazione non hanno nascosto la propria incredulità di fronte alla situazione politica italiana, con un presidente del consiglio che sembra capace di sopravvivere a qualsiasi scandalo. E se qualche hanno fa l'Economist aveva affermato che Berlusconi non era «fit», adatto, a governare l'Italia, ora agli occhi della stampa di lingua inglese sembra che si sia arrivati al punto che il paese da lui governato, non è più «fit» per fare parte del club che conta.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8791335746309916916?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8791335746309916916/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8791335746309916916' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8791335746309916916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8791335746309916916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/07/articolo-corretto-berlusconi-non-e.html' title='«Articolo corretto, Berlusconi non è credibile»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2309009510340248868</id><published>2009-07-05T10:50:00.000+02:00</published><updated>2009-07-14T10:51:42.062+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Ci battiamo per Zelaya, che al ritorno dovrà tenere conto di noi»</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: arial;" class="sommario"&gt;Parla Melissa Cardoza, portavoce del Frente de Resistencia Popular che unisce movimenti e cittadini contro il golpe&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testo"&gt;&lt;br /&gt;Voci di manifestazioni represse nel sangue in giro per il paese, centinaia di compagni arrestati e spariti nel nulla, l'esercito che blocca le persone che ancora in queste ore tentano di entrare a Tegucigalpa per protestare, ed il cadavere di un manifestante pestato a sangue abbandonato per le strade della capitale, a mo' di avvertimento. Mentre migliaia di persone si stanno nuovamente mettendo in marcia per le strade della capitale, nella speranza che finalmente nelle prossime ore il presidente Manuel Zelaya rimetta piede in Honduras, il governo golpista non sembra disposto a retrocedere, nonostante l'isolamento internazionale. E nella confusione di queste ore si fa più forte la paura di una svolta violenta della crisi in cui è piombato il paese con il colpo di stato del 28 giugno. «Ci sono segnali inquietanti - afferma Melissa Cardoza, una delle portavoci del Frente de Resistencia popular, creato per unire movimenti e cittadini che si oppongono al golpe. - Sia ben chiaro che i golpisti non sono macchiette, ma fascisti pronti a tutto e c'è il rischio che nei prossimi giorni aumenti la repressione. C'è bisogno di uno sforzo di solidarietà internazionale per fermarli».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Com'è la situazione a Tegucigalpa in questo momento?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Nella capitale ci sono decine di migliaia di manifestanti, che sono giunti da ogni angolo dell'Honduras: contadini, operai, medici e maestri, uomini e donne, giovani e anziani. L'esercito per ora se ne sta in disparte e non attacca le manifestazioni che finora si sono comportate in maniera assolutamente pacifica. Ma c'è il rischio che presto la situazione cambi e cominci il massacro.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le manifestazioni fanno traballare il governo golpista?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Purtroppo no. Il governo non sembra intenzionato a retrocedere dalle sue posizioni. Nonostante ciò il nostro morale è molto alto. Nella storia dell'Honduras non si erano mai viste manifestazioni grandi come quelle di questi giorni e con persone tanto diverse. Siamo convinti di essere dalla parte del diritto e continueremo a lottare finché il presidente non tornerà in carica.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sembra che alcuni reparti dell'esercito si siano distanziati dai golpisti. Puoi confermare?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;E' vero che alcuni reparti si stanno rifiutando di obbedire agli ordini o che quantomeno stanno a guardare come evolve la situazione. Ma nessun reparto è ancora uscito allo scoperto per sostenere i manifestanti e ripristinare lo stato di diritto. La stragrande maggioranza dell'esercito appoggia i golpisti come pure la chiesa evangelica e cattolica e le imprese, che in questi giorni stanno costringono i lavoratori a manifestare in favore del colpo di stato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Qual è la vostra posizione rispetto al presidente Zelaya&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Qui in piazza solo alcuni sono sostenitori di Zelaya o del suo partito. Certo, molti tra di noi sono scettici verso le istituzioni liberaldemocratiche ed il sistema capitalista da cui dipendono. Ma a questo punto l'unica garanzia che abbiamo è il ritorno del presidente legittimamente eletto. Quello che ci unisce è l'indignazione per il colpo di stato. Siamo usciti dalla dittatura solo 28 anni fa, e sappiamo bene cosa significa la violenza e la repressione. Nessuno vuole tornare a quel passato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali prospettive per il futuro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Difficile a dirsi. Fuori da questa crisi può venire fuori veramente di tutto. Potrebbero arrivare giorni terribili se il golpe riuscisse ad andare avanti e cominciassero i massacri. Ma tra di noi c'è pure molta speranza nel futuro e nel ritorno di Zelaya, che dovrà pur tenere in conto che è stato salvato dai movimenti sociali. Vogliamo che il presidente torni immediatamente, poi vedremo il da farsi.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2309009510340248868?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2309009510340248868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2309009510340248868' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2309009510340248868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2309009510340248868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/07/ci-battiamo-per-zelaya-che-al-ritorno.html' title='«Ci battiamo per Zelaya, che al ritorno dovrà tenere conto di noi»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-973168737056125709</id><published>2009-06-28T19:40:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T19:41:21.545+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Il diritto d'asilo finisce nelle «giungle»</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;«Grazie per il sostegno che ci state dando. E' molto importante la vostra solidarieta. Purtroppo non possiamo unirci alla protesta perché e troppo pericoloso per noi», diceva un ragazzo afghano nell'ultima assemblea prima della protesta di ieri a sostengo dei migranti a Calais: la porta d'Europa sull'Inghilterra, che per molti migranti in arrivo dall'Asia e dall'Africa si rivela un cancello sbarrato. E ieri e andata proprio cosi. Mentre i ragazzi e le ragazze giunte da diversi paesi della «fortezza Europa» al campeggio di protesta no border invadevano le strade di Calais, i sans-papiers per cui manifestavano, per paura di rappresaglie della polizia, si sono ritirati nei loro accampamenti tra boscaglia ed edifici abbandonati.&lt;br /&gt;Si tratta di quell'area di Calais che qui migranti e abitanti locali chiamano «la giungla», o ancora meglio le giungle, per distinguere le diverse boscaglie abitate da persone provenienti dall'Asia meridionale - afghani pashtun e azeri, iraniani, curdi, indo-pachistani, palestinesi - ma pure da africani tra cui somali, sudanesi ed eritrei. Secondo alcune stime qui si troverebbero quasi duemila migranti in attesa della volta buona per passare la Manica, nascosti tra i container o sui Tir. Gente in fuga da guerra e violenza che vuole andare in Gran Bretagna perché spera di ottenervi il diritto di asilo che non gli è stato concesso in Francia. C'è chi ha provato 18 volte e non c'è riuscito. Molti rimangono per mesi o anni nelle giungle, dove sono oggetto della continua minaccia delle ronde di polizia e degli sgomberi. Alcuni per la disperazione provano ad attraversare la Manica camminando lungo le gallerie dell'Eurotunnel, dove i treni sfrecciano a 160 chilometri orari, come hanno fatto quattro afghani a fine anno. Questa situazione va avanti da meta anni '90 e si è aggravata nel 2004, quando Francia e Regno Unito hanno stretto un accordo per scambiarsi posti di frontiera a Dover e Calais, decisione voluta dal Regno Unito per evitare l'arrivo di richiedenti asilo.&lt;br /&gt;Per mettere in luce questa situazione tragica, ieri 2.000 manifestanti hanno attraversato Calais, chiedendo di eliminare i controlli migratori. Contro di loro la polizia anti-sommosa presidiava la citta, dopo una pesante campagna di stampa che anticipava il rischio di violenze. I Crs francesi armati di gas lacrimogeni e granate sonore hanno rallentato il cammino dei manifestanti provenienti dal campeggio verso il faro di Calais, dove si sono uniti con partiti, sindacati e gruppi religiosi. Le scaramucce sono continuate, con diversi manifestanti feriti dalle manganellate. Poca cosa però rispetto alla tensione dell'altro ieri, quando la polizia sembrava intenzionata a sgomberare il campeggio di protesta dopo che alcuni manifestanti avevano bloccato per alcune ore la vicina autostrada.&lt;br /&gt;«Abbiamo mostrato che i migranti non sono soli a conbattere i confini», ha affermato Lounes, attivista parigino di origini algerine. «L'esistenza dei confini crea razzismo e odio verso il diverso. Il diritto al movimento è un diritto fondamentale. Bisogna poter scappare da situazioni dove affronta violenza e miseria e andare altrove per farsi un'altra vita». Per Tom, attivista gallese, «i migranti illegali vengono da paesi che continuano a essere depredati in maniera coloniale, e magari pure vittime dell'attacco militare dei paesi occidentali. Come si puo negare il diritto di asilo agli afghani, dopo quello che abbiamo fatto là negli ultimi 8 anni?».&lt;br /&gt;Le proteste di questi giorni sono sicuramente riuscite ad attirare l'attenzione dei media e a mettere in imbarazzo le istituzioni, che cercano di nascondere il problema - qualche anno fa hanno fatto fuori il centro della Croce Rossa di Sangatte, che forniva almeno cibo e indumenti ai migranti. Quanto a un cambiamento della politica migratoria, nessuna soluzione è in vista per i migranti radunati a Calais - nonostante il sindaco della cittadina, Natacha Bouchat dell'Ump di Sarkozy, si sia dichiarata favorevole a eliminare questo assurdo confine nel cuore dell'Europa, pur di liberarsi dei migranti costretti a vagare per le strade di Calais.&lt;br /&gt;Le tende del campeggio «no border» saranno levate già domani, gli accampamenti dei migranti continueranno a punteggiare le giungle nella zona vicino al porto nei mesi e negli anni a venire. «I politici ci dicono che l'abolizione dei confini è cosa assurda» afferma Hassan, attivista iraniano arrivato a Londra 20 anni fa: «Eppure in Europa da più di 15 anni di fatto si vive senza confini tra paesi molto diversi tra di loro anche in termine di ricchezza, e non mi pare che sia successo il pandemonio». Nell'attesa che qualcuno dia ascolto a idee come questa, ai migranti non resta che sperare in un posto tra i container per attraversare le 21 miglia che separano Calais da Dover, in Inghilterra, al modico costo di mille euro.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-973168737056125709?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/973168737056125709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=973168737056125709' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/973168737056125709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/973168737056125709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/06/il-diritto-dasilo-finisce-nelle-giungle.html' title='Il diritto d&apos;asilo finisce nelle «giungle»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-5055823745671282086</id><published>2009-06-24T19:42:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T19:43:05.175+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Noi non ci saremo» La delusione no global</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Non si preoccupino il ministro Maroni e il capo della polizia Manganelli. Nessuna "orda no-global" si appresta a valicare i patri confini in vista del G8 dell'Aquila. E certo non perché gli attivisti anti-globalizzazione d'oltralpe e d'oltremare siano terrorizzati dai controlli frontalieri rimessi in piedi grazie alla sospensione del trattato di Schengen che scatterà nei prossimi giorni.&lt;br /&gt;«Sarà un anti-G8 tutto italiano»: questa l'impressione che rimbalza da Parigi, a Berlino, a Londra tra quei gruppi di attivisti che in passato hanno partecipato in massa alle mobilitazioni contro il G8 e altri vertici internazionali. Anche dopo l'annuncio del calendario di protesta uscito dall'assemblea di domenica scorsa, in pochi sembrano intenzionati ad unirsi alle proteste a Roma e in Abruzzo, e chi vorrebbe partecipare è preoccupato per la mancanza di informazioni e turbato dalle polemiche e dal nervosismo che serpeggia in quel che resta del movimento no-global in Italia.&lt;br /&gt;A due settimane dall'arrivo in Italia delle delegazioni dei potenti della terra le proteste contro il G8 sono invisibili all'estero e non solo su quotidiani e televisioni ma pure su indymedia (network nato proprio sull'onda delle proteste globali, a partire da Seattle nel '99) e altri siti di informazione alternativa, dove in altre occasioni l'avrebbero fatta da padrone per mesi. «In che giorni ci saranno le manifestazioni?», chiede confusa Liza, un'attivista tedesca che due anni fa ha partecipato alla mobilitazione contro il G8 a Rostock in Germania. «Qua non se ne parla proprio. Non credo che verranno in molti».&lt;br /&gt;I grandi gruppi organizzati che negli anni passati avevano organizzato pullman e treni per portare i sostenitori alle proteste hanno già dato tutti forfait. Dal Nouveau Parti Anticapitaliste di Besancenot al Socialist Workers Party inglese, i trotzkisti non si metteranno in viaggio per l'Aquila. «Siamo concentrati su altre cose», afferma Chris Bambery, direttore di Socialist Workers, organo ufficiale del Swp, «lo spostamento del vertice all'ultimo minuto sembra aver mandato tutto all'aria». «Siamo stremati dopo la campagna per le europee», si giustificano invece dall'Npa, che pure invierà una delegazione simbolica alle proteste.&lt;br /&gt;A tenersi alla larga dalle proteste contro il G8 saranno pure i contingenti nazionali di Attac, che dal 1998 in poi non avevano mancato una protesta globale sul continente europeo. «Purtroppo non possiamo aderire a proteste organizzate ad appena due settimane dall'evento ed i cui contenuti non ci sono noti», afferma Nicolas Berthonneau di Attac France. «È un po' un peccato che vada così. Anche perché sarà il primo G8 dal 1984 per il quale non viene organizzato un controvertice».&lt;br /&gt;Simile sembra essere il clima tra autonomi e anarchici. «Alcuni gruppetti sparuti andranno, ma sarà ben poca cosa rispetto a 8 anni fa», afferma Hannah Jobst di Gipfelsoli, un'organizzazione che ha sostenuto le mobilitazioni contro il G8 negli ultimi anni. «Sappiamo bene che il movimento italiano sta facendo del suo meglio in una situazione difficile e dichiariamo la nostra solidarietà». Solidarietà che sarà espressa in Germania con due manifestazioni anti-G8: una il 4 luglio a Berlino e un'altra l'11 luglio a Friburgo subito dopo la conclusione del vertice.&lt;br /&gt;Per i piccoli gruppi e individui che nonostante l'incertezza che impera sulle proteste vogliono manifestare all'Aquila, l'impressione è quella di non essere i benvenuti. «Ci sono campeggi di protesta o centri sociali dove è possibile dormire?» chiedono invano gli attivisti stranieri sulle tante mailing list rimaste in piedi dagli anni delle grandi proteste no-global. «Non è chiaro quali siano i piani per la protesta e penso che molti internazionali non verranno per questo motivo», afferma Shimri, un refusenik israeliano che dopo aver partecipato a diverse proteste globali negli anni scorsi si sta preparando per venire in Italia con alcuni amici. «Non so quali siano le ragioni di tutta questa confusione, per cui al momento non voglio emettere giudizi».&lt;br /&gt;Ma dietro la prudenza e il rispetto per le decisioni prese nelle assemblee degli ultimi giorni si avverte l'incredulità per quanto poco sia rimasto del movimento anti-globalizzazione ad appena otto anni di distanza da Genova, se non le lacerazioni aperte tra le diverse anime del movimento in Italia e le ferite mai rimarginate di quegli attivisti internazionali che, passati per la "macelleria" della Diaz e di Bolzaneto, si sono ripromessi di non rimettere mai più piede in Italia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-5055823745671282086?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/5055823745671282086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=5055823745671282086' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5055823745671282086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5055823745671282086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/06/noi-non-ci-saremo-la-delusione-no.html' title='«Noi non ci saremo» La delusione no global'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4856869312711135234</id><published>2009-06-21T19:44:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T19:44:34.239+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«No al gasdotto Shell» Resistenza all'irlandese</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Dopo nove anni di protesta, che hanno visto decine di feriti gravi, un centinaio di arrestati, imbarcazioni affondate e imbarazzo nel partito verde al governo, è giunto il momento della resa dei conti tra la Royal Dutch Shell, la seconda multinazionale energetica al mondo e gli abitanti di Rossport, un remoto paesino sull'incantevole costa della Contea di Mayo nella costa nord dell'Irlanda. Oggetto del contendere la costruzione del gasdotto del Corrib Gas Project, un giacimento di gas naturale di tre miliardi di metri cubi, situato 80 chilometri al largo della costa per cui la Shell sta completando una raffineria sulla terraferma ed il gasdotto di collegamento.&lt;br /&gt;Dopo anni di battaglie legali, blocchi ai cantieri per mare e per terra, la settimana prossima dovrebbero cominciare i lavori per la posa dell'ultima tratta dei tubi del gasdotto. Ma gli abitanti locali, appoggiati dal movimento ambientalista, dal Labour Party e dal partito irredentista Sinn Fein, ma non dal partito verde che ha lasciato cadere le proprie obiezioni sul progetto dopo l'entrata nel governo nel 2007, non sono disposti ad arrendersi. Attraverso siti, mailing list e interventi sulla stampa hanno invitato i sostenitori ad accorrere al campeggio di protesta per la battaglia finale contro la multinazionale.&lt;br /&gt;A preoccupare gli abitanti di Rossport sono i rischi per la salute e per l'ambiente provocati dalla costruzione del gasdotto e della raffineria. Sotto accusa lo scarico di sostanze tossiche prodotte nella raffinazione del gas naturale nella Broadhaven Bay su cui è affacciata Rossport. A causa della corrente circolare nella baia queste sostanze pericolose rimarrebbero intrappolate nella zona, avvelenando acque dove si riproducono delfini e balene e dove sono state avvistate tartarughe d'acqua, e mettendo in forse il futuro dell'industria della pesca nell'area. Altro motivo di preoccupazione è il tracciato del gasdotto, che passerà ad appena 80 metri dalle case più vicine, in una zona dal terreno instabile e soggetto a frane. A rischio pure le falde acquifere a causa della scarsa sicurezza della cisterna di purificazione delle acque sporche della raffineria cariche di piombo, fosforo, cromo, arsenico, mercurio e radon che potrebbero riversarsi sul terreno circostante nel caso di piogge particolarmente intense. Gli abitanti locali chiedono che il gas naturale sia raffinato in mare così come avviene per un altro giacimento di gas naturale in Irlanda. Ma la Shell non ne vuole sapere.&lt;br /&gt;Il movimento - coordinato alla campagna Shell to Sea - conquistò l'attenzione dei media nel 2005, quando cinque abitanti della zona furono messi in carcere dopo aver violato un'ingiunzione che li invitava a non interferire con la costruzione del gasdotto. Furono liberati dopo 94 giorni sotto richiesta della Shell, preoccupata per la cattiva pubblicità generata dall'evento. Nel 2008 la polizia rispose con veemenza al montare del dissenso, arrestando 43 persone che avevano partecipato alle proteste e installando un contingente permanente nell'area.&lt;br /&gt;A dare manforte alle forze dell'ordine ci hanno pensato gli energumeni della Shell accusati per alcuni episodi di violenza contro i manifestanti. In aprile un manifestante fu attaccato vicino al cantiere della Shell da membri dell'Irms (Integrated Risk Management Service), la compagnia di sorveglianza della Shell. Ed una settimana fa la multinazionale è stata costretta a respingere le accuse di responsabilità per l'affondamento del peschereccio di Pat O' Donnell - uno degli animatori della flotta di protesta messa in piedi dagli abitanti per respingere la posa dei tubi - che fu assaltato alle due di notte da quattro uomini mascherati.&lt;br /&gt;Di fronte a questi episodi di repressione negli ultimi anni gli abitanti di Rossport hanno stretto legami di solidarietà con gli Ogoni del delta del Niger, vittime negli anni '90 di una violenta campagna di repressione sostenuta dalla Shell, che vide nove manifestanti del Mosop (Movement for the Survival of the Ogoni People) finire sul patibolo (tra cui il noto Ken Saro-Wiwa). La multinazionale ha recentemente pagato 15 milioni di dollari di compensazione per quella vicenda, ma vedendo come si sta comportando con gli abitanti di Rossport non sembra aver imparato molto da quella tragedia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4856869312711135234?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4856869312711135234/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4856869312711135234' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4856869312711135234'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4856869312711135234'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/06/no-al-gasdotto-shell-resistenza.html' title='«No al gasdotto Shell» Resistenza all&apos;irlandese'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-6159443021230095681</id><published>2009-06-18T19:46:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T19:46:50.557+02:00</updated><title type='text'>Caccia al romeno a Belfast, venti famiglie si rifugiano in chiesa</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Slogan razzisti urlati a squarciagola, mattoni e bottiglie che infrangono le finestre, calci che piegano i cardini delle porte, una pistola puntata che intima - «andatevene se non volete morire». Questo il trattamento che ha spinto 114 persone di etnia rom ad abbandonare le proprie case assaltate lunedì notte da un branco di giovani neo-nazisti. La squadraccia che ha rivendicato di essere parte dell'organizzazione terroristica Combat 18 proveniva dalla Village Area, un quartiere nel Sud di Belfast noto per essere un baluardo di gruppi paramilitari unionisti.&lt;br /&gt;Dopo aver trovato rifugio temporaneo in una chiesa, ieri le 20 famiglie sfollate sono state sistemate in un palazzetto dello sport di proprietà del comune. «Questa è una vergogna per la città. Quanto è successo è assolutamente inaccettabile» - ha affermato Naomi Long, sindaco della capitale dell'Irlanda del Nord. «Belfast sta diventando ormai da tempo una città multiculturale. Non possiamo permettere a una piccola minoranza di fermare questo processo». Ma l'ospitalità dell'autorità locale non sembra aver riassicurato le vittime dell'attacco. «Non ho nessuna intenzione di restare a Belfast. Voglio tornare al più presto in Romania», ha dichiarato Maria, una giovane donna che si è improvvisata portavoce del gruppo.&lt;br /&gt;Il gruppo di rom, composto da molti bambini tra cui una neonata di 5 giorni, è ancora traumatizzato dopo una campagna di intimidazione durata due settimane che è culminata, lunedì sera, in un assalto contro la propria abitazione. Ad una manifestazione anti-razzista che era stata convocata in una via vicina per esprimere solidarietà con le famiglie rom, i neo-nazisti hanno risposto passando dalle parole ai fatti e hanno assaltato violentemente l'abitazione in cui si trovavano le famiglie, minacciando anche di tagliare la gola a una bambina di cinque anni.&lt;br /&gt;L'episodio è l'ennesimo segnale del montare dell'intolleranza, nel Regno unito dopo il successo elettorale del British National Party alle elezioni europee, ed in particolare a Belfast, una città tristemente nota per gli scontri tra nazionalisti e unionisti. Negli ultimi anni, alla violenza settaria si sono andati ad aggiungere attacchi contro le comunità immigrate che nel 2004 avevano spinto ilGuardian a definire Belfast «la capitale razzista d'Europa». Svastiche disegnate sui muri, escrementi lasciati sulla soglia di casa, e volantini razzisti inchiodati alla porta, hanno ritmato l'esplosione di questa ondata xenofoba.&lt;br /&gt;Alla crescita degli episodi razzisti si sta sommando pure un ritorno del conflitto tra nazionalisti e unionisti che si era in parte placato dopo la firma degli accordi di pace del Good Friday nel 1998. Ad inizio aprile il giovane cattolico Kevin McDaid fu linciato a Belfast da una folla inferocita di unionisti, dopo la segnalazione di una bandiera irlandese sulla sua abitazione. Ed attacchi violenti contro membri della comunita cattolica sono aumentati dopo il ritorno sulla scena di gruppi paramilitari nazionalisti avvenuti ad inizio marzo, con l'attentato ad una base militare nella contea di Antrim, dove morirono due soldati inglesi e l'uccisione dopo pochi giorni di un poliziottto nella contea di Armagh. Attentati rivendicati rispettivamente dalla Real IRA, e dalla Continuity IRA, due organizzazioni fuoriscite dall'IRA che non rispettano il cessate il fuoco firmato da Gerry Adams undici anni fa.&lt;br /&gt;Di fronte all'aumentare della violenza, un fattore preoccupante e la crescente sovrapposizione tra paramilitari unionisti e gruppi nazisti, tra cui spicca la fantomatica organizzazione Combat 18, i cui slogan sono stati usati nei mesi scorsi anche in attacchi contro i cattolici.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-6159443021230095681?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/6159443021230095681/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=6159443021230095681' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6159443021230095681'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/6159443021230095681'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/06/caccia-al-romeno-belfast-venti-famiglie.html' title='Caccia al romeno a Belfast, venti famiglie si rifugiano in chiesa'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2717124677806141763</id><published>2009-06-16T19:45:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T19:45:44.378+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Guerra in Iraq, Londra indaga a porte chiuse</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Un'inchiesta pubblica sulla guerra in Iraq. Però fatta in segreto, si intende. Questa è la paradossale iniziativa lanciata ieri dal primo ministro Gordon Brown per rispondere a chi ormai da anni chiede di chiarire perché il Regno Unito si sia unito all'avventura di Bush in Medio Oriente. «Ora che gli ultimi soldati britannici stanno abbandonando l'Iraq è venuto il momento di imparare alcune lezioni sugli eventi complessi e controversi che hanno segnato gli ultimi anni», ha dichiarato il primo ministro. La commissione di inchiesta che ricostruirà non solo la decisione di entrare in guerra, ma anche la condotta dell'esercito di Sua Maestá durante i sei anni di occupazione e «ricostruzione» del territorio iracheno, sarà modellata sulla commissione Franks che nel 1982 investigò le cause della guerra delle Falkland, il conflitto che salvò la carriera di Margaret Thatcher.&lt;br /&gt;A gestire l'inchiesta sarà un «privy council», una commissione di saggi che intervisterà a porte chiuse diverse persone informate dei fatti tra cui ministri, funzionari dei servizi segreti e generali, e che produrrà una relazione finale che - questa sì - verrà resa pubblica. I saggi nominati da Brown sono la baronessa Usha Prashar, l'ex ambasciatore a Mosca Roderick Lyne, il professore di studi strategici Lawrence Freedman e il biografo di Churchill, Martin Gilbert. Un fior fiore dell'alta societá britannica guidato da Sir John Chilcot, diplomatico di carriera, già parte della commissione respnsabile per la Butler Review, l'inchiesta che nel 2004 cercó di accertare gli errori di intelligence sulle famose armi di distruzioni di massa usate come casus belli e mai rinvenute. Alla fine dei lavori la commissione quella commissione aveva raccomandato al governo di trattare le informazioni ricevute dai servizi segreti con piú attenzione, ma aveva glissato sulle responsabilitá politiche. Un esito edulcorato che rischia di ripetersi anche in questa occasione.&lt;br /&gt;«Ragioni di sicurezza nazionale», ha risposto il primo ministro a chi dai banchi dell'opposizione - e in particolare tra i Liberaldemocratici - si è detto insoddisfatto del mantenimento del segreto di stato su diversi documenti scottanti. Nick Clegg, leader del partito che da tempo si batteva per una commissione di inchiesta sul conflitto, ha affermato che che «al governo non dovrebbe essere permesso di chiudere questa guerra cosí come l'ha aperta: in segreto» e ha rimarcato la propria condanna della guerra in Iraq, definendola «il piú grande errore in politica estera dopo l'invasione del canale di Suez negli anni '50».&lt;br /&gt;Per niente soddisfatta per le modalità con cui il governo ha deciso di imbastire l'inchiesta è anche Stop the War. La coalizione anti-guerra ha convocato ieri pomeriggio di fronte a Westminster una protesta che ha accolto con fischi e boati di disapprovazione l'annuncio dell'apertura della commissione d'inchiesta. In un comunicato diffuso nella giornata, Stop the War ha dichiarato che un'inchiesta pubblica «dovrebbe comprendere la pubblicazione di resoconti delle riunioni di gabinetto e audizioni pubbliche di ministri e funzionari». Documenti che imbarazzerebbero Brown, che stando ad alcune testimonianze, pur avendo titubato durante le ore decisive dell'entrata in guerra, diede il nulla-osta a Tony Blair pur di salvarsi la poltrona di cancelliere dello scacchiere.&lt;br /&gt;La decisione di Brown di lanciare una commissione di inchiesta sulla guerra in Iraq é stata letta nei giorni scorsi come una concessione fatta alla sinistra del partito, che lo ha salvato in extremis non unendosi alla rivolta dei peones del partito che aveva portato Brown sull'orlo della caduta alla vigilia delle disastrose elezioni europee di inizio mese. Ma ancora una volta Brown ha dimostrato di venire meno alle sue promesse di moralizzazione di un sistema politico minato dallo scandalo dei rimborsi gonfiati dei parlamentari. Come ha affermato ieri Clegg, «la scorsa settimana aveva promesso una politica basata sulla responsabilità e sulla trasparenza. Questo era il suo primo test. L'ha fallito».&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2717124677806141763?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2717124677806141763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2717124677806141763' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2717124677806141763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2717124677806141763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/06/guerra-in-iraq-londra-indaga-porte.html' title='Guerra in Iraq, Londra indaga a porte chiuse'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4079004940585751629</id><published>2009-06-10T19:43:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T19:43:48.272+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Forza Nuova e il Bnp, un legame tra leader</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Qui in Gran Bretagna dal Belpaese non sono arrivati soltanto vestiti, macchine sportive e «Spaghetti Napolini» ma pure gli indigesti manganelli in olio di ricino del fascismo di Terza Posizione, portati da Roberto Fiore. Il camerata romano ha avuto un'importante influenza su Nick Griffin, il pasciuto leader del partito razzista British National Party, appena eletto al parlamento europeo, uomo capace di mettere assieme tenere cravatte rosa e una scriminatura alla Hitler. Durante la fuga del terrorista dei Nar a Londra i due diventarono amici, compagni d'alloggio, soci d'affari e di complotti in un'organizzazione proto-terroristica parte del partito neo-fascista National Front, predecessore del Bnp negli anni '80.&lt;br /&gt;Questi e altri dettagli inquietanti emergono dagli archivi dei giornali inglesi mentre non si placa l'ondata di vergogna nazionale seguita all'elezione di due candidati del partito di estrema destra al parlamento di Strasburgo. Particolarmente illuminante sul rapporto tra Griffin e Fiore è un articolo pubblicato nel 1998 dall'autorevole mensile antifascista SearchLight, e firmato dal direttore Gerry Gable. Nell'articolo intitolato "Roberto Fiore: da terrorista a imprenditore" Gable afferma che Fiore e Griffin si sarebbero conosciuti nei primi anni 1980, dopo che Fiore era riparato con il camerata Massimo Morsello a Londra, dove avrebbe goduto della protezione di fatto del governo Thatcher che si sarebbe rifiutato di estradarlo per i servigi resi ai servizi segreti di Sua Maestà.&lt;br /&gt;Roberto Fiore divenne presto una specie di mentore politico del giovane Griffin che, convertito alla dottrina di Terza Posizione, si diede da fare per propagandarla oltremanica attraverso la pubblicazione Nationalism Today. Fiore e Morsello si unirono a Griffin, Michael Walker e altri giovani neofascisti di belle speranze per dare vita a un gruppo chiamato Political Soldiers (soldati politici) all'interno del partito di estrema destra National Front, riuscendo a prenderne il controllo. Stando alla ricostruzione di Gable il gruppo - che adottò il macabro slogan di Julius Evola «lunga vita alla morte» - organizzò pure giornate di addestramento in un bosco nel sud dell'Inghilterra. Dopo questa esperienza Griffin partecipo per un certo periodo a un'altra creatura di Fiore, l'organizzazione International Third Position, che propagandava una visione alternativa sia al socialismo che al capitalismo.&lt;br /&gt;Il sodalizio tra Griffin e Fiore non è stato solo politico ma pure economico. Griffin aiutò Fiore e Morsello, che lavorarono come sguatteri e taxisti e avrebbero vissuto per un periodo in uno squat di anarchici, a diventare imprenditori. Fu con l'attuale leader del Bnp e con Walker che Fiore e Morsello si fecero le ossa gestendo alcune imprese, tra cui l'agenzia turistica Heritage Tours. I due camerati cominciarono ad investire nel mercato immobiliare e negli anni '90 diedero vita a Meeting Point Accomodations, un'impresa che a tutt'oggi offre alloggio, lezioni di inglese e opportunità di lavoro a ignari clienti da tutta Europa. Il collegamento tra questa società, Fiore e Forza Nuova è ormai alla luce del sole, dopo inchieste e campagne di boicottaggio. Basti ricordare che per Meeting Point hanno lavorato camerati come Andrea Insabato, il bombarolo della sede del manifesto, e che nel 2005 Andrea Rufino e Giovanni Marion, i fondatori di Easy London, succursale italiana di Meeting Point, furono sbattuti in carcere dopo che fu scoperto un arsenale in via Nomentana a Roma con fucili automatici, lanciarazzi e bombe a mano.&lt;br /&gt;In questi ultimi anni i rapporti tra Forza Nuova e Bnp si sono tutt'altro che interrotti. Simon Darby, esponente di punta del partito razzista, fu accolto da saluti romani al convegno dei fascisti europei, organizzato da Forza Nuova a Milano il 5 aprile scorso. Griffin invece non si e fatto vedere ed è da un po' che il leader nazionalista sembra evitare con dovizia comizi dichiaratamente fascisti come quelli di Forza Nuova e dei nazisti del Npd di Ugo Voigt, impegnato com'è a dare una verniciata di rispettabilità al proprio partito. Il leader del Bnp, che per tutta la campagna elettorale ha negato di essere fascista, si è già preso accuse di traditore da camerati italiani, tedeschi e britannici. Ma le urne sembrano aver premiato l'ipocrisia di Griffin che quanto a strategie elettorali sembra aver superato da tempo il proprio mentore: alle europee il Bnp ha raggiunto il 6% dei voti, dieci volte tanto il migliore risultato della creatura di Fiore che non e mai andata sopra un misero 0,6%.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4079004940585751629?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4079004940585751629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4079004940585751629' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4079004940585751629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4079004940585751629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/06/forza-nuova-e-il-bnp-un-legame-tra.html' title='Forza Nuova e il Bnp, un legame tra leader'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2396878209393192038</id><published>2009-06-03T19:25:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T19:39:25.422+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Porno rimborso, Smith lascia</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;«Addio a un cattivo politico», «sono proprio contento che se ne vada», «il peggiore ministro dell'interno che abbiamo mai avuto», «Ora si deve dimettere pure da deputato». Le rivelazioni sulle prossime dimissioni del ministro dell'interno Jacqui Smith sono state accolte da espressioni di giubilo sui forum online dei maggior giornali inglesi, dopo che la notizia e rimbalzata dalle parabole di Sky News ai siti Internet del Times e del Guardian. Stando alle indiscrezioni la Smith ha preferito evitare il disonore della cacciata nel rimpastone che Gordon Brown prepara per rimettere in piedi quello che rimarrà del New Labour dopo le elezioni europee e sarebbe pronta a rimettere l'incarico.&lt;br /&gt;La Smith diventa così la vittima più illustre dello scandalo rimborsi spese, che sta facendo traballare le vetuste istituzioni della democrazia inglese. Oltre 80 parlamentari sono stati accusati di usare in maniera discutibile fondi destinati a coprire le spese di lavoro per farsi rimborsare di tutto e di più, da spese di giardinaggio fino alle rate del mutuo. Lo scandalo ha colpito a destra e manca. Oltre a diversi esponenti di spicco del Labour e dei Liberaldemocratici, molti parlamentari conservatori sono stati imbarazzati dalle loro spese di lusso pagate con i soldi dei contribuenti e negli ultimi giorni il loro leader David Cameron - che già pregusta la salita al governo - si e trovato a dover reagire alla pressione dei media sui propri rimborsi spese.&lt;br /&gt;Il ministro dell'interno è diventato un'icona di tutto questo marciume che si annida negli austeri palazzi di Westminster. Del resto ben prima che il mese scorso che rivelazioni a 360 gradi sui rimborsi facili dei parlamentari venissero pubblicate sulle pagine del Daily Telegraph, la stampa popolare aveva rivelato la maniera discutibile con cui il ministro aveva messo spese di ogni tipo a carico di cittadini resi particolarmente suscettibili dalle ristrettezze della crisi economica. A febbraio era venuto fuori come la Smith avesse ottenuto 116.000 sterline di rimborso per spese sulla casa della sorella a Londra. Poi a Marzo lo scandalo creato dai due film porno comprati dal marito e addebitati ai sudditi di sua Maestà, che aveva scatenato comici e vignettisti.&lt;br /&gt;In pochi piangono la partenza di un ministro dell'interno, criticato da tempo per le scelte autoritarie impresse alla politica di sicurezza. In passato la Smith era stata tacciata di stalinismo per la sua pervicacia nell'estendere i controlli di polizia sulle comunicazioni private dei cittadini con la scusa della lotta al terrorismo e per la sua determinazione nell'introdurre la carta d'identità in un paese che la vede come un'intrusione illegittima dello stato nella vita dei cittadini. Con la Smith al ministero dell'Interno il limite per la detenzione preventiva e stato portato a 42 giorni, facendo gridare molti alla fine dell'Habeas Corpus.&lt;br /&gt;Ma l'addio dell'odiata Smith non potrebbe essere sufficiente a placare la rabbia di un opinione pubblica che si sente sempre più distante dalle istituzioni. Durante la campagna elettorale i giornali locali hanno registrato diversi casi di cittadini che mandavano via in malo modo i candidati che erano venuti a bussare alla porta per chiedere il voto. E parlamentari finiti nell'occhio del ciclone sono stati costretti a promettere che non si ricandideranno alla prossime elezioni dopo essere stati accolti da manifestazioni di protesta durante le visite al proprio collegio elettorale.&lt;br /&gt;Dopo la Smith e lo speaker della Camera dei comuni Martin che ha annunciato le dimissioni due settimane fa, potrebbe essere la volta di quello che e di fatto il numero due dell'esecutivo: il cancelliere dello scacchiere Alistair Darling. Il ministro già responsabile di gaffe madornali e criticato per la gestione della crisi economica è stato rimproverato dal primo ministro per aver ottenuto rimborsi su quattro abitazioni differenti, nonostante viva di fianco al primo ministro al numero 11 di Downing Street. Così per il Labour che si appresta ad una batosta di dimensioni storiche nelle elezioni europee del prossimo weekend, dove rischia di arrivare quarto dopo Conservatori, Liberaldemocratici e pure gli anti-europeisti di Ukip, si prepara già il rompicapo del rimpasto. Brown vorrebbe sostituire Darling con il proprio delfino Ed Balls. Per molti blairiani sarebbe uno smacco difficile da digerire. E se la sconfitta alle europee fosse particolarmente pesante potrebbe essere veramente il capolinea per l'esecutivo di Brown. Lo scandalo spese ha costretto a tacere molti dei possibili sfidanti nel partito compromessi da rivelazioni sui propri rimborsi spese, ma la prospettiva di affrontare le prossime elezioni nazionali con un primo ministro infangato da incompetenza e scandali potrebbe finalmente costringere i backbanchers - i parlamentari degli ultimi banchi - alla ribellione.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2396878209393192038?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2396878209393192038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2396878209393192038' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2396878209393192038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2396878209393192038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/06/porno-rimborso-smith-lascia.html' title='Porno rimborso, Smith lascia'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8004025461667962951</id><published>2009-06-02T19:41:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T19:42:05.892+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>La via verde contro la crisi</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Le istituzioni del Regno unito attraversano una crisi storica, che sta incrinando l'autorevolezza di conservatori e laburisti, i grandi partiti che si sono palleggiati il controllo del paese in epoca moderna. E ad approfittare di questo sconquasso degli equilibri politici nelle prossime elezioni, non saranno solo i liberaldemocratici di Nick Clegg, gli xenofobi del British National Party di Nick Griffin e gli anti-europeisti dell'Uk Independence Party. Stando agli ultimi sondaggi, questa tornata elettorale potrebbe anche arridere alla sinistra, e potrebbe rappresentare una svolta storica per i Verdi. Questi ultimi sarebbero destinati, secondo gli ultimi sondaggi ad ottenere addirittura il 9% dei voti. Per Caroline Lucas, segretario del partito ecologista, la scadenza elettorale potrebbe rappresentare un trampolino di lancio per portare finalmente rappresentanti verdi al parlamento di Westminster, alle prossime elezioni nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Stando ai sondaggi questa tornata elettorale potrebbe essere un passaggio storico per il vostro partito. Ma quanto conta veramente l'Europa per portare avanti le politiche che vi stanno a cuore?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;L'Europa ha un ruolo fondamentale nella lotta al cambiamento climatico e nello sviluppo di un'economia verde per uscire dalla crisi. Noi proponiamo un Green New Deal, una proposta di economia sostenibile, come soluzione all'attuale impasse economica e pensiamo che questo programma debba essere sviluppato a partire dal parlamento di Strasburgo. L'Unione europea dispone di possibilità di investimento molto più ampie delle singole nazioni, anche grazie alla sua possibilita di accesso ai fondi della Banca centrale europea. Questo e un programma che viene sostenuto non solo da noi verdi inglesi ma dal gruppo dei verdi al parlamento europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei e veramente convinta che questo tipo di programma sia in grado da solo di fermare la crisi economica e creare nuovi posti di lavoro?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Il Green New deal e un riconoscimento del fatto che non stiamo affrontando una singola crisi ma ci troviamo di fronte a crisi molteplici. Oltre alla crisi economica, siamo di fronte ad una crisi ecologica ed una crisi energetica. Queste tre crisi sono profondamente correlate e se noi non le affrontiamo assieme rischiamo di non riuscire a risolverne nessuna. Il Green New Deal parte dall'idea che la maniera migliore per creare nuovi posti di lavoro e mantenere i posti di lavoro esistenti sia l'investimento in energie alternative, e la creazione di green collar jobs (lavori dei colletti verdi). Dato che il governo inglese sta mettendo tanti soldi nell'economia, noi siamo dell'idea che dovrebbe metterli nelle aree dove si potrebbero rivelare piu produttivi. Per questo motivo vorremmo vedere investimenti consistenti in energie rinnovabili ed in efficienza energetica. Questo perché l'energia alternativa e molto piu efficace nella creazione di posti di lavoro di quanto sia la produzione di energia da carburanti fossili. Purtroppo i governi europei sembrano molto più interessati a far ripartire l'industria nucleare. Questa è una scelta sbagliata se l'obiettivo e creare posti di lavoro. Ci sono dati secondo i quali l'industria nucleare produrrebbe solo 70 posti di lavoro all'anno per Watt/ora mentre con le energie alternative il numero di posti di lavoro sarebbe tra 900 e 2000.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'avvento della crisi economica sembra avervi spinto a riadattare le vostre proposte, mostrando anche l'aspetto positivo in termine economico di proposte ecologiste...&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Sono cambiati i messaggi che noi adottiamo ed è mutato il linguaggio. Noi siamo piu che mai convinti dell'importanza della lotta al cambiamento climatico, il quale - continuiamo a credere - rappresenta la più grande minaccia che ci troviamo di fronte. Ma quanto ai messaggi che riescono a raggiungere meglio il pubblico è meglio sottolineare l'importanza della lotta al cambiamento climatico per creare nuovi posti di lavoro piuttosto che come una cosa a se stante. Per molti il cambiamento climatico continua a rimanere una minaccia lontana e per questo motivo è importante sottolineare le conseguenze piu immediate di una politica contro il cambiamento climatico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alla vigilia di queste elezioni lei ha spesso parlato di una maturazione dei Verdi inglesi. Ha in mente un processo simile a quello intrapreso dai Verdi tedeschi prima di salire al governo?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;No, èun processo differente. Come risultato del loro processo di maturazione i Verdi tedeschi hanno modificato anche la loro piattaforma politica. Questo non e il nostro caso. Cambiare programma non e qualcosa che noi intendiamo fare. Noi manterremo il nostro programma e i nostri ideali ma allo stesso tempo intendiamo modificare la maniera con cui ci relazioniamo con la gente comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mentre al parlamento europeo grazie al sistema proporzionale riuscite ad eleggere rappresentanti, in Gran Bretagna siete tenuti fuori dal parlamento a causa del sistema maggioritario. Qual e la vostra strategia per rispondere a questa situazione?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Quello che vogliamo fortemente e riuscire a entrare finalmente a Westminster. Ma certamente entrare nelle autorità locali, nei consigli comunali e nelle assemble regionali è stata una parte importante della nostra strategia in questi anni. In particolare in Inghilterra dove i media sono cosi concetrati su quello che succede al parlamento nazionale, per avere un impatto sul dibattito pubblico e fondamentale fare breccia a Westminster. Alle prossime elezioni nazionali abbiamo tre collegi elettorali che speriamo di riuscire a portare a casa. Uno di questi college e quello di Brighton Pavillion dove io sono la candidata. A Brighton alle ultime elezioni locali siamo arrivati primi con oltre il 30 per cento dei voti. Osservatori indipendenti prevedono che otterremo la nostra prima vittoria in parlamento in quel collegio. Questa vittoria potrebbe essere una svolta fondamentale nella storia delnostro partito.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8004025461667962951?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8004025461667962951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8004025461667962951' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8004025461667962951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8004025461667962951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/06/la-via-verde-contro-la-crisi.html' title='La via verde contro la crisi'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-2994039723182779635</id><published>2009-05-31T19:40:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T20:32:45.713+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«No copyright e anarchia, in vela nera verso la Ue»</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Niente uncino, niente benda sull'occhio e niente pappagallo sulla spalla. Christian Engström delude chi si aspetti di trovarsi di fronte un emulo di Johnny Depp ne "I pirati dei caraibi" - uno dei film campione di download illegali - cosi pure come chi si immagini un giovane hacker arruffato con il volto abbronzato da nottate passate di fronte allo schermo macinando codici. Il capolista del Pirate Party - il partito svedese che lotta per difendere il libero scambio di file su Internet - è un compassato programmatore di mezza età, vestito sportivo ma non troppo. Unico dettaglio insolito la spilletta all'occhiello con la minacciosa vela nera, simbolo della formazione che secondo un sondaggio sarebbe ora addirittura in terza posizione nelle elezioni per il parlamento europeo con l'8% delle intenzioni di voto. Il partito fondato nel 2006 ha avuto un'esplosione di consenso dopo che il 17 aprile scorso i giudici hanno condannato il gestore di Pirate Bay - il sito che indicizza i file torrent usati da milioni di utenti nel mondo per scaricare film, musica e software - a un anno di prigione e 3 milioni di euro di risarcimento per violazione del diritto d'autore. Dopo la sentenza gli iscritti al partito sono passati in pochi giorni da 10 mila a oltre 40 mila. Sospinto dal vento del consenso, il partito dovrebbe riuscire a portare a Strasburgo Christian Engström, da anni impegnato sul fronte della riforma della proprietà intellettuale. Nel 2005 assieme a decine di attivisti di Ffii (Foundation for a free information infrastructure) riuscì a far deragliare la contestata direttiva europea sulla protezione del software.&lt;br /&gt;«Quell'esperienza fu molto importante - racconta - Capii che le istituzioni europee erano una macchina burocratica tutta al servizio delle grandi imprese e mal disposta verso cittadini e attivisti». Ora si prepara a una nuova avventura. «Dobbiamo mettere fine alla relazione pericolosa tra multinazionali e governi, e fermare il loro attacco alle libertà dell'individuo».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La destra vi accusa di essere socialisti per il vostro attacco alle multinazionali del cinema e della musica. La sinistra invece vi accusa di essere di destra perche non vi occupate di lotta di classe. Insomma, si può sapere da che parte state?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Noi non abbiamo interesse a posizionarci nello schema tradizionale sinistra-destra. Se uno guarda ai nostri sostenitori, ci troverà molti anarchici e giovani anti-sistema, ma pure piccoli imprenditori di fede liberale che non sopportano l'arroganza delle multinazionali e del governo che vogliono bloccare lo scambio di file in rete. Del resto il fondatore del nostro partito, Rickard Falkvinge, veniva dal partito liberale.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Molti faticano a capire come la questione del filesharing sia una cosa tanto importante da farci sopra un partito.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Internet è una parte fondamentale della società contemporanea, e quello che è in ballo non è soltanto la libertà di scambiare file ma i diritti fondamentali dell'individuo. Milioni di persone ogni giorno si scambiano file e continueranno a farlo. Anche se i giudici riuscissero a fermare Pirate Bay, ci si inventerà sempre una nuova maniera per scambiare file. L'unico modo che rimane ai governi per fermare questo scambio è quello di sacrificare le libertà individuali sull'altare delle multinazionali e monitorare in maniera totale le comunicazioni private tra cittadini. Se questo succedesse dovremmo dire addio ad alcuni diritti che credevamo garantiti: il diritto alla privacy, il diritto alla libertà di informazione e alla segretezza della corrispondenza. Chi può assicurare che la polizia, una volta che ne avrà la possibilità, si fermerà allo scambio di file musicali?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I media parlano di voi come un partito di protesta. Cercherete di mettere in subbuglio il parlamento europeo?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Noi non siamo un partito di pazzi irragionevoli. Vogliamo realizzare riforme che farebbero bene a tutta Europa. Ad esempio vogliamo riformare il sistema del diritto d'autore. Non eliminarlo. Siamo per mantenere la garanzia del diritto d'autore per cinque anni e per eliminarla per tutti gli scambi che non hanno carattere commerciale. Questo renderebbe tutto lo scambio di file su internet legale, mettendo gli utenti al riparo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sicuramente la cosa non piacerà alle multinazionali della musica e del cinema che sostengono che la pirateria provoca pesanti perdite nei loro bilanci.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Tutto questo piangere miseria non mi sembra giustificato. Nel 2008 Hollywood ha avuto l'anno migliore della sua storia in termini di incassi. Che cos'hanno da lamentarsi? Con le nostre misure il 99% delle compagnie del settore sopravvivrebbero e nel contempo si eliminerebbe il ricatto legalizzato delle multinazionali contro i cittadini che scambiano file su Internet e che ora vengono bersagliati da ingiunzioni di pagamento e lettere minatorie.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le vostre proposte riguardo ai brevetti sembrano essere ancora più radicali.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Fosse per noi i brevetti li elimineremmo domattina. Sono un ostacolo all'innovazione che non aiuta l'economia, specie in un periodo di crisi come questo, in cui eliminare i brevetti potrebbe dare spazio ad una nuova economia dal basso. Per capire lo scandalo dei brevetti basta guardare a quello che le compagnie farmaceutiche stanno facendo nel Terzo Mondo, impedendo a paesi che potrebbero prodursi da soli i medicinali di curare la propria gente.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sarà un po' difficile fare tutte queste cose con appena uno o al massimo due seggi a Strasburgo.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Sappiamo che questo cambiamento non avverrà da un giorno all'altro e che ci sarà bisogno di creare alleanze ampie. Siamo intenzionati ad aprire il dialogo con altri partiti, in particolare con i Verdi e i Liberali, che sono sensibili a questo problema. Ma neppure questi due gruppi avranno da soli la maggioranza in parlamento. Per questo sarà importante parlare con colleghi di altri gruppi per convincerli a sostenere le nostre proposte. Del resto molti si sono opposti al filesharing per ignoranza, perché non ne capiscono bene i meccanismi o perché si sono bevuti le menzogne delle multinazionali.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-2994039723182779635?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/2994039723182779635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=2994039723182779635' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2994039723182779635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/2994039723182779635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/07/no-copyright-e-anarchia-in-vela-nera.html' title='«No copyright e anarchia, in vela nera verso la Ue»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8417617094324618921</id><published>2009-05-13T10:04:00.000+02:00</published><updated>2009-05-15T10:05:30.112+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Lo scandalo sprechi s'allarga ai conservatori</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Auto con chauffeur da Cheshire a Londra: 446 sterline. Spese di giardinaggio nella tenuta di campagna: 5.600 sterline. Pulizia del fossato di una villa del '600: 2.000 sterline. Riparazioni per il campo da tennis: 2.100 sterline. Tutto a carico di contribuenti strangolati dalla crisi globale. Rivelazioni su queste e altre spese fatte da parlamentari conservatori dai gusti raffinati hanno spostato la bufera sui rimborsi per gli onorevoli verso l'ala destra della Camera dei Comuni, costringendo il leader tory David Cameron a correre ai ripari e ordinare ai membri del governo-ombra (compreso se stesso) di restituire i soldi.&lt;br /&gt;Il leader dei conservatori è intervenuto per porgere pubbliche scuse ed evitare che dopo il governo anche l'opposizione venga travolta dal caso, esploso cinque giorni fa con una serie di rivelazioni del Daily Telegraph. Grazie alle (costose) informazioni di una talpa negli uffici della Camera il quotidiano ha messo a nudo i rimborsi facili ottenuti dai membri del governo, dalle 6.500 sterline rimborsate a Brown per spese di pulizia nella propria abitazione a decine di migliaia di sterline ottenute per le spese di casa da diversi ministri.&lt;br /&gt;Gli onorevoli britannici percepiscono uno stipendio di 63mila sterline all'anno, oltre al quale hanno diritto - come quelli di casa nostra - a rimborsi per spese «che si rendano necessarie per l'adempimento delle proprie funzioni». A regolare il sistema ci pensa il «libro verde», un manuale che detta cosa si può rimborsare e cosa no. Ma stando alle rivelazioni di questi giorni, le regole sono rimaste lettera morta.&lt;br /&gt;Il dibattito sui rimborsi dei parlamentari in Gran Bretagna va avanti dal 2007, dopo che alcune associazioni di contribuenti come la Taxpayers Alliance misero sotto accusa un sistema che costa ogni anno al contribuente 80 milioni di sterline. Il caso è stato riaperto due mesi fa con le accuse lanciate contro il ministro degli interni Jacqueline Smith per irregolarità nei contributi per la seconda casa. Emerse come tra i rimborsi fossero finiti pure cinque film a luci rosse acquistati dal marito.&lt;br /&gt;Se i conservatori sono stati scottati dalla vicenda, sono i laburisti a pagare le conseguenze piú pesanti. L'indignazione suscitata nell'opinione pubblica potrebbe dare il colpo di grazia al governo Brown, che sta andando a picco nei sondaggi. Nel partito aumenta il panico in vista delle europee di giugno. Ora pure il Guardian, quotidiano di riferimento del partito, si e fatto avanti per sfiduciare il primo ministro con la sua editorialista Polly Toynbee. Per l'impopolarissimo Brown che ha cercato di difendersi di fronte allo scandalo anche con un video su Youtube, ci mancava solo questa.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8417617094324618921?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8417617094324618921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8417617094324618921' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8417617094324618921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8417617094324618921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/05/lo-scandalo-sprechi-sallarga-ai.html' title='Lo scandalo sprechi s&apos;allarga ai conservatori'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4321416844247660161</id><published>2009-04-28T20:51:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T20:52:28.265+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Protestare all'Aquila? Non ci interessa, il movimento italiano dorme»</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;«Siamo stati alla finestra tutti questi mesi per vedere se in Italia si muoveva qualcosa per il G8 - dice contrariata Hannah Jobst di Gipfelsoli, uno dei gruppi che sono stati al centro delle proteste contro il G8 negli ultimi anni - Purtroppo fino ad ora si è visto poco o niente. Grandi proteste come quelle viste in altri G8 non sono cose che si improvvisano. E se non arriva presto qualche segnale di mobilitazione dall'Italia, la gente se ne starà a casa».&lt;br /&gt;Se la decisione di Berlusconi di spostare il G8 dalla Maddalena all'Aquila, nella certezza che i «no global non avranno la faccia di venire a manifestare», ha provocato nei giorni scorsi alcune reazioni d'orgoglio all'interno del movimento altermondialista italiano, con la promessa da parte di Casarini e Caruso che le proteste si faranno, bassa è al momento l'allerta del mondo attivista europeo. Nessun segno di quell'entusiasmo che attraversò l'Europa nei mesi precedenti Genova 2001 e molta delusione per la mancanza di iniziativa da parte dei no global italiani.&lt;br /&gt;«Le ragioni della mancanza di entusiasmo sono molte - spiega Tadzio Muller direttore del magazine anti-capitalista Turbulence - Prima di tutto c'è la diffidenza verso iniziative come il controvertice che secondo alcuni ha mostrato la corda. Poi c'è il fatto che il G8 non e più così importante come era un tempo. Oggi il vertice che conta veramente è il G20, dove c'è anche la Cina. Ma il fattore più importante è il fatto che in Europa si ha la sensazione che il movimento italiano sia in letargo. Del resto l'Italia oggi non è più quel laboratorio politico per il movimento europeo che fu negli anni passati. Ora le innovazioni sul fronte delle lotte sociali avvengono altrove».&lt;br /&gt;Di fronte a questa situazione di incertezza al momento i programmi dei gruppi della sinistra radicale europea in vista del G8 si limitano a proteste decentralizzate. Una è già in programma a Berlino durante i giorni del vertice per manifestare contro il sistema securitario sostenuto dal G8, mentre proteste contro la crisi economica potrebbero essere organizzate a Londra e Tokyo. Nessuno esclude tuttavia che la situazione cambi se qualche segno di risveglio arrivasse dai no global della penisola.&lt;br /&gt;«Se gli italiani mostreranno di avere una strategia chiara per contrastare il G8 allora il movimento europeo si mobiliterà per partecipare alle proteste - afferma Max di AntiFa Berlino, nodo centrale della rete di gruppi antifascisti tedeschi che in passato hanno partecipato in massa alle proteste contro il G8 - Io del resto non sono convinto da chi afferma che non è più tempo di proteste contro il G8. Con le proteste degli anni scorsi siamo riusciti a far tornare i leader del mondo con i piedi per terra. Smettere ora, quando sono vicini al ko, sarebbe stupido». Una delle proposte avanzate da molti è che la mobilitazione contro il G8 provi a sperimentare le nuove forme di protesta sviluppate negli ultimo anni sul fronte della lotta al cambiamento climatico. «Le proteste contro il G8 all'Aquila sarebbero un'ottima opportunità per fare vedere che c'è un modo diverso di ricostruire il territorio, che non è quello dettato da Berlusconi e dall'Impregilo, ma un modello sostenibile - afferma Susan un'attivista inglese coinvolta in Dissent, la rete che ha sostenuto le mobilitazioni contro il G8 a Gleneagles nel 2005 e a Heiligendamm nel 2007 - Si potrebbe pensare a qualcosa di simile ai campeggi contro il cambiamento climatico che si stanno diffondendo rapidamente in tutta Europa. Del resto in Abruzzo ci sono già campeggi di solidarietà dal basso messi su da attivisti per assistere le vittime del terremoto».&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4321416844247660161?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4321416844247660161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4321416844247660161' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4321416844247660161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4321416844247660161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/protestare-allaquila-non-ci-interessa.html' title='«Protestare all&apos;Aquila? Non ci interessa, il movimento italiano dorme»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8734141597776881786</id><published>2009-04-26T20:52:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T20:53:33.857+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>La polizia tenta di reclutare spie tra gli ambientalisti</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;«Che ne dici se trovassimo una maniera di collaborare... una specie di lavoro? Un po' di soldi per ripagare i prestiti per l'università ti farebbero comodo no?». La voce dei due agenti scozzesi della Strathclyde Police intenti a convincere Matilda Gifford sono calme e professionali, quasi che si trattasse di una innocente proposta di lavoro e non del tentativo di reclutare una spia. Non sanno che l'attivista ecologista, parte del gruppo anti-aviazione Plane Stupid li sta registrando e che da lì a pochi giorni, estratti della discussione finiranno sulla prima pagina del Guardian, fornendo nuovo carburante all'indignazione dell'opinione pubblica verso la polizia britannica, la cui reputazione e già a pezzi dopo la mano dura usata contro i manifestanti durante il G20.&lt;br /&gt;I due agenti approcciarono la Gifford quando fu rilasciata su cauzione, in seguito alla sua partecipazione ad una protesta all'aeroporto di Aberdeen. L'attivista accettò di partecipare a due incontri, che si svolsero alla stazione di polizia di Glasgow, e nel parcheggio di un supermercato, nella speranza di documentare il tentativo di reclutamento e poter cosi successivamente «svelare i metodi usati dalla polizia per reprimere manifestazioni pacifiche».&lt;br /&gt;Le registrazioni evidenziano come la polizia fosse disposta a pagare decine di migliaia di sterline in cambio di informazioni sulle attivita di Plane Stupid, gruppo responsabile di azioni dirette non violente tra cui l'occupazione del tetto del parlamento nel febbraio 2008, di una pista dell'aeroporto di Stansted a Londra lo scorso dicembre, e di una simile incursione all'aeroporto di Aberdeen in Scozia, due mesi fa.&lt;br /&gt;Dalle conversazioni emerge pure come la polizia inglese possegga già centinaia di infiltrati nel movimento ambientalista e nella sinistra radicale del Regno unito. «Abbiamo a nostra disposizione uomini e donne che giorno dopo giorno fanno il loro lavoro. - affermano gli agenti - Gente che ogni giorno va in giro a lavorare per noi. E poi la sera torna a casa come se niente fosse. Siamo dappertutto. Tu potresti continuare ad avere la tua vita. Soltanto quando ti capitasse di andare a qualche riunione a cui andresti comunque, dopo potresti incontrarti pure con noi... capito? Che so una volta ogni due settimane, o pure una volta a settimana. E' questo il tipo di cose che vorremmo da te». «Questo caso fa vedere fino a che punto sia disposta ad arrivare la polizia per reprimere proteste pacifiche - afferma al telefono Dan Glass, portavoce di Plane Stupid - E' uno scandalo che si usino una valanga di soldi pubblici per operazioni di spionaggio sul movimento. Questo caso non potrà che erodere quel poco di fiducia che la gente ha ancora nel sistema giudiziario e nella polizia. Purtroppo ancora una volta le forze dell'ordine sembrano essere a libro paga delle compagnie che inquinano il pianeta e non dei cittadini».&lt;br /&gt;La nuova prova dell'atteggiamento repressivo della polizia britannica nei confronti dei movimenti sociali giunge a poco meno di un mese dalla bufera suscitata dal caso di Ian Tomlinson, l'uomo morto dopo essere stato buttato a terra da un agente anti-sommossa durante il G20.&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8734141597776881786?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8734141597776881786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8734141597776881786' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8734141597776881786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8734141597776881786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/la-polizia-tenta-di-reclutare-spie-tra.html' title='La polizia tenta di reclutare spie tra gli ambientalisti'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-5762888167547920375</id><published>2009-04-23T20:44:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T20:57:45.965+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>La Gran Bretagna torna «socialista»: aumentate le tasse ai più ricchi</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;«Aumenteremo l'aliquota per i redditi più alti». Quando ieri il cancelliere dello scacchiere Alistair Darling ha sfoderato questa sorpresa dalla mitica red box - la valigietta rossa, già appartenuta a Gladstone, e in cui ancora oggi ogni anno viene trasportato il budget report in parlamento - un tremolio ha percorso i divani verdi di Westminster. Era dal 1979, da quando la Thatcher prese il potere, che nell'aula dei Commons non si sentiva una cosa del genere. «Sogno o son desto?», sembrava dire il volto dell'erede alla guida dei conservatori David Cameron, mentre gongolavano gli ultimi banchi, riserva indiana dei pochi «socialisti» sopravvissuti al decennio New Labour.&lt;br /&gt;Di fronte a una crisi nera, che quest'anno si mangerà oltre il 4% dell'economia nazionale, il governo si è visto costretto a violare il dogma del taglio alle tasse: l'aliquota per chi guadagna da 150 mila sterline in su - il 2% della popolazione - viene portata dal 40 al 50%. Siamo anni luce dal «socialista» 83% per i redditi più alti che vigeva ai tempi di «faccia di sole» Jim Callaghan, premier tra il '76 e il '79. Ma di fronte all'insofferenza dell'opinione pubblica nei confronti dei «gatti grassi» dell'alta borghesia, il Labour si è visto costretto a un pur timido ritorno al piatto della casa: la redistribuzione del reddito.&lt;br /&gt;A dire il vero, più che i ricchi a pagare la crisi saranno ancora una volta i poveri e la spesa pubblica, a cui vengono tolti 15 miliardi di sterline di «risparmi in efficienza» e la cui crescita viene limitata allo 0,7% per i prossimi anni. Una misura con cui il Labour cerca di tenere buono il mondo finanziario - che ieri ha risposto alla presentazione della finanziaria con un nuovo crollo in borsa - inorridito da un deficit pubblico annuo destinato a superare il 10% il prossimo anno. Il Regno Unito, già paese di famiglie indebitatissime, si appresta così a diventare pure un paese ad alto debito pubblico: oltre l'80% del Pil nel giro di 5 anni.&lt;br /&gt;David Cameron, che non vede l'ora di arrivare alle elezioni previste tra un anno, ha criticato duramente la finanziaria, definendo il governo «incompetente» e paventando il dramma delle future generazioni schiacciate dal debito pubblico. Darling gli ha risposto che «non si puo uscire dalla crisi con i tagli alla spesa, ma soltanto con la crescita». Crescita che secondo Darling ritornerà a farsi viva già il prossimo anno con un Pil al +1,25%. Peccato che l'ottimismo del cancelliere sia stato immediatamente smentito dagli economisti dell' Fmi, secondo cui la recessione continuerà anche l'anno prossimo.&lt;br /&gt;Le magre speranze di ripresa sono appese a un piatto misto di misure con cui Darling si è giocato i pochi soldi a sua disposizione. Due miliardi di sterline per un programma di creazione di posti di lavoro, di fronte a una disoccupazione a quota 6,7%, e un contributo rottamazione da 2 mila sterline per dare fiato all'industria automobilistica. Il tutto servito con un contorno verde, in cui figurano mezzo miliardo per la creazione di parchi eolici e 400 milioni di fondi per tecnologie a basso impatto ambientale.&lt;br /&gt;Per essere probabilmente l'ultima finanziaria targata Gordon Brown e la prima finanziaria dopo l'inizio della «grande crisi», pubblico e commentatori si aspettavano qualcosa in più. Ma dopo aver speso centinaia di miliardi di sterline per salvare i banchieri sono rimaste solo briciole per salvare le classi popolari, colpite da aumenti dell'Iva nascosti alle pieghe della finanziaria. A essere colpita pure la bevanda nazionale: un penny in più di tasse per ogni pinta di birra.&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-5762888167547920375?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/5762888167547920375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=5762888167547920375' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5762888167547920375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5762888167547920375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/la-gran-bretagna-torna-socialista.html' title='La Gran Bretagna torna «socialista»: aumentate le tasse ai più ricchi'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-3150374744735043343</id><published>2009-04-18T20:47:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T20:48:42.258+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Non è stato un infarto». L'autopsia sconfessa Scotland Yard</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;«Prima ci hanno detto che non c'era stato nessun contatto con la polizia. Poi ci hanno detto che era morto per infarto. Adesso sappiamo che è stato violentemente assalito da un agente ed è morto per emorragia interna. Speriamo che un giorno sia finalmente possibile ricostruire tutta la verità sulla morte di Ian».&lt;br /&gt;La dichiarazione indignata della famiglia di Tomlinson riflette l'incredulità e la rabbia di fronte alle bugie della polizia inglese, dopo che il risultato della seconda autopsia ha gettato nuovo fango sul blasone di Scotland Yard. Ian Tomlinson, il giornalaio della City, deceduto durante le proteste contro il G20, nella sera del primo aprile, è morto per «emorragia addominale» e non per cause naturali, come sostenuto in un primo momento. Così per l'agente responsabile della morte - che ieri è stato finalmente interrogato sulla vicenda, ma di cui ancora non si conoscono le generalità - si fa sempre più probabile l'accusa di omicidio preterintenzionale. Un reato per cui in Inghilterra il massimo della pena è l'ergastolo.&lt;br /&gt;I risultati del secondo esame post-mortem sono stati resi noti ad oltre una settimana di distanza dalla nuova autopsia, a conferma dell'imbarazzo che il caso sta creando alle forze dell'ordine d'oltremanica. Nonostante il linguaggio anodino, dal documento traspare un ribaltamento completo dei risultati del primo esame. Per il dottor Nat Cary, incaricato della nuova verifica, nonostante il cadavere di Ian Tomlinson mostri un indurimento delle arterie, il decesso non è dovuto ad infarto ma ad «emorragia addominale», la cui causa - si affretta a chiarire il comunicato - «non è ancora accertata». Il documento svela pure come già nella prima autopsia - condotta dal dottor Freddy Patel - fosse stata ravvisata «una sostanziale presenza di sangue nella cavità addominale». Perché la tesi dell'infarto allora? Un semplice errore o qualcosa di più?&lt;br /&gt;Così in molti adesso si chiedono se la prima autopsia non sia stata manipolata dalla polizia. Ad alimentare i sospetti è la scelta come responsabile di un esame tanto delicato, di Freddy Patel, un dottore che in passato era già finito sotto inchiesta. Nel 1999 Patel fu multato dall'ordine dei medici dopo aver fatto trapelare dettagli privati su Roger Sylvester, un trentenne nero, morto in circostanze dubbie dopo essere stato fermato dalla polizia. Nel 2002 invece il dottor Patel dichiarò come morte per cause naturali, quella di Sally White una ragazza di 38 anni, rinvenuta dalla polizia nella camera da letto del maniaco Anthony Hardy, che successivamente uccise altre due ragazze. Una storia professionale discutibile che sembra ora destinata a macchiarsi di nuovo.&lt;br /&gt;Il risultato della seconda autopsia giunge a due settimana dal decesso, dopo giorni durante i quali la versione sostenuta dalla polizia è già stata contraddetta da filmati che mostravano Tomlinson venire manganellato e cadere violentemente a terra dopo uno spintone alle spalle. Negli ultimi giorni su Internet sono comparsi nuovi filmati che forniscono ulteriori dettagli sulla morte di Tomlinson e illustrano altri casi di violenza della polizia contro i manifestanti durante le proteste attorno alla Banca d'Inghilterra. Mentre lo scandalo sulla brutalità della polizia contro i manifestanti del G20 viene alimentato ogni giorno da nuove rivelazioni, nessuna conseguenza ha toccato fino ad ora i vertici delle forze dell'ordine che hanno coordinato la repressione delle proteste.&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-3150374744735043343?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/3150374744735043343/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=3150374744735043343' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3150374744735043343'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/3150374744735043343'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/non-e-stato-un-infarto-lautopsia.html' title='«Non è stato un infarto». L&apos;autopsia sconfessa Scotland Yard'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4294326650701573582</id><published>2009-04-09T20:48:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T20:49:41.762+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Lavoratori fregati? Noi resistiamo»</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;«Ci hanno chiamato tutti quanti a raduno alla fine del turno - spiega Pasquale, 43 anni, immigrato italiano di seconda generazione, l'accento casertano, appena spezzato da trent'anni vissuti nel regno di Elisabetta II -. Gli ci sono voluti 6 minuti per dirci che eravamo licenziati. Ce ne siamo andati tutti quanti a casa, rassegnati. Quasi senza dirgli niente a quelli, tanto eravamo choccati. Dopo tanti anni di lavoro essere trattati così, come animali!». Fuori dal cancello della fabbrica occupata della Visteon, una sussidiaria della Ford che produceva parti di plastica per automobile, stanno parcheggiate le utilitarie delle famiglie che hanno appena portato da mangiare ai lavoratori barricati nello stabilimento. Donne e bambini inglesi, indiani, lituani, italiani, giamaicani.&lt;br /&gt;La fabbrica - a Enfield nella periferia a nord di Londra - è stata occupata il 1 aprile assieme a due altri stabilimenti, quello di Basildon nell'Essex, dove l'occupazione è già stata sgomberata e quello di Belfast nell'Irlanda del Nord, dove invece prosegue. 600 lavoratori hanno perso il posto per la chiusura della Visteon. Solo qui a Londra, per 200 persone si prospetta la disoccupazione. Ma i lavoratori non si rassegnano.&lt;br /&gt;All'entrata della fabbrica uno striscione da il benvenuto ai visitatori denunciando «Banchieri salvati - Lavoratori fregati». Sulla balconata al di là dei cancelli, le bandiere del sindacato, e un cartello che avverte le autorità e i proprietari di tenersi alla larga. Su una rete dall'altro lato della strada messaggi di sostegno, cartelli e bandiere di sindacati, gruppi socialisti ed anarchici. Sopra le teste degli attivisti e della gente comune venuta a portare la propria solidarietà un cielo azzurro «che sembra di essere in Italia» appena punteggiato da nuvole, che proiettano la loro ombra sui capannoni abbandonati di questo distretto industriale dimenticato.&lt;br /&gt;«Ci è voluta una notte per riprenderci dallo choc - spiega Maria, originaria di Canicattì -. Sono stati i più giovani a cominciare. Si sono detti no, questo non va bene. Si sono incontrati e ci hanno mandato a tutti degli Sms. Il mattino seguente alle dieci ci siamo ritrovati laggiù sulla strada che porta alla fabbrica. Eravamo arrabbiati! - dice quasi sottovoce, menando la mano nell'aria come se si fosse appena scottata - Arrabbiati si.. ma che cosa fare mica lo sapevamo! Poi qualcuno dei ragazzi che era andato a dare un'occhiata ci viene incontro con un sorriso e ci dice "si sono dimenticati un cancello aperto!". Un gruppo di uomini è entrato ed ha occupato lo stabilimento». A noi al momento nello stabilimento non ci fanno entrare. «Motivi di sicurezza» ci spiegano. Allora Carmine, un'altro operaio di origine italiana che lavora per la Visteon, decide di portarci a vedere i pezzi già lavorati, stoccati di fronte all'impianto. Centinaia di sagome di plastica nera, interni di automobile giacciono sull'asfalto. «Questo è l'interno di una Land Rover» - dice Carmine sollevando un pezzo di plastica ormai destinato alla spazzatura. «Mi sa che di questi tempi non c'è molta gente che si compra una Land Rover» obiettiamo. «Mica solo la Land Rover. Neppure Toyota, Ford o altri marchi più economici si comprano. La gente i soldi che c'ha li usa per comprarsi il pane mica le macchine!». Pasquale invece ci spiega la tecnica di lavorazione, l'iniezione di plastica nello stampo, la schiumatura, la verniciatura degli interni. Processi che ha imparato nei vent'anni passati in questa fabbrica. «Che deve fare la gente una volta che ha finito di lavorare qua? Mica siamo lavoratori qualificati noi. Fuori di qua un lavoro non ce lo da nessuno».&lt;br /&gt;Gente con i mutui da pagare, con i figli da mandare a scuola. Gente che si era illusa che lavorando in questa fabbrica sussidiaria della Ford avrebbe avuto un lavoro garantito. «Lavorare per la Ford era ottimo - conferma Maria. Le condizioni che ci davano erano proprio buone. Per questo una donna della mia età è andata avanti tutti questi anni a fare i turni».&lt;br /&gt;Molti dei lavoratori che incontriamo sono stati assunti quando la fabbrica era ancora sotto le insigne della Ford. Poi nel 2001 la multinazionale americana decide di scorporare la Visteon, per usare i suoi stabilimenti per produrre interni di altre marche come Toyota, Land Rover, Jaguar. «A noi c'hanno spiegato che così si poteva lavorare di più che era solo una cosa di branding sai.. che il contratto rimaneva identico. Hanno riverniciato sul muro della fabbrica la striscia blu della Ford con l'arancione della Visteon. Sembrava fosse tutto lì». Ma dopo pochi anni cominciano i problemi. Un giorno, due anni fa, il responsabile dello stabilimento si presenta nello stabilimento a dettare nuove condizioni. I lavoratori si rifiutano di accettarle. «Da quel giorno ci ha giurato vendetta» riflette Carmine. «Nell'ultimo periodo noi sentivamo che qualcosa non andava nel modo in cui i capi si comportavano - ricorda Pasquale. - Loro ci dicevano "C'è la crisi: dobbiamo cercare di risparmiare per andare avanti". Noi siamo stati comprensivi, volevamo aiutare l'impresa. Siamo passati da tre turni a un turno solo. Li abbiamo aiutati più che potevamo. Abbiamo perso una media di 100 sterline a testa a settimana pur di aiutare la compagnia. Qual è stata la ricompensa? Hanno usato la scusa della crisi per farci fuori!».&lt;br /&gt;La gente non si toglie di testa la minaccia della chiusura. I pensieri corrono alle trattative che il sindacato Unite sta tenendo con la Ford. «Derek Simpson (segretario di Unite, ndr) in questo momento è su un aereo per New York» dice Deborah, 47 anni di cui 20 passati nella fabbrica. Ma i lavoratori non sono poi tanto entusiasti per la maniera in cui il sindacato si è comportato. «A parte i delegati di stabilimento non abbiamo ricevuto molta solidarietà dai dirigenti del sindacato. Li abbiamo dovuti mettere con le spalle al muro per farci dare una mano» - si lamenta Mel, un operaio inglese. Dal megafono un'operaia chiama i lavoratori all'assemblea. «Fate entrare il giornalista italiano» - cambiano idea. Dentro il reparto vernici, i lavoratori stanno ancora finendo di mangiare. Sui tavoli patatine, riso giamaicano, piatti indiani e pasta. Per terra, materassini e sacchi a pelo stesi a pochi metri dalle macchine che questi lavoratori non si rassegnano ad abbandonare. Ci fanno salire sul tetto a vedere l'estensione dello stabilimento. Poi un lavoratore prende da parte il fotografo. «Fate piano che cerchiamo di fotografare gli addetti alla sicurezza. Brutta gente quella. Gente si è fatta le ossa nell'esercito. Li hanno fatti venire dal Sud Africa». Ma nonostante due tentativi i lavoratori non sono mica riusciti ancora a scacciarli.&lt;br /&gt;Sul tetto a fianco delle bandiere dei sindacati sventolano, la bandiera Britannica, la bandiera Indiana, bandiere africane e dell'Europa dell'Est, a celebrare la composizione multietnica dei lavoratori dello stabilimento. «Ci vogliono pure togliere le pensioni - si lamenta Carmine. - Fred Goodwin il banchiere della Royal Bank of Scotland ha rubato 70 milioni di sterline di pensione. Qua con 20 milioni di sterline si coprono le pensioni di tutti. Noi invece vogliamo solo quello che ci spetta e ce lo prenderemo. Quelli mica se l'aspettavano una resistenza cosi!».&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4294326650701573582?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4294326650701573582/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4294326650701573582' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4294326650701573582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4294326650701573582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/lavoratori-fregati-noi-resistiamo.html' title='«Lavoratori fregati? Noi resistiamo»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-5667093498706156586</id><published>2009-04-08T20:45:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T20:58:09.264+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Così è morto Tomlinson C'è un video che prova la violenza della polizia</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Cammina tranquillo quella sera Ian Tomlinson. Se ne va da solo lungo la stradina di Cornhill vicino alla Banca d'Inghilterra, le scarpe da ginnastica che ritmano passi brevi sul selciato. L'uomo che lavorava come giornalaio nella City e in abbigliamento sportivo: porta una T-shirt grigia, con un disegno blu, pantaloni da ginnastica. Procede lentamente quasi che non si trovasse nel mezzo di una protesta finita sotto l'attacco pesante della polizia. Avanza con lo sguardo basso, le mani nelle tasche, ostenta indifferenza. Alle sue spalle si avvicina minacciosa una fila di poliziotti antisommosa. Agenti armati con scudo e manganello, intenti a «ripulire» la via. Al loro fianco poliziotti con i cani usati per spaventare la gente venuta a manifestare contro il disastro finanziario e il summit del G20. Ian Tomlinson continua a procedere calmo magari convinto che quella sia la maniera migliore per non farsi picchiare. Avrebbe fatto meglio a scappare.&lt;br /&gt;Da dietro parte una manganellata - forse due - che lo colpisce all'addome. Tomlinson non se l'aspetta. Si volta, forse per chiedere una spiegazione all'agente che l'ha colpito. Ma il poliziotto non è interessato a parlare. La sua risposta è uno spintone violento, di quelli che mandano gambe all'aria. E per quanto Ian Tomlinson sia un uomo alto e corpulento, quella spinta data con tutta la forza lo coglie di sorpresa e gli fa perdere l'equilibrio. Cade in avanti, le mani incespicano e non fanno in tempo a proteggere la testa che sbatte contro il suolo. Finisce disteso e rimane fermo. Poi si mette seduto. Sembra che dica qualcosa agli agenti. Poi un manifestante gli si fa vicino. Cerca di sollevarlo. Lo aiuta ad alzarsi. Finalmente lui si alza e si allontana camminando a fatica, vacillando. A questo punto la sua sagoma esce dall'inquadratura. Sono le ultimi immagini di Ian Tomlinson vivo. Morirà quindici minuti più tardi.&lt;br /&gt;Queste le immagini che emergono da un video scottante pubblicato ieri sul sito del quotidiano londinese Guardian a conferma definitiva che la polizia inglese è responsabile per la morte di Ian Tomlinson, l'uomo morto durante le proteste contro il G20 il primo d'aprile vicino alla Banca d'Inghilterra. Il video girato alle 7 e 20 di sera e stato ottenuto ieri dal quotidiano britannico. L'autore sarebbe un uomo d'affari di New York che si trovava sul luogo dell'assalto e che avrebbe deciso di farsi avanti perche «la famiglia non stava ottenendo nessuna risposta» dalla polizia.&lt;br /&gt;Il video corrobora le dichiarazioni fornite domenica scorsa alla Ipcc - la commissione che sta investigando le malefatte della polizia durante il G20 - da tre testimoni. La descrizione fornita dai tre degli ultimi minuti della vita di Ian Tomlinson constrastavano fortemente con la versione ufficiale della polizia. Scotland Yard aveva sollevato diversi sospetti dopo aver impiegato 12 ore prima di rivelare il nome del morto. Inoltre sin dall'inizio aveva negato recisamente che Tomlinson fosse stato colpito dalle forze dell'ordine prima di morire e aveva ripetuto la tesi delle «cause naturali» supportate pure da un esame autoptico. Il materiale pubblicato dal Guardian mostra invece come pochi minuti prima di morire Tomlinson fosse stato vittima di un attacco violento che avrebbe potuto facilmente causare l'infarto che, stando all'esame autoptico, lo ha ucciso. Mentre la notizia della nuova prova della responsabilità della polizia inglese nella morte di Tomlinson si diffondono tra gli attivisti londinesi già si preparano azioni di protesta davanti a Scotland Yard e una marcia sulla banca d'Inghilterra sabato prossimo perché la violenza poliziesca vista la settimana scorsa non si ripeta più.&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-5667093498706156586?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/5667093498706156586/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=5667093498706156586' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5667093498706156586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/5667093498706156586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/cosi-e-morto-tomlinson-ce-un-video-che.html' title='Così è morto Tomlinson C&apos;è un video che prova la violenza della polizia'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-7895841112163968677</id><published>2009-04-07T20:50:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T20:50:35.946+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Scricchiolano gli alibi: Ian Tomlinson è stato picchiato e ucciso dalla polizia</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;Ora ci sono pure tre testimoni a farsi avanti con nome e cognome e lo dicono chiaro e tondo: Ian Tomlinson - l'uomo morto durante le proteste contro il G20, mercoledi scorso a Londra - è caduto per mano della polizia. I tre hanno visto l'uomo, 47 anni, padre di una famiglia numerosa, che lavorarava come giornalaio nella City, venire colpito ripetutamente dalle manganellate di un reparto anti-sommossa prima di essere spinto violentemente a terra, dove avrebbe sbattuto la testa, pochi minuti prima di morire d'infarto alle 7.25. A quest'ultima circostanza si è appesa la versione ora sempre più traballante offerta dalla polizia, che dopo l'autopsia continua a sostenere che Tomlinson sarebbe morto per «cause naturali».&lt;br /&gt;I nuovi dettagli sulla morte di Tomlinson sono emersi dopo che domenica scorsa tre testimoni dell'accaduto si sono presentati alla IPCC (Independent P olice Complaints Commission), la commissione indipendente che si occupa di esaminare le denunce dei cittadini contro la polizia.&lt;br /&gt;Anna Branthwaite, 36 anni, fotografa del quartiere di Southwark, Kezia Rolfe, 27 anni, ricercatrice che abita a Stoke Newington, e Amiri Howe, 24 anni, un attore che vive nel nord di Londra, si trovavano in diversi punti nella zona attorno alla strada di Cornhill, vicino alla banca d'Inghilterra nei minuti precedenti alla morte. Due dei testimoni hanno riconosciuto l'uomo da una foto pubblicata sul Guardian, venerdi scorso. Un'altra foto della vittima uscita negli ultimi giorni sulla stampa inglese mostra l'uomo accasciato a pochi metri da una fila di polizia anti-sommossa in atteggiamento minaccioso.&lt;br /&gt;Le dichiarazioni rilasciate dai testimoni sono un colpo pesante per la polizia inglese che è da giorni nell'occhio del ciclone per i metodi violenti con cui ha cercato di mettere a tacere una folla risoluta ma in gran parte pacifica che protestava contro la catastrofe economica prodotta dalle speculazioni finanziarie. I nuovi dettagli sulla vera dinamica della morte di Tomlinson giungono dopo giorni in cui i la polizia inglese ha dato vita ad un vero e proprio black-out informativo sull'accaduto.&lt;br /&gt;Ma le nuove conferme sulla responsabilità della polizia promettono di fornire nuova legna alla rabbia di manifestanti finiti nel mirino di una repressione poliziesca senza precedenti nell'ultimo decennio. Per denunciare l'accaduto, sabato scorso centinaia di persone hanno protestato di fronte alla stazione di polizia di Bethnal Green , nell'est di Londra mentre nuove manifestazioni di protesta si annunciano per i giorni a venire.&lt;br /&gt;La morte di Ian Tomlinson è l'evento piu eclatante di una vasta azione repressiva in cui - come documentano diversi filmati pubblicati in questi giorni su You tube - gruppi di manifestanti a mani alzate e volto scoperto sono stati circondati e picchiati selvaggiamente. La polizia inglese ha pure ricorso ai Taser, le pericolose pistole elettriche gia' responsabili per diverse morti. Durante lo sgombero violento del Convergence centre in cui dormivano diversi manifestanti una persona è stata mancata per un soffio da una scarica elettrica.&lt;br /&gt;Il livello di violenza dispiegato dalle forze dell'ordine durante le proteste per il G20 potrebbe rivelarsi come una prova generale della risposta repressiva che le forze dell'ordine di Sua maestà preparano per le grandi proteste che gia si intravedono nei prossimi mesi, mentre giorno dopo giorno la crisi economica continua a mietere vittime attraverso l'isola, e dopo un decennio di relativa pace sociale gli inglesi si rimettono pure ad occupare le fabbriche.&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-7895841112163968677?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/7895841112163968677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=7895841112163968677' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/7895841112163968677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/7895841112163968677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/scricchiolano-gli-alibi-ian-tomlinson-e.html' title='Scricchiolano gli alibi: Ian Tomlinson è stato picchiato e ucciso dalla polizia'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4425555656589093614</id><published>2009-04-05T20:50:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T20:51:27.605+02:00</updated><title type='text'>La battaglia in casa Nato</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;«Guerra alla guerra» recitano le scritte sui muri dei quartieri di Strasburgo attraversati dalle proteste contro la Nato nel giorno del suo sessantesimo anniversario. E a Strasburgo, città che fu a lungo oggetto del contendere tra Francia e Germania, la guerra vista ieri in piazza, con violenti scontri e oltre 50 feriti, non aveva niente a che fare con una guerra tra nazioni ma piuttosto una guerra interna tra le forze di polizia e movimenti radicali.&lt;br /&gt;Da un lato l'asse tra polizia francese e tedesca che si sono palleggiate per tutto il giorno il corteo, costringendolo ad andare avanti e indietro senza permettergli di raggiungere la destinazione finale. Dall'altro l'asse tra anarco-autonomia, tedesca e francese, che ha dato vita a un grande blocco nero che ieri rappresentava circa metà dell'intero corteo. Pomo della discordia una conferenza in cui Obama è infine riuscito a ottenere dagli alleati 5000 soldati in più per mettere le pezze all'occupazione in Afghanistan.&lt;br /&gt;Di prima mattina gruppi di manifestanti abbandonano il campeggio no-Nato di fronte al quale venerdì notte si era svolta una battaglia dura tra polizia e black bloc infuriati per la notizia del morto durante le proteste contro il G20 a Londra. Gruppi di manifestanti scorrono di fianco a una grande barricata che protegge l'entrata al campeggio. La gente delle villette della zona prese in ostaggio dalla protesta non sembra troppo spaventata. Una coppia sulla cinquantina osserva incuriosita un gruppo di ragazzi vestiti di nero e con le maschere anti-gas che cantano in francese «chi ha rubato dovrà pagare».&lt;br /&gt;I manifestanti camminano a passo spedito per raggiungere il punto di raduno della manifestazione, prima che la polizia riesca a spegnerla sul nascere. Si passa tra i palazzi popolari e multietnici della banlieue di Strasburgo. Famiglie turche, iraniane, algerine guardano curiose dai balconi le bandiere e gli striscioni che gridano allo scandalo della guerra. Bambini assiepati sull'erba che si mettono a scherzare con un attivista vestito da Bambi il cerbiatto. Ragazzine dei palazzi popolari, vestite di rosa, che mimano il pugno alzato alla gente che passa. Sorrisi.&lt;br /&gt;Quando la maggior parte delle persone arriva finalmente al punto di partenza del corteo, la strada è già diventata un campo di battaglia tra polizia e manifestanti. Bombe sonore fanno tremare i timpani e feriscono volto e braccia. Pallottole di gomma che fischiano sopra la testa. Il fumo acre delle barricate che si mischia al fumo irritante dei lacrimogeni, portando le persone a coprirsi la bocca e a tossire nervosamente. In mezzo al fumo il bagliore improvviso delle molotov che tengono a bada la polizia francese. Un gruppo di ragazzi francesi abbatte una telecamera facendo partire la cantilena «anti-anti-anti-capitalista».&lt;br /&gt;Col passare del tempo il corteo si fa più forte e determinato: le forze dell'ordine arretrano, le bandiere rosse di trotzkisti e maoisti e gli stendardi neri e rossoneri degli anarchici avanzano rapide verso il confine tra Francia e Germania. Si passa il primo ponte, il Pont Vauban che passa sopra un canale alimentato dalle acque del Reno. In mezzo alla folla un pupazzo di Obama con la tuta mimetica e la bussola simbolo della mano che imbraccia un fucile. Banlieusard locali costeggiano il corteo a cavallo dei loro motorini e fanno cenni d'intesa ai black bloc assieme ai quali avevano assaltato una stazione di polizia nella zona del campeggio.&lt;br /&gt;Ragazzini dei palazzi popolari, con tute da rapper e cappelli da baseball danno indicazioni su possibili vie di fuga e guardano attenti per imparare come ci si comporta in queste situazioni. Il corteo procede tranquillo fin quando si intravede il Ponte dell'Europa, simbolo della fratellanza franco-tedesca e monumento all'alleanza tra Schuman ed Adenauer. I black bloc si preparano nuovamente alla battaglia. Carrelli colmi di pietre vengono portati verso la rampa che conduce al ponte. Ma il ponte è imprendibile. La polizia tedesca lo controlla con due grandi blindati armati di idranti che occupano le due corsie e un numero ingente di agenti anti-sommossa pronti a difendere gli spiragli rimasti aperti. Gruppi di ragazzi portano transenne e pezzi di legno per innalzare un barricata da questo lato del ponte. La polizia rimane sicura sulle sue posizioni in un tacito compromesso: noi non avanziamo, voi non passate.&lt;br /&gt;Per rifarsi dal blocco della polizia ragazzi bardati di nero prendono d'assalto una dogana abbandonata che presto va a fuoco liberando un'alta colonna di fumo. La stessa sorte tocca a un albergo, l'Ibis, che viene prima preso a sassate e poi dato alle fiamme. Sotto la furia del blocco nero finiscono pure un autolavaggio, un centro commerciale e un ufficio nella zona portuale. Mentre la dogana sta cominciando ad andare a fuoco un anziano pacifista tedesco urla ad alcuni black bloc: «Noi lottiamo per la pace e quindi dobbiamo usare la non violenza. Altrimenti perdiamo il dibattito sui media». Ma i ragazzi non sembrano dargli retta.&lt;br /&gt;Un pacifista francese con la bandiera arcobaleno non nasconde l'indignazione e facendo strada a un pacifista d'oltremanica gli dice: «Andiamo via di qua per far vedere che noi non abbiamo niente a che fare con tutta questa distruzione».&lt;br /&gt;Trotzkisti e pacifisti si allontanano dai black bloc per riunirsi in uno spiazzo dove è stato montato un grande palco su cui cominciano i comizi. La situazione si fa più calma. Ma verso le tre si fa rivedere la polizia francese, infuriata per l'incendio all'hotel Ibis. Elicotteri delle forze dell'ordine cominciano a farsi minacciosi passando appena sopra gli alberi in un parco dove alcuni manifestanti si sono stesi per riprendere le forze. Reparti anti-sommossa tirano gas lacrimogeni a casaccio per liberare l'area, bersagliando pure lo spezzone di corteo che aveva deciso di mettersi in disparte dopo l'inizio delle violenze.&lt;br /&gt;A questo punto il corteo decide di tornare verso il campeggio. Ma sulla sua strada incontra le camionette della polizia parcheggiate una dietro l'altra che si bloccano a vicenda e diventano facile bersaglio del black bloc che le sorprendono dall'alto di un ponte ferroviario, bersagliandole con i sassi della massicciata. Chris Knight, uno degli animatori delle proteste contro il G20 a Londra, osserva compiaciuto la scena dall'alto.&lt;br /&gt;Nel tardo pomeriggio, stremati da ore di scontri con la polizia, in molti si siedono e gli agenti decidono finalmente di lasciare che il corteo torni al campeggio. Per bloccare una nuova carica alcuni ragazzi spingono dei vagoni ferroviari adibiti al trasporto di cereali in mezzo alla strada dove diventano eccellenti barricate. La polizia risponde intensificando il lancio di gas lacrimogeni. Si va avanti così con continui botta e risposta fino a tarda serata. Poco a poco alcuni gruppi riescono a trovare spiragli nel dispositivo di sicurezza innalzato dalla polizia francese. La polizia cerca di intercettare alcuni gruppi sul percorso verso il campeggio. Sulla via di casa nuovi alterchi tra autonomi e pacifisti. «La violenza vera è quella in Afghanistan», urla un ragazzo francese a un vecchio che tenta di fermarlo mentre sfonda i vetri di una fermata del bus. «Questi sono solo un po' di vetri rotti».&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4425555656589093614?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4425555656589093614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4425555656589093614' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4425555656589093614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4425555656589093614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/la-battaglia-in-casa-nato.html' title='La battaglia in casa Nato'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-780271374010573585</id><published>2009-04-04T20:46:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T20:47:38.122+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Dall'anti-G20 alla Nato, il viaggio dei no war</title><content type='html'>&lt;span class="testo"&gt;L'appuntamento è là dove tutto era iniziato, sabato scorso con la prima marcia dei 40 mila contro il G20. Una settimana dopo, tutti a Strasburgo, e dopo i banchieri questa volta tocca alle guerre e ai guerrafondai. Quello che parte per aggiungersi alle decine di migliaia di persone che questa mattina a Strasburgo e Baden Baden manifesteranno contro la Nato è una parte del popolo che è sceso in piazza in questi giorni. Quello più militante, a volte antiamericano altre filopalestinese oppure entrambe le cose, altre ancora pacifista e basta.&lt;br /&gt;Ci si trova in ottanta alle sei di mattina alla fermata Embankment della Tube per la seconda tappa dell'offensiva di primavera: le proteste previste oggi e domani a Strasburgo contro una Nato che si appresta a celebrare il suo sessantesimo anniversario. La gente si raduna nello stesso punto da cui sabato scorso è partita la marcia di quarantamila persone che ha dato inizio alle proteste contro il summit del G20. Una pattuglia della Metropolitan Police osserva con distacco la spedizione di studenti, sindacalisti, lavoratori pubblici salire ordinatamente sul pullman.&lt;br /&gt;Appena partiti cominciamo a discutere quello che ci attende in Francia, dove protesteremo dopo le botte prese in questi giorni per le strade di Londra. «Trecento fermati», dice qualcuno che ha appena ricevuto notizie fresche da casa. Una donna passa cercando di vendere copie di Socialist workers, il quotidiano dei trotzkisti inglesi.&lt;br /&gt;Fuori dal finestrino tanta nebbia. Dentro, gente che legge sui quotidiani delle proteste dei giorni scorsi, e fatica a riconoscersi.&lt;br /&gt;In un paio d'ore siamo a Dover e poi un traghetto attraverso la Manica fino ad approdare in Francia, paese tanto invidiato dal popolo di sinistra inglese, con i suoi scioperi massicci, le proteste da milioni di persone, con i suoi moti popolari. Eppure dopo gli scontri attorno alla Banca d'Inghilterra giovedì scorso, sembra che l'Inghilterra - questo paese alla deriva del vecchio continente - abbia riscoperto la rabbia di piazza, così come la violenta repressione poliziesca.&lt;br /&gt;Tony Stanton, sindacalista e attivista contro la guerra, distribuisce la sua attenzione tra la campagna francese e una mappa di Strasburgo, città che domani verso mezzogiorno sarà attraversata da una grande protesta. «Non c'è niente di sorprendente nella violenza della polizia nei giorni scorsi - afferma ostentando la sua lunga esperienza in materia di conflitti sociali del Regno Unito - Reprimere il dissenso è quello che la polizia ha sempre fatto sin dagli albori del movimento operaio, nel 1800. Se qualcuno si sorprende è perché stiamo uscendo da un periodo di relativa pace sociale. I cosiddetti figli della Thatcher, la gente che oggi ha tra i 25 e i 35 anni, è stata pacificata da media e consumismo. I giovanissimi invece hanno fatto vedere in piazza che sono pieni di rabbia e che sono determinati a lottare».&lt;br /&gt;Al secondo piano del pullman incontro un gruppo di quattro studenti universitari scozzesi, reduci dall'ondata di occupazioni messe su in protesta contro l'attacco a Gaza. «L'ondata di occupazioni è un fatto straordinario per un paese come la Gran Bretagna - sostiene Peter, studente a Glasgow - Ultimamente vedo molta più rabbia, molta più militanza. E i giovani non sono infuriati solamente per l'attacco a Gaza ma pure per la situazione economica che ci tocca affrontare. In base alle statistiche, in Scozia quest'anno si laureeranno 300 mila persone ma solo 80 mila troveranno lavoro». Arrabbiati con le generazioni precedenti che hanno goduto di una sicurezza sociale che i giovani di oggi non vedranno mai? «No», dice netto Ben che studia vicino a Stratclyde. «Le generazioni precedenti, i diritti se li sono guadagnati con le lotte. Questo è quello che dobbiamo fare noi: tornare a lottare».&lt;br /&gt;Una pausa caffè in uno squallido autogrill francese. Toilette gratuita: ultimo bastione del bene comune non privatizzato nella terra di Sarkozy. Fuori incontro Andy Bowman, un dottorando di Manchester che ha visto da vicino il decesso di Ian Tomlinson, vittima degli scontri di mercoledì scorso. «In quell'area ci sono stati scontri pesanti e diversa gente che lo ha visto prima che morisse, mi ha detto che era stato ferito alla testa prima di collassare. Quando i poliziotti in assetto antisommossa hanno capito quello che stava succedendo, sono sbiancati in volto. Le versioni dell'accaduto che hanno fornito sono state contraddittorie».&lt;br /&gt;Il pullman corre attraverso le colline della Lorena. Mancano ormai solo due ore all'arrivo e un gruppo di veterani del movimento anti-guerra condivide racconti di scontri in piazza, di botte scampate o arresti subiti.&lt;br /&gt;Stewart, 28 anni, attivista di Stop the war, passa lungo il corridoio per distribuire una mappa dell'area di protesta e per dare informazioni pratiche sul soggiorno a Strasburgo. «I grandi al G20 hanno tracciato i contorni economici di quello che chiamano il nuovo ordine mondiale. A Strasburgo ne tracceranno quelli militari. Dobbiamo dimostrare che la gente questo nuove ordine mondiale non lo vuole, e che invece vuole il ritiro immediato delle truppe dal Pakistan e dall'Afghanistan».&lt;br /&gt;Sono le otto di sera. Nel contingente studentesco al secondo piano del pullman si sfodera una chitarra e si stappa l'ennesima birra. Stiamo ormai arrivando a Strasburgo. Lo si capisce dall'infittirsi delle camionette della polizia. «Ne hanno mobilitati 25 mila», fa qualcuno. «Quando lo stato fa vedere il suo lato repressivo significa che è debole, non che è forte», risponde un altro.&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-780271374010573585?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/780271374010573585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=780271374010573585' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/780271374010573585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/780271374010573585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/dallanti-g20-alla-nato-il-viaggio-dei.html' title='Dall&apos;anti-G20 alla Nato, il viaggio dei no war'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-7444688652536105000</id><published>2009-04-01T21:00:00.000+02:00</published><updated>2009-05-11T21:05:56.596+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Forti proteste a Londra contro il G20</title><content type='html'>Un calcio, poi un altro. La parete del cantiere in cui una ventina di persone si sono rifugiate per sfuggire alle cariche della polizia cigola sotto la furia di un reparto antisommossa. «Arrivano, arrivano » grida qualcuno. Tutti di corsa all’impazzata sul terreno sconnesso. La polizia alle spalle. La paura delle manganellate. Un altro parapetto da scalare aiutandosi l’un l’altro in fretta e furia prima che arrivano gli agenti. Poi via di corsa tra macerie emacchine da costruzione. Le guardie di sicurezza che controllano il cantiere che gridano minacciose e fanno segnali agli agenti. Un’altra parete di legno da scalare dall’altro lato del cantiere. Un salto alla cieca prima di atterrare sull’asfalto. Un sospiro di sollievo e poi via di corsa. Una grande protesta ha mandato ieri in tilt la City di Londra, con una folla colorata e determinata che ha urlato forte che è ora di cambiare rotta e che il neoliberalismo deve rimanere nella tomba. La manifestazione è stata segnata da scontri, dopo che la polizia ha risposto con mano pesante all’affluire dimigliaia di persone infuriate per la crisi economica e l’ipocrisia dell’elite politica e finanziaria. Spintoni e cariche sono cominciate dopo che la polizia ha imprigionato per oltre quattro ore la gente nell’area portandola all’esasperazione. Alla pressione della folla che voleva uscire dai cordoni degli agenti, le forze dell’ordine hanno risposto con manganelli, spray urticante, e polizia a cavallo. Una trentina di persone sono state arrestate nella zona attorno alla Banca d’Inghilterra e le cariche della polizia hanno lasciato sul terreno decine di feriti, di cui alcuni gravi. Quando attorno a mezzogiorno oltre ottomila persone convergono a pochi minuti di stanza nella piazza di fronte alla sede della banca nazionale è subito chiaro che questa non è una piccola azione simbolica dei no global,ma una vera e propriamanifestazione di massa a cui si sono unite centinaia di persone alla loro prima esperienza di piazza, cosa inusitata per queste latitudini. La polizia ha cercato di spegnere la manifestazione sul nascere cordonando i manifestanti attorno alle stazioni di Liverpool Street, Cannon Street, Moorgate e London Bridge, punto di ritrovo dei quattro cortei della coalizione G20 Meltdown, guidate da pupazzi che simboleggiavano i cavalieri dell’Apocalisse. Masospinte da rivoli di persone giunte in rinforzo nell’area della protesta, le forze dell’ordine sono state presto costrette a fare procedere i cortei fino alla loro destinazione. Tra la folla radunata di fronte alla Banca d’Inghilterra un popolo variegato, composto da ecologisti, attivisti contro la guerra, anarchici ma anche tanta gente comune alla prima esperienza di piazza. Tra questi Mick, un pony express, che lavora per diversi uffici nella City. «Sono venuto qui a vedere quello che la gente ha da dire. Anche noi siamo preoccupati perché il lavoro comincia a scarseggiare a causa del collasso del settore finanziario ». Brian, 55 anni, lavora come rappresentante di una ditta di cartoleria ed ha deciso anche lui all’ultimo minuto di unirsi alla protesta «perché è uno scandalo che gente che ha lavorato tutta la vita abbia perso la propria pensione per colpa delle banche ». Per un po’ nel centro della City si respira un’atmosfera da festa in piazza, bande che suonano musica balcanica, piccoli sound system che fanno ballare gruppetti di manifestanti. Coppie di attivisti con il bebè nel passeggino che camminano a lato di militanti in completo nero con le bandiere rossonere. Un battello pirata invita banchieri e poliziotti a convertirsi al movimento. I cartelli recitano «è venuto il momento di riprenderci quello che ci hanno tolto» e «disgustosa signora Thatcher guarda a che cosa ci hai portato». Ma dopo un paio d’ore il clima cambia, la polizia comincia a farsi più aggressiva. In molti vogliono muoversi altrove per continuare la protesta o per tornare a casa. «La polizia sta impedendo il mio diritto al movimento - urla Tom un pensionato di 62 anni, che non partecipava a una protesta da 20 anni – Queste sono le prove generali dello stato di polizia». Verso le due e mezza la parte più radicale del corteo decide di reagire. Duemila persone si fanno strada su Threadneedle Street e spintone dopo spintone respingono gli agenti. Una sede della Royal Bank of Scotland, infangata dallo scandalo della crisi dei mutui e dal fondo pensione da decine di milioni di sterline, messa in tasca dall’ex manager Fred Goodwin viene presa d’assalto. Venti manifestanti riescono a fare irruzione nell’edificio e per un quarto d’oramettono a soqquadro gli uffici, distruggendo computer e mobili e tirando giù una vetrina. Uno dei ragazzi monta una tenda dentro l’edificio per inscenare un’occupazione. Fuori la folla urla eccitata e alcuni ragazzi si arrampicano sulle facciate degli edifici circostanti per assistere alla scena. La polizia risponde irrompendo nella banca, e arrestando alcuni occupanti. Poi dietro le fila della polizia fanno la comparsa una ventina di poliziotti a cavallo.Ma la folla non si fa intimidire e grida in coro «di chi sono le strade? Le strade sono nostre». Molto più tranquille le altre due grandi proteste che si sono svolte in parallelo aG20 Meltdown. Quasi duemila attivisti del Climate Camp sono riusciti ad occupare attorno a mezzogiorno Bishopsgate la grande strada antistante il Climate Exchange Market, la borsa delle emissioni dei gas serra. Sotto tono la protesta di Stop theWar di fronte al parlamento, a cui hanno partecipato poco più di un migliaio di persone. Dopo la grande partecipazione registrata nella protesta di ieri e la mano dura usata dalle forze dell’ordine c’è da aspettarsi scintille nelle proteste di oggi dirette contro l'Excel Centre nei Docklands dove si riunirà il G20. Sono previste tre marce che si dirigeranno sin dalla mattinata verso il centro conferenze per mettere sotto scacco i leader dei venti paesi più ricchi al mondo. «Sono dieci anni che non vedo una manifestazione come questa a Londra – afferma Karen, un’attivista londinese, dopo la lunga giornata di ieri – mi sa che domani (oggi, ndr) ne vedremo delle belle».&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-7444688652536105000?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/7444688652536105000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=7444688652536105000' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/7444688652536105000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/7444688652536105000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/04/forti-proteste-londra-contro-il-g20.html' title='Forti proteste a Londra contro il G20'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-7223058326278392763</id><published>2009-03-28T20:17:00.000+01:00</published><updated>2009-05-11T21:20:15.237+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Nasce il movimento post-no global»</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;«È venuto il momento di passare dall'anti-capitalismo al post-capitalismo. Oramai che il sistema sia malvagio, non c'è più bisogno di dirlo. Lo dice pure la stampa conservatrice. Quello di cui abbiamo bisogno è fare vedere che ci sono alternative e metterci a realizzarle». John Jordan è uno degli «inventori» di Reclaim The Streets, il celebre movimento per la riappropriazione dello spazio cittadino che fa parte della mitologia del decennio no global. Negli ultimi anni è stato una delle menti creative del Climate Camp, il campeggio di protesta contro il cambiamento climatico, l'espansione degli aeroporti e la costruzione di nuove centrali a carbone. Per Jordan «il G20 sarà un momento decisivo. Cominceremo a vedere che cosa viene dopo il movimento anti-globalizzazione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Qual è la differenza tra gli anti-G20 e il movimento no global?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È difficile parlare del movimento nella sua interezza, a causa della grande diversità delle sue componenti. Tuttavia, da un punto di vista inglese si può affermare che per noi uno spartiacque furono le proteste contro il G8 a Gleneagles nel 2005. In quell'occasione il governo riuscì a cooptare il movimento globale, usando come tramite la coalizione di Ong Make Poverty History, e le star Bono e Bob Geldof. Da quell'esperienza imparammo che non ci si può appiattire sugli eventi, come i contro-summit, ma che le proteste devono creare degli spazi. Questo è quello che abbiamo fatto con il Climate Camp negli ultimi anni, in cui il campeggio di protesta non serve solo per ospitare gli attivisti ma anche come scuola su energie alternative e forme di vita sostenibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eppure mentre il capitalismo traballa, quello che sembra mancare sono proprio alternative credibili.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le alternative ci sono, c'è solo bisogno di applicarle. Se durante l'inizio del movimento no global la gente si concentrò sulla denuncia delle falle del sistema, dopo l'11 settembre passò a mostrare che le alternative sono qui. Durante gli ultimi anni la gente che ha attraversato il movimento ha imparato una quantità impressionante di tecniche, indispensabili per creare una società diversa: come usare energie alternative, come creare un'economia sostenibile, come prendere decisioni in modo democratico. Ora è venuto il momento di applicare queste tecniche che abbiamo imparato per riempire il vuoto creato dal crollo del capitalismo. Dobbiamo fare tutto questo ma pure continuare a protestare, unendo il no della protesta al sì dell'alternativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di proteste contro la crisi nel Regno Unito non se ne sono viste molte negli ultimi mesi.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In Islanda e Ungheria i governi sono caduti per la crisi finanziaria, in Francia la gente è scesa in piazza in massa e in Grecia sappiamo tutti quello che è successo. Però se si parla del Regno Unito è vero che finora non c'è stata una grande mobilitazione. I giornali dicono ogni giorno che la gente è arrabbiata e vuole distruggere tutto, ma dall'altro lato c'è la percezione che attivisti e gruppi politici stiano aspettando che il capitalismo si affossi da solo prima di farsi avanti per proporre alternative. Bisogna aspettare per capire cosa succederà. Il nuovo movimento avrà probabilmente un carattere più popolare rispetto al movimento no global, così come si è visto negli altri paesi europei in cui ci sono già state grandi proteste.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:Times New Roman;font-size:100%;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-7223058326278392763?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/7223058326278392763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=7223058326278392763' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/7223058326278392763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/7223058326278392763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/03/nasce-il-movimento-post-no-global.html' title='«Nasce il movimento post-no global»'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-811454559265349939</id><published>2009-03-18T20:10:00.000+01:00</published><updated>2009-05-11T21:12:57.622+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Il governo inglese si compera pure la Banca Lloyds</title><content type='html'>Un altro passo verso la nazionalizzazione di fatto del sistema bancario inglese. Il ministero del tesoro del governo di Sua Maestà ha annunciato ieri che assumerà il controllo del gigante bancario Lloyds, con l'acquisizione del 77% delle azioni della compagnia.&lt;br /&gt;Lloyds ha ceduto al governo il controllo del pacchetto di maggioranza in cambio della copertura di oltre 260 miliardi di sterline di titoli tossici che si trovano nei suoi forzieri. In cambio dell'iniezione di denaro da parte del governo, Lloyds ha pure promesso che fornirà prestiti per un totale di 28 miliardi di sterline nei prossimi anni, contribuendo così a sbloccare la crisi di liquidità che attanaglia il paese.&lt;br /&gt;Lloyds diventa così la seconda banca ad essere di fatto nazionalizzata dopo il caso del gigante Royal Bank of Scotland che dopo aver dichiarato perdite record nell'ultimo trimestre ha accettato la settimana scorsa un ulteriore aiuto da parte dell'esecutivo. La compagnia che già a gennaio aveva il 70% delle azioni coperte da soldi dell'erario, ha ottenuto che il governo coprisse 325 miliardi di titoli a rischio. La vicenda è un pesante motivo di imbarazzo per Gordon Brown, che si ritrova accusato di incompetenza e leggerezza per la disgrazia piombata su Lloyds. Il gruppo bancario era uscito praticamente illeso dal crollo dei titoli subprime, ed aveva scalato posizioni nel mercato inglese, mentre i suoi concorrenti andavano a fondo uno dopo l'altro, tirati giù dal peso di titoli tossici. Ma il miracolo di Lloyds è durato poco.&lt;br /&gt;Una delle banche più colpite durante la fase acuta del crollo del sistema finanziario inglese è stata Hbos una banca scozzese specializzata nel settore dei mutui, che lo scozzese Brown voleva assolutamente salvare. A metà settembre il primo ministro ha incoraggiato il direttore di Lloyds Tsb ad acquisire la banca, in cambio di un rilassamento delle regole antitrust sul settore bancario, che avrebbe consentito al gruppo bancario di dominare in futuro il mercato inglese. Lloyds si è affrettata ad accontentare il primo ministro, accorciando al minimo i controlli di due diligence su Hbos. A causa di questa negligenza, si è ritrovata in mano 200 miliardi di titoli tossici ed è stata costretta dopo poco tempo a ritornare dal governo con il cappello in mano.&lt;br /&gt;L'acquisizione di Lloyds da parte del governo, è anche un tentativo di sedare la rabbia dell'opinione pubblica. I cittadini inglesi sono infuriati perché hanno visto che le banche salvate dai soldi pubblici continuano ad elargire bonus milionari e salari da capogiro ai propri manager. La scorsa settimana i riflettori sono stati puntati sul caso dell'ex manager della Royal Bank of Scotland, Fred Goodwin che dopo aver portato la compagnia al disastro non ha rinunciato ad una generosa pensione di 700 mila sterline l'anno. Il governo sembra a questo punto più determinato: vorrà intervenire nelle decisioni delle compagnie su cui ha riversato fiumi di denaro pubblico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-811454559265349939?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/811454559265349939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=811454559265349939' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/811454559265349939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/811454559265349939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/03/il-governo-inglese-si-compera-pure-la.html' title='Il governo inglese si compera pure la Banca Lloyds'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-4403004759423382269</id><published>2009-03-07T21:20:00.000+01:00</published><updated>2009-05-11T21:21:16.034+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>Cortei e blocchi, pronto l'assedio a Gordon Brown</title><content type='html'>Sale la tensione a Londra in vista del summit del G20. La riunione dei 20 paesi più industrializzati al mondo, che si terrà a Londra il 2 aprile, sarà accolta da una serie di proteste, in un paese messo in ginocchio dalla crisi. Il traballante Gordon Brown - reduce da una visita a Barack Obama - spera di fare del G20 l'evento in cui si poseranno le fondamenta di una nuova architettura finanziaria globale. Ma a rovinare la festa all'impopolare primo ministro ci potrebbe pensare un intenso calendario di proteste che accoglieranno i leader riuniti nella capitale britannica.&lt;br /&gt;La mobilitazione contro il G20 comincerà il 28 marzo, con una manifestazione lanciata da un'ampia coalizione di sindacati e ong che sfilerà per le strade di Londra per affermare che non si può tornare indietro al modello neoliberale che ha prodotto questa crisi e per chiedere «un'economia basata su una distribuzione equa della ricchezza, lavori decenti e un futuro senza inquinamento».&lt;br /&gt;Ma a preoccupare la polizia e a scatenare in questi giorni l'allarme della stampa conservatrice sono soprattutto le proteste che si terranno il primo d'Aprile, annunciate dagli ecologisti del Climate Camp e dagli anarchici di G20 Meltdown e che promettono di mettere in subbuglio la City.&lt;br /&gt;Gli attivisti del Climate Camp - che in passato hanno preso di mira aeroporti e centrali a carbone per protestare contro il cambiamento climatico - cercheranno di bloccare lo European Climate Exchange, inscenando un campeggio di protesta di fronte alla sede della borsa delle emissioni di gas serra.&lt;br /&gt;Gli anarchici di G20 Meltdown punteranno invece ad assediare la Banca d'Inghilterra con quattro cortei non autorizzati, che convergeranno verso mezzogiorno sull'istituzione finanziaria, sperando in una riedizione delle proteste del 18 giugno 1999 quando decine di migliaia di manifestanti misero in panne il centro finanziario.&lt;br /&gt;Il due di Aprile - il giorno in cui si svolgerà il G20 - sarà invece la volta della coalizione contro la guerra Stop the War, che marcerà sull'ExCel Centre, il centro conferenze nei Docklands dove è previsto il summit in solidarietà con Gaza e per protestare contro l'escalation del conflitto in Afghanistan.&lt;br /&gt;Inizialmente si prevedeva che il G20 si sarebbe tenuto a Bradford, centro poco distante da Londra. Ma all'ultimo minuto il primo ministro Brown ha deciso di spostare l'incontro nella capitale, per aumentare il profilo dell'evento. Lo spostamento dell'incontro nella capitale potrebbe però rivelarsi una scelta azzardata per un primo ministro che bisognoso di un ritorno di popolarità potrebbe ritrovarsi assediato dalle proteste.&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;input id="gwProxy" type="hidden"&gt;&lt;!--Session data--&gt;&lt;input onclick="jsCall();" id="jsProxy" type="hidden"&gt;&lt;div id="refHTML"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-4403004759423382269?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/4403004759423382269/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=4403004759423382269' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4403004759423382269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/4403004759423382269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/2009/03/cortei-e-blocchi-pronto-lassedio-gordon.html' title='Cortei e blocchi, pronto l&apos;assedio a Gordon Brown'/><author><name>*</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00511812109437059384</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_7A_6R2zBJGU/SQTuQcSdiXI/AAAAAAAAABI/U65mWgYXDr4/S220/Imagen+271.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7782778147258953738.post-8160859330277109264</id><published>2009-01-22T17:33:00.000+01:00</published><updated>2009-01-24T17:37:00.897+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il manifesto'/><title type='text'>«Tel Aviv vuole eliminare la categoria di rifugiato» - Intervista con Eyal Weizman</title><content type='html'>Jabalya, Deir el-Balah, el-Maghazi, Bureij, Buseirat. I nomi di questi e altri campi profughi hanno riempito nei giorni scorsi i bollettini dell'attacco israeliano contro Gaza. Per Eyal Weizman, architetto israeliano, direttore del Centre for Research Architecture del Goldsmiths College all'università di Londra - che analizza da tempo lo spazio del conflitto israelo-palestinese - questo non è un caso. L'autore di «Politics of Verticality» e «The Hollow Land» - che verrà pubblicato a Marzo in Italia come «Terra Vacua» per Bruno Mondadori sostiene che «ora che l'attacco è finito comincerà un piano di ricostruzione che finirà per avere questo risultato: mettere fine ai rifugiati come categoria politica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Perché gli attacchi israeliani si sono concentrati tanto sui campi rifugiati attorno a Gaza?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto dobbiamo capire la geografia della Striscia di Gaza, che è di fatto un arcipelago di campi profughi. Più di due terzi dei suoi abitanti - un milione di persone - sono registrati come rifugiati. Gli israeliani hanno sempre guardato ai campi come a una fonte di instabilità politica. Molti in Israele contestano la condizione di rifugiati rivendicata dai palestinesi. L'esistenza dei rifugiati è ciò che nega ad Israele legittimità morale. La richiesta di ritorno fatta dai rifugiati rappresenta una minaccia continua per l'esistenza stessa di Israele. In questo senso gli attacchi ai campi sono un tentativo di costringere chi vi abita a rinunciare al proprio stato e stabilirsi in modo permanente nelle città. Questo non vuol dire che Israele non abbia attaccato pesantemente pure le città - in questa come in altre occasioni - ma quello che si vede è che il livello di distruzione non è paragonabile a quello creato nei campi profughi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che cosa succederà ai campi profughi della Striscia di Gaza ora che l'attacco è terminato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comincerà un grande piano di ricostruzione che ristrutturerà il territorio della Striscia. Mentre prima Israele bloccava la fornitura di cemento alla Striscia, sostenendo che sarebbe stato usato per costruire tunnel, ora lascerà spazio a un programma coordinato a livello internazionale. Ci sono stati già incontri con leader degli Emirati Arabi, che hanno raccolto centinaia di milioni di dollari per la ricostruzione di Gaza con l'obiettivo di rimpiazzare 1300 case, scuole e moschee bombardate dagli israeliani. Dopo la distruzione arriva sempre la ricostruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Non dovremmo essere felici per l'avvio di progetti di ricostruzione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà dobbiamo guardare criticamente a questi piani, tenendo in conto che distruzione e ricostruzione sono azioni complementari che sono in parte mirate ad eliminare i campi rifugiati e cosi pure la figura del rifugiato come categoria politica. Israele attraverso i suoi bombardamenti cerca di anticipare e influenzare gli sforzi di ricostruzione. I campi profughi finiscono nel mirino come parte di una strategia per rendere lo spazio della Striscia di Gaza più stabile politicamente. Israele li distrugge nella consapevolezza che agenzie umanitarie internazionali e la filantropia araba - interessate anch'esse a garantire stabilità politica - li sostituiranno con nuove costruzioni più controllabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La ricostruzione costituirebbe dunque un'ulteriore minaccia per i rifugiati nella Striscia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente molti rifugiati sono consapevoli che la ricostruzione rischia di privarli dello stato di rifugiati trasformandoli in abitanti comuni. Per capire la complicità tra distruzione e ricostruzione basta guardare indietro al 1971-72, dieci anni prima di Sabra e Chatila, quando Sharon era il generale in comando della Striscia di Gaza. In quel periodo Sharon prese di mira in particolare i campi rifugiati lasciandosi dietro non solo una marea di morti ma pure distese di macerie. Poi dopo la distruzione dei campi fu il fautore di enormi progetti abitativi per i rifugiati. Simili progetti sono stati condotti negli anni passati nei paesi vicini come la Giordania, la Siria e pure il Libano dopo la recente distruzione del campo di Nahr el-Bared.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'assedio a Gaza rappresenta lo stadio finale di questa strategia contro i rifugiati? C'è addirittura chi la vede come un enorme campo di concentramento...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il campo di concentramento ha una particolare connotazione storica e io penso che non dovremmo usare questo termine. Piuttosto la Striscia di Gaza è un'enclave, uno spazio superdenso abitato da una popolazione sradicata che dipende da Israele per i flussi di risorse e per le infrastrutture. Per i rifugiati Gaza è come un capolinea. Da lì non c'è nessun altro posto dove andare a rifugiarsi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7782778147258953738-8160859330277109264?l=paologerbaudo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paologerbaudo.blogspot.com/feeds/8160859330277109264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7782778147258953738&amp;postID=8160859330277109264' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8160859330277109264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7782778147258953738/posts/default/8160859330277109264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paologerbaudo.blog
